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16/07/15

Fiera dello Scalogno - Riolo Terme da giovedì 23 a domenica 26 luglio 2015

Programma:
GIOVEDì 23 LUGLIO
ore 18.30 - Corso Matteotti: apertura mostra mercato
ore 18.30 - Apertura Stand Gastronomico
ore 21.00 - Parco Pertini: spettacolo musicale
VENERDì 24 LUGLIO
ore 18.30 - Corso Matteotti: apertura mostra mercato
ore 18.30 - Apertura Stand Gastronomico
ore 21.00 - Cortile della Rocca: Fiera del Libro Romagnolo - "La Vespa Teresa" di e con Maria Pia Timo
ore 21.00 - Parco Pertini: Ricantare a Riolo
SABATO 25 LUGLIO
4° Edizione del Libro Romagnolo presso la Piazza Mazzanti
ore 18.00 - Corso Matteotti: apertura mostra mercato
ore 18.00 - Apertura Stand Gastronomico
ore 21.00 - Cortile della Rocca: Fiera del Libro Romagnolo "Le pubblicazioni dell'Ass. Schurr per la tutela e la valorizzazione del Territorio Romagnolo". Dibattito con Giuseppe Bellosi e Gilberto Casadio
ore 21.00 - Concerto dell'Orchestra "Via Emilia Ponente, 6"
DOMENICA 26 LUGLIO
4° Edizione del Libro Romagnolo presso la Piazza Mazzanti
ore 9.00 - Corso Matteotti: apertura mostra mercato
ore 12.00/ore 18.00 - Apertura Stand Gastronomico
ore 20.00 - Piano Bar con Mauro e DJ Sax Group
Durante tutta la giornata animazione con gli spettacoli itineranti del Gruppo Gera Circus.

Origini storiche: La manifestazione è nata nel 1992.
Motivazioni: La fiera è un valido momento per riscoprire o scoprire e divulgare la conoscenza dello scalogno di Romagna, promuovendone la richiesta ed incentivandone la coltivazione.
Orari:
Orario feriale: Dalle ore 19.00 alle ore 24.00
Orario festivo: Dalle ore 12.00 alle ore 24.00

Tariffe:
Gratuita: L'ingresso è gratuito

Come arrivare: Riolo Terme è raggiungibile da nord uscendo al Casello Autostradale di Imola, e seguendo la Via Emilia in direzione Rimini, dove all'altezza di Castelbolognese si svolta a destra immettendosi nella SS 306. Riolo Terme si trova a circa 10 km.
Da sud l'uscita è al casello autostradale di Faenza, e di qui si prosegue la via Emilia in direzione Bologna. Giunti a Castelbolognese, si svolta a sinistra immettendosi nella SS 306 e proseguendo per circa 10 km si arriva a Riolo Terme.

12/07/15

Valle del Bidente

Bidente Valley in Galeata
Anticamente chiamato Aqueductus (fiume Acquedotto)
Il nome deriva probabilmente dalla particolarità che le acque del Bidente, oggi come nell'antichità, sono sempre state utilizzate per "dissetare la pianura", tanto che Teodorico (497 d.c.), soggiornò nei pressi di Galeata per far restaurare l'acquedotto che portava l'acqua a Ravenna.
Già confine politico fra i Galli Boj e gli Umbri Sarsinati, nel medio evo il ramo di Strabatenza sembra che dividesse l’Esarcato di Ravenna dalla Pentapoli.
Tre rami principali danno origine a questo fiume, e più precisamente:
Bidente di Corniolo, che ha origine dalla confluenza di due rami che nascono da poggio Scali e da Passo Calla,
Bidente di Ridracoli, che ha origine dalla confluenza di diversi rami secondari che formano l'invaso artificiale di Ridracoli, e si unisce all'altezza di Isola con il Bidene di Corniolo;
Bidente di Pietrapazza che nasce dal Passo dei Mandrioli e si unisce agli altri due rami pochi chilomtri a monte di Santa Sofia.
Il fiume poi scorre lungo l'omonima valle e poco dopo aver ricevuto l'affluente di destra Voltre, raggiunge Meldola e da qui assume il nome di Ronco.
Si unisce infine nei pressi di Ravenna con il fiume Montone, dando origine ai "Fiumi Uniti", per sfociare infine in Adriatico a Lido di Dante.
Il suo corso è accompagnato dalla strada di fondovalle SS 310 Bidentina.
I principali centri che si incontrano scendendo la vallata sono:

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    Risaliamo la vallata partendo da Forlimpopoli, sulla via Emilia a sud del paese (verso Cesena) prendere la deviazione segnalata per Bertinoro antico borgo posto su di un colle a 257 metri slm - paese dell'ospitalità, patria del Sangiovese, balcone della Romagna. Da Bertinoro proseguire fino alla chiesetta di Polenta già ricordata da Dante nella Divina Commedia (segnalazioni in loco), e successivamente scendere a Fratta Terme (piccolo paese termale sulle prime colline).
    In pochi chilometri raggiungiamo Meldola ed il fondovalle, attraversando il Bidente sull'antico ponte dei Veneziani di Meldola.
    Da questo paese seguiamo la SS310 del Bidente che segue costantemente il corso del fiume.
    Dopo 11 Km su strada ben percorribile e vallata ampia incontriamo il castello di Cusercoli antico maniero che disposto traversalmente rispetto al nostro senso di marcia sembra quasi chiuderci la via.


    Da qui importante deviazione per le vallate del Voltre e del Borello, che con percorso altamente panoramico e caratterizzato da forti pendenze ci consente di visitare queste due valli interne caratterizzate da piccole frazioni sparse ricche di storia e ruderi di antichi castelli.
    Proseguendo sulla statale, si prosegue per valle che pur rimanendo abbastanza ampia, inizia a restringersi, così come il corso del Bidente che scorre sempre più basso rispetto al piano stradale.
    In 7,3 chilometri giungiamo al prossimo comune della vallata Civitella di Romagna, interessanti l'antico borgo (deviazione sulla destra all'inizio del paese) e l'imponente santuario di Santa Suasia (alla nostra sinistra a monte dell'abitato).
    Da Civitella poco dopo il centro del paese interessante deviazione (poco visibile) per Cigno - Civorio e vallata del Borello, ardito valico con pendenze "dolomitiche" e panorami stupendi con vista che può spaziare dall'Appennino all'Adriatico.
    La Statale prosegue seguendo il corso del Bidente, in questo tratto non visibile, ed in appena 3 Km raggiunge Galeata, sede comunale e centro ricco di storia.
    Da Galeata deviazione per la valle del Rabbi (valico del Monte delle Forche).
    Qui troviamo su un colle l'antica ed un tempo potentissima abbazia di san Ellero, a monte del paese in frazione Pianetto possiamo visitare i pochi resti dell'antica e perduta città di Mevaniola (potente centro commerciale e politico fondato dagli Umbri) e i ruderi dell'antico castello che controllava nell'antichità l'accesso alla valle.
    Circa 6 Km di strada tortuosa ed in alcuni punti impegnativa ci portano all'ultimo comune della valle Santa Sofia -
    Da qui si diparte un passo conosciuto fin dall'antichità - il colle del Carnaio - che unisce la valle del Bidente con quella del Savio, direttrice principale fin dai tempi delle prime colonizzazioni, e la "via più breve per giungere a Roma".
    Deviazione per Bidente di Pietrapazza:
    Seguendo questa direttrice, dopo circa 3 Km, su un tornante troviamo una deviazione per Poggio alla Lastra che ci consente di risalire il corso del ramo di Pietrapazza.
    Percorso inizialmente asfaltato, poi interamene su strada sterrata, che ci conduce in valle stretta ed immersa fra le magnifiche foreste del parco Nazionale fino alla chiesetta di Pietrapazza. Da qui la pista forestale (sbarrata) prosegue fino al passo dei Mandrioli.

    Proseguendo sulla statale 310 verso passo Calla raggiungiamo in 3 Km la frazione Capaccio (a sinistra gli impiantri di potabilizzazione dell'acqua proveniente dalla diga di Ridracoli, e la centrale elettrica).
    Deviazione per Bidente di Ridracoli:
    poco dopo Capaccio una deviazione ben segnalata sulla sinistra ci conduce in 9 Km di strada asfaltata e ben percorribile alla frazione di Ridracoli.
    Ulteriori 3 Km (accesso controllato e a pagamento) ci portano all'imponente sbarramento che forma il lago di Ridracoli (l'acquedotto della Romagna).
    Ramo di Corniolo:
    La Statale 310 prosegue verso monte con percorso sempre più tortuoso e pendenze che iniziano a divenire importanti.
    In 10 Km raggiungiamo il centro di Corniolo, piccolo centro turistico tipico dell'alto Appennino (deviazione sulla destra per Premilcuore, su strada quasi interamente sterrata).
    Da qui la strada si inerpica con curve e controcurve, seguite da tornanti, fino a Campigna (mt 1068) ultimo centro abitato, per giungere poi con un ultimo impegnativo tratto di 3 Km al passo Calla (mt. 1296) ardito passo fra Romagna e Toscana che lambisce le più alte cime di tutto il crinale appenninico (Monte Falco e Falterona).
     
     
     

Valle del Rabbi

Il Fiume Rabbi nasce da Monte Falco, poco prima di giungere a Premilcuore riceve il suo affluente più importante, il torrente "Fiumicello".
Confluisce dopo un percorso di circa 63 Km nel Fiume Montone nei pressi di Forlì.
Mengozzi Mill









Il suo corso è accompagnato dalla strada di fondovalle SS 9/ter
I principali centri che si incontrano scendendo la vallata sono
La vallata si risale partendo da Forlì - Viale dell'Appennino (seguire le indicazioni per Predappio) Strada Statale 9/ter.
Dopo circa 20 Km incontriamo il primo e maggiore abitato, Predappio, centro industriale e agricolo posto a 133 mt sul livello del mare.
Vallata relativamente larga, strada tortuosa senza forti pendenze, fino a Strada San Zeno mt 281 slm - da qui partono due importanti collegamenti con le vallate parallele del Montone e del Bidente (Rocca San Casciano in 10,7 Km tramite il passo delle Centoforche mt. 551, e Galeata in 7 Km per il passo delle Forche mt. 444).
Proseguendo sulla statale, che si mantiene tortuosa, in 10 Km si raggiunge il secondo centro della vallata Premilcuore, centro turistico a mt 459 slm. 

Superato Premilcuore, in località Giumella il fiume passa sotto l'arco di un interessante ponte in sasso (il Ponte Nuovo).
Percorsi circa 5 Km si giunge al bivio per Fiumicello, da qui in 10,7 Km di strada in gran parte a fondo naturale, si può raggiungere la vallata del Bidente a Corniolo tramite il passo della Braccina mt. 960
Proseguendo per la SS 9ter poco dopo il bivio incontriamo il caratteristico ponte del Gorgolaio (poco visibile dalla strada), nei pressi del ponte area attrezzata con tavoli e bracieri.

Si continua a risalire la valle sempre più stretta e in circa 10 Km si raggiunge la Colla Tre Faggi mt. 990 punto terminale della vallata.
Sulla nostra destra il Poggio degli Orticati mt. 1032, sulla sinistra Poggio Usciaioli mt 1093
Superata la Colla dopo circa 3 Km la SS 9ter si congiunge con la Statale 67 della Valle del Montone.

http://www.appenninoromagnolo.it/valli/rabbi.asp

Aree attrezzate:

Premilcuore mt 459
area fluviale
Usciti dal centro storico del paese proseguire su asfaltata verso monte, tenendo la destra orografica del fiume Rabbi.
areaPoco dopo la fine del nuovo abitato, prendere sulla destra una sterrata che scende verso il fiume e raggiunge ampio piazzale ghiaiato.
Qui è stato realizzata un'area attrezzata in boschetto di noci (punto bar).
Area molto vasta e dotata di molti tavoli in legno.
NB nel periodo estivo i tavoli sono a pagamento.
Scendendo ulteriormente si raggiunge il letto del fiume, dove si trova una "spiaggetta" meta nel periodo estivo di diversi bagnanti.
Attraversando il fiume altra area attrezzata con tavoli e bracieri in muratura.


Premilcuore
Ponte del Gorgolaio mt. 560
Da Premilcuore seguire la SS9/ter verso monte per circa 5 chilometri, poche centinaia di metri a monte dell'immissione Premilcuore Gorgolaiodella strada di Fiumicello si trova una fontana sulla destra.Premilcuore Gorgolaio
Di fronte a questa sentiero che scende al fiume e porta al ponte.
Attraversando il ponte si trova un' area attrezzata con tavoli e griglie.
Proseguendo sulla statale verso monte in circa 100 metri si raggiunge una seconda fontana, di fronte a questa area attrezzata Le Valli - tavoli in legno, ma assenza di bracieri.

Premilcuore
Tracollina mt 890
Passo Braccina
Da Premilcuore seguire la SS9/ter verso monte per circa 5 chilometri poi prendere deviazione segnalata sulla sinistra Premilcuore Tracollinaper Fiumicello.
Percorsi due chilometri di strada asfaltata si giunge a Fiumicello. Proseguire per il passo della Braccina per circa 4.5 chilometri.
L'area attrezzata si trova sulla sinistra, immersa in un boschetto e poco visibile dalla strada.
Tavoli in pietra ed un grande braciere.
NB non c'è acqua

Premilcuore
Fonte Luciano mt 775
Passo Braccina
Da Premilcuore seguire la SS9/ter verso monte per circa 5 chilometri poi prendere deviazione segnalata sulla sinistra Premilcuore Fonte Lucianoper Fiumicello.
Percorsi due chilometri di strada asfaltata si giunge a Fiumicello. Proseguire per il passo della Braccina per circa 3,2 chilometri.
L'area attrezzata si trova sulla destra, immersa in un boschetto e in posizione più bassa rispetto alla strada.
Tre tavoli in pietra ed un grande braciere doppio attrezzato con graticola.
Fonte di acqua molto fresca.

10/07/15

Eremo di Camaldoli, una gita in giornata da Faenza

La Comunità Monastica di Camaldoli

Camaldoli, fondata mille anni fa da san Romualdo, è una comunità di monaci benedettini. Le sue due case, il sacro Eremo e il Monastero, immerse nella pace della foresta, rappresentano due dimensioni fondamentali dell’esperienza monastica, la solitudine e la comunione.
La comunità monastica vive nella ricerca di Dio, nella preghiera e nel lavoro, e si apre alla condivisione con gli uomini e le donne del nostro tempo soprattutto attraverso l’ospitalità.
La Foresteria offre uno spazio aperto a tutti, di approfondimento spirituale e culturale, di dialogo e di incontro.


Camaldoli was founded one thousand years ago by Saint Romuald, and is a Community of Benedictine monks. There are two houses, the Hermitage and the Monastery, immersed into the depths of the forest. They represent the two fundamental dimensions of monastic experience, solitude and communion.
The monastic community is dedicated to the quest for God, prayer and work, and is open to sharing with men and women of today, mostly through hospitality.
The Guest House offers an open space for spiritual and cultural research, for dialogue and meetings.

Monastero

Il Monastero (o Cenobio) è il luogo nel quale i monaci, pur vivendo anche la solitudine, fanno esperienza di vita fraterna e di comunione. Tale dimensione dell’esistenza non è vissuta unicamente tra i membri della Comunità, ma si esprime anche nell’accoglienza degli ospiti: negli spazi del Monastero e in quelli della Foresteria.
Infatti, fin dalle sue origini il Monastero di Camaldoli è stato un luogo aperto all’accoglienza di ospiti e pellegrini. Nel secolo scorso, in particolare dal Concilio Vaticano II in poi, lo spazio per l’accoglienza degli ospiti (Foresteria) è stato ristrutturato e sono sorte nel tempo proposte di formazione culturale e spirituale, che costituiscono uno dei principali impegni dei monaci della Comunità che vivono al Monastero. Caratteristica fondamentale dell’accoglienza in Foresteria è la promozione del dialogo a livello religioso, spirituale e culturale.
Lungo tutto l’anno, in particolare nel periodo estivo, la comunità propone iniziative (settimane o fine-settimana) di formazione biblica, liturgica e teologica, di dialogo ecumenico e interreligioso, di spiritualità (esercizi spirituali e ritiri), di confronto con la cultura contemporanea. Alcune proposte sono indirizzate particolarmente ai giovani.
Oltre alla partecipazione a convegni e proposte di spiritualità, è possibile accedere, in base alla disponibilità di posti, anche all’ospitalità libera: per momenti di ritiro (personale o di gruppi) e di riposo, condividendo la preghiera liturgica della Comunità.

Sacro Eremo

L’Eremo, isolato in mezzo a una foresta, appena sotto la cima degli Appennini, ha costituito l’habitat naturale nel quale i camaldolesi hanno iniziato la loro avventura e che non hanno mai abbandonato anche dopo essersi irradiati nelle città.
La vita della comunità monastica condotta in questo luogo carico di storia e relativamente isolato può sorprendere. Questo non deve far pensare che i monaci vogliano vivere come testimoni di un’epoca passata e in una maniera incantata secondo un immaginario anche troppo diffuso. Si tratta invece di un gruppo di uomini che vivono la sequela del Vangelo inseriti nella cultura del loro tempo e che si confrontano con tutti gli aspetti e i valori della realtà contemporanea.
L’eremo camaldolese si colloca tra il modo di vivere cenobitico e quello anacoretico, ne ritiene gli elementi migliori e crea un saggio equilibrio di solitudine e di vita comune. I monaci, nella sincera ricerca di Dio, riservano una particolare attenzione all’incontro filiale con Lui che si esprime nella preghiera, vissuta secondo la tradizione dei Padri.
La carità che unisce i fratelli in unica famiglia, il mistero di Cristo celebrato e vissuto in coerenza di vita, la Parola di Dio ascoltata e meditata ogni giorno, il colloquio orante che li unisce al Padre nell’ascesi e nella gioia dello Spirito, fanno della comunità monastica una proclamazione della presenza del Cristo nella Chiesa e dell’attesa del Regno dei cieli.
La forma più tradizionale di presenza dei monaci nel mondo è l’ospitalità che, secondo la Regola, tende non solo ad offrire sollievo materiale a coloro che visitano la comunità, ma anche a offrire sostegno spirituale nella comunione di vita e nell’incontro con la Parola di Dio.

IN AUTOUscita Autostrada del Sole casello di Arezzo: (dist. Km. 50) proseguire per Casentino-Bibbiena-Cesena sulla Statale n. 71. Al Km.11 dopo Bibbiena, bivio strada provinciale per Camaldoli, Km. 4.
Da Cesena nord  prendere la E-45 per Roma, uscire a Bagno di Romagna, passo dei Mandrioli - bivio per Camaldoli.

L'alta valle del Montone tra Portico di Romagna, Bocconi e San Benedetto in Alpe

Comune di Portico e San Benedetto
(Abitanti: 450 - Altitudine: 301 mt. slm)


Mappa Portico
Mappa Portico
Tre paesi, Portico di Romagna, San Benedetto in Alpe e Bocconi, sono inglobati in questo storico territorio appenninico, ultimo avamposto romagnolo prima che il Passo del Muraglione (907 m s.l.m.) alzi le sue guglie verdi per discendere poi verso Firenze (a 74 chilometri). Portico, ubicato sulla Statale 67 nella confluenza del fosso dell'Olmo nel Montone, ha di certo origine romana. Il nome sembra derivare da porticum, ossia luogo di mercato. Le notizie certe del paese, tuttavia, risalgono al XII sec. e sono relative ad una rocca appartenuta ai conti Guidi e ubicata sulla roccia sovrastante il borgo, detto ancora oggi Girone.
Dalla metà del XIV sec. Portico subì le alterne vicende delle lotte tra i Visconti di Milano e la Repubblica Fiorentina per il dominio dell'Italia centro-settentrionale. Passato definitivamente a Firenze nel 1386, divenne la capitale della Romagna Toscana, ma la massima carica verrà poi spostata a Castrocaro prima (1499) e a Terra del Sole poi (1579). Negli Statuti della città (1384) si legge che il Podestà doveva radunare, il 24 giugno di ogni anno, il popolo sotto l'olmo della piazza per la lettura degli statuti. E l'olmo è l'emblema del Comune.
Solo nel 1923 Portico sarà assegnata alla provincia di Forlì.


Chiesa della Compagnia
Chiesa della Compagnia
Il borgo
La struttura architettonica medievale di Portico, costruito su tre piani distinti ma collegati tra loro, ne fa una delle località più interessanti della Romagna toscana. La parte alta, formata dal Castello, dalla Pieve, dal nucleo centrale più antico del paese, rimane espressione chiara del potere politico, militare e religioso. Nella parte intermedia sfilano i palazzi nobiliari, qui costruiti a partire dal XIII secolo a testimonianza del crescente peso sociale che esercitarono a Portico i notabili medievali delle potenti famiglie romagnole e toscane che qui si rifugiarono durante le lotte politiche o per villeggiare. Nel girone più in basso, in un susseguirsi pittoresco di casette a torre, lunghe e strette, ristrutturate senza nulla togliere alla magia del posto, sono collocate quelle che furono le abitazioni degli artigiani, dei servi e dei popolani.

La Torre medievale
Ubicata nel punto più alto del paese, è tutto ciò che resta del poderoso castello fortificato dei conti Guidi, prima del ramo di Modigliana e poi di Dovadola (dal 1229), che qui tennero a lungo il loro potere. Ben munito e fortificato il Castello di Portico fu teatro di aspre contese tra i Guidi, la Repubblica di Firenze, la Santa Sede e, infine, i Visconti di Milano.

Pieve di S.Maria in Girone
(Piazza S.Maria in Girone - Visitabile su prenotazione presso la Suore Francescane, tel. 0543-967231)
E' ubicata sulla sommità del paese, nel cosiddetto Girone (sperone roccioso), su cui anticamente trovava posto il Castello fortificato dei Conti Guidi per il quale fungeva da cappella. Di impianto anteriore al Mille è stata interamente ricostruita nel 1776. Al suo interno, a una navata in stile settecentesco toscano, sono custoditi alcuni interessanti dipinti.
All'interno: Madonna col Bambino, con S.Francesco e S.Lucia, olio su tela della scuola di Jacopo Chiamenti detto l'Empoli (1551-1640).
Madonna Assunta con i Santi Ruffillo e Caterina, olio su tela, scuola romagnola del XVIII secolo.
Ultima cena, olio su tela, di scuola romagnola del XVIII.
Madonna col Bambino con S.Giacomo e S.Vincenzo, olio su tela, scuola romagnola del XVIII.
L'annuncio dell'Angelo a S.Giuseppe, olio su tela, di scuola romagnola del XVIII secolo.

Palazzo Mazzoni
(Via Roma)
Costruito tra Sei e Settecento, con il suo solido portale bugnato, è ubicato accanto al Santuario della Beata Vergine del Sangue detto anche Chiesa della Compagnia.

Palazzo Portinari
(Via Roma)
Secondo la tradizione sarebbe appartenuto, come vuole il suo nome, a Folco Portinari, padre della Beatrice di Dante. Da qui la leggenda che Beatrice abbia soggiornato a Portico in villeggiatura e vi abbia incontrato il poeta. Sul retro, il palazzo presenta una bella torretta a base rotonda.

La Torre dell'orologio
(Piazza S.Maria in Girone - Visitabile - tel 0543-967047)
Scendendo la stretta scala collocata sotto di essa, innestata (XV secolo) a sua volta su una delle torri difensive del castello, si scende al livello inferiore, proprio davanti a Palazzo Mazzoni.
La scala è molto ripida e, a tratti, buia, su di essa si affacciano ingressi di abitazioni private.

Palazzo Traversari
(Via Roma)
Appartenuto ai nobili Traversari di Ravenna, transfughi a Portico in seguito ai rovesci di lotte politiche, porta sul fronte una lapide che ricorda Ambrogio Traversari (vedi pag. 14), Priore generale dell'ordine dei camaldolesi e grande umanista del Quattrocento fiorentino.

Chiesa della Compagnia
(Via Roma - Visitabile - tel 0543-967231)
All'interno della chiesa (XIV secolo), situata lungo la via principale del paese accanto ai palazzi nobiliari ubicati sotto l'antica rocca, ci sono importanti dipinti come una tela di scuola fiamminga del XVI secolo e due paliotti in scagliola di scuola romagnola del 1717.
All'interno: Madonna del Sangue, si tratta di un delizioso dipinto su legno, collocato sull'altare maggiore della Chiesa della Compagnia, attribuito al pittore Lorenzo di Credi (1465-1537).

Via Borgo al Ponte
La strada, che parte dal fondo del paese e arriva fino al Ponte della Maestà, è uno dei tre passaggi che collegano il piano intermedio dell'antico paese con il borgo popolare. Lungi e stretti, ripidi e a tratti oscuri, i tre passaggi costituiscono la caratteristica più peculiare di Portico.


Ponte della Brusia
Ponte della Brusia
Il Ponte della Maestà
All'estremità di via Borgo del Ponte, scavalca con la su unica ed elegante arcata le acque saltellanti o tumultuose del fiume Montone. Ripidissimo ed ancora dotato della sua bella pavimentazione originaria (non si conosce la data di costruzione, riconducibile, forse tra il 1688 e il 1778, mentre altri documenti riportano la data del 1328) offre un'immagine suggestiva delle case del borgo e delle antiche mura lambite dal fiume. Alla sua estremità è collocato un piccolo oratorio detto della Visitazione o Maestà.

Torrette da vigna
Ai quattro punti cardinali del paese esistono 4 torrette collocabili tra XV e XVI secolo che avevano la funzione di sorvegliare il castello.
Nel '700, tuttavia, caduta la funzione militare, si trasformarono in torrette da vigna, ossia ripostigli per gli attrezzi da lavoro, per le sementi ed anche piccionaie.

I dintorni


Il vulcano di Monte Busca
(A circa 7 chilometri da Portico sulla strada per Tredozio, a 70 metri dalla casa colonica Ca' Forte)
Portico si fregia di possedere nella sua zona, esattamente sul monte Busca, quello che è comunemente definito il più piccolo vulcano d'Italia. Di fatto, quel fuoco che brucia senza sosta altro non è se non una emanazione di idrocarburi gassosi, già citati nel XVI secolo e di cui, in un recente passato si è tentato anche l'utilizzo.

BOCCONI
A circa 4 km da Portico, sulla Statale, in direzione di Firenze, si incontra la frazione di Bocconi.
Il paese sorse nel medioevo, vicino ad una torre (ancora visibile al centro dell'abitato), detta "Vigiacli", ossia torre delle guardie.
Dalle sue feritoie, infatti, le sentinelle controllavano il castello che sorgeva sul cucuzzolo sovrastante l'abbandonato villaggio di Bastìa, sulla riva destra del fiume.
Il castello appartenne prima ai monaci di San Benedetto in Alpe e poi ai conti Guidi.
Il paese più in basso, nato dopo la distruzione del castello avvenuta nel corso delle lotte tra Firenze e i Visconti, si sviluppò dopo il 1836, ossia in seguito alla costruzione della carrozzabile tra Rocca San Casciano e il Passo del Muraglione che conduce a Firenze.

La torre "Vigiacli"
Ubicata al centro dell'abitato medievale di Bocconi è stata costruita tra il XV e il XVI secolo.

La Chiesa di San Lorenzo
(Via Nazionale - Visitabile - tel 0543-965366)
Fu costruita nel 1883, come nuova parrocchia, unificando gli antichi popoli medievali di S. Lorenzo in Bastìa e di S.Maria in Carpine.
All'interno: Il Battesimo di Gesù, olio su tela di autore anonimo della scuola romagnola del XVII secolo, custodito sulla parete di sinistra della Chiesa di S.Lorenzo.

Il ponte della Brusìa
(Imboccando via Borgo, sotto l'abitato)
Luogo straordinario da cui si domina una bellissima cascata con un ampio gorgo, profondo 7-8 metri, e un vecchio mulino.
A tre arcate, con il suo profilo a schiena d'asino, collocato al centro di un paesaggio naturale dalle molteplici suggestioni, risale al XVIII secolo. Sotto le sue arcate non è infrequente vedere le esibizioni dei canoisti che affrontano in grande numero questo tratto del fiume Montone.

Il borgo medievale della Bastìa
(A 1 chilometro dall'abitato di Bocconi. Superato il ponte della Brusìa a sinistra)
Ci si arriva percorrendo un'antica mulattiera in salita ancora in parte selciata. Il vecchio borgo intorno al castello, che sorgeva dove ora è posta una croce in ferro, occupa il caratteristico poggio che sovrasta Bocconi.

I castagneti di Valpiana
(A 4 chilometri dall'abitato di Bocconi)
Coprono circa 50 ettari, frazionati in varie proprietà, e rappresentano un ecosistema pressoché unico e ancora intatto. La zona si raggiunge attraversando il ponte della Brusìa, dopo circa un'ora di cammino. Nell'area ci sono casetti di riparo ed essiccatoi per le castagne.

SAN BENEDETTO IN ALPE
Un cuore sacro e antichissimo in una cornice di boschi, acque, picchi solitari e prati verdissimi collocati fino a 580 metri sul livello del mare. Ecco San Benedetto in Alpe, nato intorno all'antica Abbazia dei monaci Benedettini di Cluny e ad ameni e solitari luoghi scelti dagli eremiti per i loro ritiri di cui restano ancora eloquenti toponimi: Casa Eremo, Passo dell'Eremo, Casa Eremetto, Grotta del Romito, Pian dei Romiti.
Il paese sorge alla confluenza fra i fossi Acquacheta, Troncalosso e Rio Destro, da cui ha origine il fiume Montone. In passato era infatti conosciuto come S. Benedetto in Biforco, a testimoniare la sua collocazione all'incrocio fra i fiumi. Più tardi assunse anche il toponimo di Mulino, perchè vi si trovavano i mulini del Monastero. L'abitato è ancor oggi costituito dai due nuclei Molino e Poggio.
L'Abbazia, che la tradizione popolare vuole fondato dallo stesso S.Benedetto, viene ricordata già nel 1022, in un Privilegio dell'imperatore Enrico II. Verso la metà del XVI secolo, tuttavia, inizia la decadenza dell'Abbazia e del monastero e nel 1499 papa Alessandro VI abolisce l'ordine Benedettino al quale viene sostituito l'ordine di Vallombrosa, che tiene l'Abbazia fino al 1529.
All'epoca delle lotte tra i Visconti di Milano e la Repubblica di Firenze per il dominio dell'Italia settentrionale, S.Benedetto si sottomise ai fiorentini (1440).
Durante il medioevo i conti Guidi di Modigliana ebbero qui un castello.
San Benedetto divenne Comune libero nel 1500.

Via Dante Alighieri
Collocata nel centro medievale di S.Benedetto collega il Poggio su cui è ubicata l'abbazia con i suoi mulini.
E' dedicata non a caso al "ghibellin fuggiasco" che qui, sostò (nel monastero e probabilmente anche nell'eremo, allora forse in località Pian dei Romiti, di cui rimane il nome) in attesa di rientrare a Firenze, come egli stesso ricorda nel XVI canto dell'Inferno, sicuramente tra il 1302 e il 1303.


Abbazia di S.Benedetto
Abbazia di S.Benedetto
Abbazia di S.Benedetto
(Via Poggio - Visitabile - Tel 0543-965366)
Sorge più in alto rispetto al paese, in cima al poggio che domina la confluenza dei tre fiumi ed è un complesso che ancora porta i segni dell'antica abbazia medievale, già esistente nell'853, data presumibile della consacrazione della prima chiesa da parte di papa Leone IV (come indica una lapide ivi esistente).
Di un qualche interesse l'arco d'ingresso risalente al IX secolo, la torre di difesa, il chiostro con pozzo originario. E' probabile che le origini del monastero siano da ricercarsi nell'aggregazioni dei numerosi eremiti abitanti in queste vallate. C'è chi ritiene che l'eremo fosse stato fondato da S.Romualdo, ma sembra più certo che il Santo venne qui allo scopo di disciplinare la vita della comunità già esistente. S.Romualdo si recò a S.Benedetto due volte, nel 1004 e nel 1021, ma non riuscendo ad imporre la sua rigida disciplina eremitica chiese l'intervento dell'imperatore Enrico II e del citato Privilegio (1022) in cui si stabilì che l'eremo dipendesse direttamente dall'autorità del sovrano e restasse sotto la disciplina dell'abate Romualdo e dei suoi successori e che sempre vi fosse osservata la Regola di S.Benedetto. Diventato a tutti gli effetti un monastero divenne una delle più ricche e potenti abbazie dell'Appennino tosco-romagnolo. Il monastero raggiunse l'apice della sua influenza durante il XIII secolo per poi iniziare un inarrestabile declino. Ridotta a semplice parrocchia l'Abbazia fu trascurata, finchè nel 1723 fu demolita l'antica chiesa a tre navate e croce latina, per costruire quella attuale, più piccola, ad una sola navata, sacrificando anche una parte del chiostro del monastero.


La Cripta
La Cripta
La cripta
E' il braccio destro dell'antica cripta, la parte della chiesa antica, in essa si trovano le presunte reliquie dei martiri cristiani Primo e Feliciano, portate qui nell'849 da Papa Leone IV.

Pian dei Romiti
(Sullo sperone roccioso sopra la cascata dell'Acquacheta, a 720 m s.l.m.)
E' una prateria punteggiata da alberi e arbusti con il torrente Acquacheta che scorre placido in lenti meandri. Qui i ruderi dei Romiti sfidano il tempo. Si tratta di un agglomerato di case rurali abbandonate ormai da 30 anni e risalenti al XVII secolo; non ci sono prove, a parte la toponomastica, che qui esistesse davvero l'eremo legato al monastero di S.Benedetto.

Cascate dell'Acquacheta
(Ad un'ora e mezzo di cammino da S. Benedetto. Sentiero al livello del fiume dal piazzale che precede il ponte sul torrente Acquacheta; segnavia 407)
Citate con questo nome da Dante nel XVI canto dell'Inferno sono da tempo un'escursione tra le più classiche dell'Appennino tosco-romagnolo e sono inserite nei parchi culturali italiani. Oltrechè Dante, le vide probabilmente anche S.Romualdo.
Per giungere al grande salto dell'Acquacheta (70 metri di altezza dopo una corsa di 4,5 chilometri dal monte Làvane, da cui nasce, a 1241 metri sul livello del mare) basta seguire la mulattiera che da S.Benedetto risale costantemente la sinistra idrografica della valle e il cui percorso mostra, in alcuni tratti, l'originaria selciatura. Tra ontani e faggi si costeggia il rumoreggiante Acquacheta, poi ci si alza un poco, tra boscaglie di carpino e roverella interrotte da radure, le acque vi scorrono in mezzo sempre movimentate da pozze e cascatelle. Si oltrepassa la piccola Ca' de Rosp e il Vecchio Mulino. Da qui il paesaggio si fa più suggestivo: il torrente si infatti tra le rocce e una prima cascata preannuncia il grande salto. Ed ecco che più avanti il torrente Acquacheta precipita da una balza stratificata a gradoni. Nella stagione piovosa si presenta come un muro d'acqua mugghiante, nella stagione secca invece si divide in tre fiotti.

Il Centro Visite del Parco
(Viale Acquacheta - Visitabile - tel 0543-965286)
Fornisce informazioni per una prima conoscenza del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Ospita una sala polivalente, un plastico e una mostra fotografica.

Villa Calabri e Ponte di Marzolo

Non si tratta proprio di due aree balneabili sono due anse del fiume montone che alcuni locali frequentano per prendere il sole d'estate comunque la loc. Villa Calabri è a circa 2 Km dall'abitato di Rocca San Casciano in direzione Portico e San Benedetto, appena dopo l'insediamento industriale "Bipres" mentre per il Ponte di Marzolo si deve proseguire sempre in direzione Portico e san Benedetto e deviare a sinistra in direzione Loc. Santo Stefano.

Aree attrezzate: 
San Benedetto in Alpe
Rio Secco
mt. 758
Passo Peschiera - Eremo


(da San Benedetto in Alpe a Marradi)
Da San Benedetto in Alpe (alta valle del Montone) seguire le indicazioni per Marradi.
Percorrere la provinciale, stretta e tortuosa, per circa 5 chilometri.
L'area ben visibile si trova ai margini della poco trafficata strada.
Attrezzata con braciere, alcuni tavoli in pietra ed altri in legno posti ai margini di un boschetto.
Attigua la fonte di Rio Secco, che nonostante il nome ha una buona portata ed acqua fresca.

10 modi per mangiare lo squacquerone

Il vero matrimonio d’amore dello squacquerone è sicuramente con la piadina. Recitava una poesia di Aldo Spallicci: “Tra due quadretti di piadina lo squacquerone, ad ogni morso, schizza via da ogni canto” ed è proprio quello che ci si aspetta da un buono squacquerone. Volendo si può aggiungere la rucola o, per i più esigenti, anche qualche fetta di prosciutto crudo. Altrimenti si può provare un carpaccio di manzo con piadina e squacquerone.

 Al naturale. La versatilità dello squacquerone di Romagna permette di creare tanti piatti diversi tra loro, ma è ottimo anche al naturale, spalmato su una fetta di pane senza sale o di farina integrale.






Io voto per squaquerone e fichi caramellati meglio se caldi, che è la vera morte dello squaquerone e dei fichi! Se volete li potete abbinare anche alla piadina: http://granarolo.it/ricette/piadina-con-squacquerone-e-fichi-caramellati/ (una botta da 5000 calorie, ma nè vale la pena).

09/07/15

Squaquerone di Romagna DOP


SQUACQUERONE DOP  

SQUACQUERONE DOP

Lo Squacquerone di Romagna DOP (in dialetto (Squaquaron) è un formaggio dalle origini antiche, molto legato
all'ambiente rurale, dove era consuetudine produrlo e consumarlo durante il periodo invernale grazie alla maggiore possibilità di conservarlo per alcuni giorni. D'origine rurale, si ma lo Squacquerone era apprezzato e consumato anche da palati più raffinati, come dimostra la corrispondenza inviata dal cardinale Bellisomi, vescovo di Cesena, al vicario generale della diocesi cesenate Casali.

In particolare, in una di queste missive, datata 15 febbraio 1800, il Cardinale, in quel momento a Venezia per il Conclave che elesse il cardinale cesenate Chiaramonti al soglio papale col nome di Pio VII, chiede notizia
Le parole usate dal cardinale Bellisomi sono: "Fin'ora nulla so de Squacquarone, ma in questa mattina se ne farà diligenza da Franciscone. Ed intanto Ella ringrazi il Bazzocchi da mia parte."
In una seconda lettera, datata 1 marzo 1800, è riportata una postilla nella quale. Don Luigi Vittori, segretario del Cardinale, assieme ad altre considerazioni conferma l'arrivo dei formaggi usando queste parole: "Sono giunti nel Lunedì di Carnevale i Squacquaroni in ottimo stato.
Sono stati graditissimi dal nostro Emo (Eminentissimo), ed io prego la di Lei bontà ringraziare il Sig. D. Domenico Bazzocchi a cui per mancanza di tempo non posso scrivere."  La lunga permanenza a Venezia aveva evidentemente acuito nel Cardinale il desiderio di tornare in Romagna. Non potendo abbandonare il Conclave, aveva quindi pensato di rendere meno pesante la permanenza continuando ad assaporare i cibi ai quali era da lungo tempo abituato, facendosi inviare degli Squacqueroni che potessero colmare, almeno nei sapori, la distanza che lo separava dalla Romagna.

Antonio Mattioli, nel Vocabolario Romagnolo-Italiano da lui redatto e dato alle stampe nel 1879, alla voce "Squacquaròn" rimanda, per una dettagliata spiegazione, al vocabolo "Tumen". Tale voce, come dice Mattioli, "è forse derivata da Toma, che significa Formaggio grasso. Formaggio quagliato. Formaggio spannato". In tal senso, precisa Mattioli, il termine è voce del dialetto piemontese e corrisponde alla comune "Forma". L'autore si spinge oltre nella spiegazione, ricordando che Petronio Arbitro, scrittore del 1° secolo d.C. (tra le opere ricordiamo il Satyricon), definisce "Caseum mollem" quello che oggi potrebbe trovare riscontro nel formaggio Squacquerone.

Lo Squaquerone di Romagna è prodotto nell'area di tutto l'Appennino Romagnolo. Le sue caratteristiche principali sono di un formaggio a pasta molto molle, la forma è rotonda adagiata su se stessa (da questa caratteristica deriva il nome), non esiste la crosta, il sapore ricorda particolarmente il latte gradevolmente acidulo. Il latte intero è la materia prima utilizzata. Per ottenerlo si porta il latte pastorizzato a 37-38 gradi e si aggiunge il caglio liquido; la coagulazione avviene in 20-25 minuti. Dopo la rottura della cagliata si lascia sedimentare per eliminare il siero in eccesso. Successivamente la massa è messa in appositi stampi, in un locale di stufatura a 25- 30 gradi e umidità 90-95%. Inizialmente le forme sono rigirate continuamente, poi sempre più di rado; l'operazione termina quando la pasta ha raggiunto la giusta consistenza; la salatura si fa in salamoia per circa due ore. Matura in 4-5 giorni in ambiente da frigorifero a 3-4 gradi, dove le forme sono avvolte in carta, la resa è dell'll-12%. La stagionatura non si effettua ed è prodotto tutto l'anno. Ottimo da spalmare sulla piadina calda e da abbinare con il Colli Romagna Centrale Bianco o Pagadebit di Romagna.

Ricetta della piadina romagnola

Antichissima è la presenza della piadina sulle tavole romagnole, fino agli anni ‘60, quando insieme alla cultura contadina, ha rischiato di essere dimenticata.
Ma così non è stato, anzi, è aumentata in modo esponenziale la notorietà della piadina, cambiando un po’ le sue caratteristiche di consumo e passando da alternativa al pane degli antichi contadini a cibo versatile dei romagnoli moderni.

Oggi la piadina (o piada) è difficilmente catalogabile: variante del pane, come sempre, ma può essere uno spuntino da sola o imbottita, può diventare crescione, ripieno di verdure, formaggi o, negli ultimi anni di tutto l’immaginabile e, a volte, oltre... E ancora può diventare un dolce, oppure trasformatesi per essere addentata anche dai più convinti vegetariani sostituendo il tradizionale strutto con l’olio d’oliva o latte di soia.
A testimoniare la vitalità e tipicità della piada vi è anche il fatto che esistono numerose ricette e modi di prepararla che variano da località a località.

Un breve excursus di stili: partendo dalla costa riminese, dove la piadina è fine, fine e si chiama solitamente piada, e procedendo verso l’interno, il cesenate e il forlivese e a nord sulla costa verso Ravenna e da qui ancora verso l’interno, fino a salire sulle colline e poi sulle montagne, la piadina, senza perdere la sua friabilità, diventa grossa.
Grossa tanto da essere tagliata a metà per stendervi un buono strato di squacquarone... come faceva mio nonno e come faccio io quando mi trovo tra le mani una piadina con le caratteristiche giuste (spessore e friabilità) e il tempo di farlo, perché l’operazione è un po’ complicata e richiede pazienza, nel tagliarla senza romperla e nel mangiarla senza far colare il formaggio... ma così è buonissima!


LA RICETTA TRADIZIONALE DELLA PIADINA
Ingredienti:
Un chilo di farina non troppo setacciata (altrimenti diventa esageratamente fine); 4 grammi di bicarbonato di sodio, 300 grammi di strutto (ma alcune azdore assicurano che ne bastano anche cento) e sale. Se non volete usare lo strutto provate con mezzo bicchiere di olio extra vergine di oliva.
Esecuzione:
Impastare tutti gli ingredienti assieme.
Aggiungere un po' d'acqua per formare un impasto piuttosto sodo. Oppure, al posto dell'acqua potete mettere il latte o addirittura il vino bianco secco. Distendere l’impasto col mattarello, sulla spianatoia formando un bel tondo di pasta più o meno sottile a seconda dei gusti. Cospargere di tanto in tanto il mattarello con la farina, altrimenti la pasta si potrebbe attaccare al legno e il sottile "lenzuolo" bucarsi. Mettere a cuocere la pasta sul testo di terracotta, sotto cui deve ardere un fuoco piuttosto allegro, perché la piadina va cotta in fretta.
Man mano che la piadina si cuoce in superficie forma delle lievi bolle, che vanno schiacciate con le punte di una forchetta, le cui impronte restano anche dopo la cottura, a ricordare il lavoro delle donne davanti al calore del testo bollente.
Armatevi anche di un coltello a lama lunga, che vi servirà a rigirare in senso orario e a rivoltare il disco di pasta.

08/07/15

Viva i vini dell'Istituto Agrario di Persolino a Faenza!

La cantina

La cantina è un laboratorio didattico modernamente attrezzato in cui gli alunni, già impegnati nella produzione dell'uva, sono partecipi anche alle successive fasi di trasformazione, conservazione e vendita.




Particolare cura viene prestata alla qualità dei vini prodotti, per questo alcuni vengono invecchiati in BARRIQUES, le cui pregiate essenze legnose sono insostituibili per arricchire i vini delle caratteristiche organolettiche indispensabili pe migliorare aroma e boquet e favorire il raggiungimento graduale della piena maturità.






La produzione annuale è di circa 130-140 hl di vino, in parte venduto in damigiana, in parte confezionato in 5000 bottiglie, suddivise in vini rossi: "VARRONE", "ROSSO di NERO"; bianchi: "VIGNA delle ROSE"; passiti: bianco "ULTIMO GIORNO di SCUOLA","POESIA D'INVERNO","ULTIMO GIORNO DI SCUOLA" e rosso "L'AMABILE PERSOLINO".

Questi ultimi, di indiscussa qualità, richiedono una particolare attenzione durante tutte le fasi di produzione soprattutto durante l'appassimento, la pigiatura soffice con pressa, la fermentazione, l'invecchiamento e l'affinamento.

http://persolino.iis-faenza.it/

I nostri vini

Immagini Colore Odore Sapore Denominazione
Poesia d'inverno
da uve stramature
giallo dorato intenso dolce aromatico passito bianco
Rosso di Nero
Vino I.G.T
rosso granato avvolgente intenso resinoso IGT
Umberto
Sangiovese di Romagna
rosso rubino frutti di bosco viola secco gradevole superiore DOC
Varrone
Vino I.G.T
rosso rubino fruttato intenso secco armonico IGT
Vigna delle Rose
Colli di Faenza
giallo paglierino intenso fruttato secco sapido bianco DOC
Ratafià di Amarene
Liquore di vino
rosso rubino intenso di ciliegie dolce caldo liquore di vino
L'Amabile Persolino
Rosso passito
rosso granato intenso gradevole dolce persistente passito rosso
Ultimo giorno di scuola
Albana passita
giallo oro di frutta dolce avvolgente albana DOCG

05/07/15

E..state in collina: Frogstock a Riolo Terme dal 27 agosto al 29 agosto 2015

Comune: Riolo Terme
Indirizzo: Parco Fluviale
Telefono: 0546/71044
Ufficio informazioni turistiche di riferimento: I.A.T. Riolo Terme
https://www.facebook.com/frogstock.festival
http://www.frogstock.it/

Periodo di svolgimento: da mercoledì 26 a sabato 29 agosto 2015
Prosegue senza sosta la marcia di avvicinamento alla ventiduesima edizione del Frogstock Festival 2015 in programma al parco fluviale di Riolo Terme (RA) dal 26 al 29 agosto 2015.
Annunciato il big Caparezza ed il suo “Museica Tour II – The Exhibition” headliner sabato 29 agosto (prevendite per i tagliandi d’ingresso attive attraverso il circuito TicketOne e Vidia Rock Club), il cuore pulsante sinergico Clips Rag & Rock e Pro Loco di Riolo Terme dirama l’elenco dei protagonisti delle serate di giovedì 27 agosto e venerdì 28 agosto, rigorosamente ad ingresso gratuito.
Si parte giovedì 27 agosto con le sonorità alternative rock del trio capitolino Mad Shepherd e lo splendido album di debutto “Monarch” ad anticipare le esibizione dei due gruppi headliners: Il Pan del Diavolo e Fast Animals and Slow Kids. Duo folk/rock n roll palermitano per Il Pan del Diavolo formato da Pietro Alessandro Alosi e Gianluca Bartolo. Nati artisticamente nel 2006, quattro anni più tardi il disco d’esordio “Sono all’Osso” diventa finalista del Premio Tenco nella sezione “migliore opera prima”. Tanto live di qualità ed il successo dell’ultima fatica discografica “FolkRockaBoom” (2014) per l’ennesima estate da prima pagina. I Fast Animals and Slow Kids con l’ep “Questo è un cioccolatino” targato 2010 ed i tre album in studio “Cavalli” (2011), “Hybris” (2012) e “Alaska” (2014) monopolizzano lo stivale con un’intensa attività dal vivo. Quartetto rock energico “made in Perugia” deciso a conquistare anche il prestigioso main stage romagnolo.
Venerdì 28 agosto si replica con l’apertura degli inventori del genere “catastro-fico” rock, funky e punk from Bologna French Kiss & Aloha Aloha Beach. Secondi nella sezione “Nuove Proposte” al Festival di Sanremo 2015 con il singolo “Elisa” arrivano al parco fluviale di Riolo Terme i mitici KuTso. Tra le band partecipanti al Concerto del Primo Maggio in piazza San Giovanni (2014 – 2015), i quattro moschettieri di Roma gongolano scrutando i riscontri di vendita dell’album “Musica per persone sensibili” (2015) prodotto con la collaborazione di Alex Britti ed i dati di afflusso al “Perpetuo Tour”, oltre 110 date in Italia soltanto nello scorso 2014. Ruolo di headliners di giornata condiviso con gli Après La Classe, pugliesi veraci, come il loro sound che ruota tra il dub Rock e l’electro Rock. L’omonimo disco di debutto regala la hit “Paris”, sigla di apertura della fortunata trasmissione tv “Le Iene” (2006). Prestigiose collaborazioni con artisti del calibro di Caparezza, Giuliano Sangiorgi e Sud Sound System, partecipano a tre edizioni del Concerto del Primo Maggio (2007, 2008 e 2009). “Riuscire a volare” (2014) è la più recente produzione in studio con lo zampino d’autore degli amici fraterni e conterranei Negramaro.      

PROGRAMMA DETTAGLIATO
Giovedì 27 Agosto - apertura cancelli ore 19.00
Il Pan del Diavolo e Fast Animals and Slow Kids

Venerdì 28 Agosto - apertura cancelli ore 18.00
French Kiss & Aloha Aloha Beach e Après La Classe
Sabato 29 Agosto - apertura cancelli ore 18.00
CAPAREZZA
Tutte le sere: Pro Loco "Traditional Fast Food", Ficattola, Birra e molto altro - Grapperia "Kill the Coffee" - Cocktails e apertivi musicali al Jocker Disco Bar - In collaborazione con “Ser.T Faenza ”controllo volontario alcool-test e possibilità di pernottamento gratuito presso il “Frogstock Rock Camp” allestito dai Volontari della “Protezione Civile di Riolo Terme” - Vivi La Musica Responsabilmente!!!!

Origini storiche: Frogstock nasce nel 1994.
Orari:
Inizio concerti ore 21.30

Tariffe:
Gli spettacoli in programma dal 26 al 28 agosto sono ad offerta libera.
Il costo del Biglietto per il concerto di Caparezza è di euro 17,30.

Come arrivare: La manifestazione si svolge nel Parco Fluviale. Giunti a Riolo Terme si prosegue lungo la SS 306 dopo la rotonda in direzione Casola Valsenio. Arrivati al ponte che sovrasta il fiume Senio, lo si supera e subito a destra si svolta nel grande parcheggio che fiancheggia il Parco.

http://www.frogstock.it/index.php/programma 

Fino al 28/07/2015 Martedì d'estate a Faenza

Summer tuesdays in Faenza
Sei gli appuntamenti dal 30 giugno al 28 luglio.
Non più solo un appuntamento di svago e shopping ma una vera e propria "festa della città" e del suo centro storico, con mille realtà, commerciali e non, che scelgono il martedì sera per i propri eventi. Si riconferma quindi come ogni anno l'entusiasmo delle tantissime realtà commerciali che ogni sera proporranno eventi, spettacoli, degustazioni e dimostrazioni per offrire ai loro ospiti un'occasione per incontrarsi, conoscersi e fare acquisti in relax anche in orario serale. Concerti, balli e spettacoli dal vivo animeranno i quattro corsi, così come laboratori ed eventi per bambini.

Dove mangiare a Faenza e dintorni (consigli appassionati della titolare)

Angusto - Ristorante 

Comune: Faenza

Indirizzo: Viale Baccarini 21/a-b-c
Contatti:
Telefono e fax: 0546/681327
E-mail:
mandolo3@gmail.com
Ufficio informazioni turistiche di riferimento: I.A.T. Faenza

Orari:
Aperto dalle 20.00 alle 23.00
Chiusura settimanale: martedì
Periodo di apertura:
annuale

Tipo di cucina: moderna

N° posti al coperto: 60
N° posti all'aperto: 60
Sale disponibili:
2

Carte di credito:
Solo Bancomat.

Briganti - Ristorante

Comune: Faenza
Indirizzo: Via Emilia Levante, 23
E-mail: info@beachpark.it
Contatti:
Telefono: 0546/33026
Ufficio informazioni turistiche di riferimento: I.A.T. Faenza

Orari:
Aperto dalle 12.00 alle 15.00 e dalle 18.30 alle 24.00
Chiusura settimanale: sabato a pranzo
Periodo di apertura: annuale
Tipo di cucina: carne, pesce e pizza.
N° posti al coperto: 110
N° posti all'aperto: 90
Sale disponibili: 3

Carte di credito:
Tutte tranne American Express.

http://www.cucinabriganti.com/

Chalet dello Sport - Ristorante Pizzeria 

Comune: Faenza

Indirizzo: Piazzale Pancrazi, 4
Contatti:
Telefono: 0546/061600
E-mail: info.fimosrl@gmail.com
Ufficio informazioni turistiche di riferimento: I.A.T. Faenza

Protagonista è il legno che riveste le pareti e crea la tipica atmosfera del vero chalet di montagna. Ampia e fresca per l'estate, la veranda aperta sul retro del Ristorante.
Servizi offerti: accessibile ai disabili, aria condizionata negli spazi comuni, parcheggio incustodito

Orari:
Dalle 12.00 alle 14.30 e dalle 19.00 alle 01.00
Il Ristorante non effettua il giorno di chiusura.

Tipo cucina: internazionale
Menù tipici: Vastissima la scelta di piatti da tutte le cucine internazionali sia a base di pesce, sia a base di carne, sia vegetariane. Specialità della casa resta comunque il menù di pesce e i "mono-piatti", a base di carne o pesce per le colazioni di lavoro.
Vasta scelta di pizze.

Numero di posti: 180
Sale disponibili: 2
Posti all'aperto: 180

Carte di credito:
Tutte tranne American Express.

Come arrivare: Il ristorante si trova proprio nell'area del parcheggio degli impianti sportivi. Per raggiungerlo occorre dirigersi verso il tratto cittadino della Via Emilia, direzione Imola-Bologna. Giungendo dall'autostrada, percorrere tutta via Granarolo, in direzione del centro. Al semaforo proseguire diritto e superare il cavalcavia, svoltare a destra in Viale IV Novembre e mantenere sempre la stessa direzione superando due semafori e giungendo ad incrociare C.so Mazzini (la via Emilia appunto). Immettersi su quest'ultimo, svoltando a destra (direzione Imola-Bologna), superare il semaforo e proseguire per circa 800 metri (quando la strada diventa Via Oberdan), subito dopo la stazione di servizio Agip, sul lato destro della strada, all'incrocio con Via Medaglie d'oro, si trova il Piazzale Pancrazi, e il ristorante è proprio quella costruzione un po' rustica sull' angolo.

 La Baia del Re - Ristorante

Comune: Faenza
Indirizzo: Via Gallo Marcucci, 71
Contatti:
Telefono: 0546/25090
Ufficio informazioni turistiche di riferimento: I.A.T. Faenza

Orari:
Dalle 12.00 alle 14.30 e dalle 19.00 alle 23.30. Venerdì e sabato sera dalle 19.00 alle 00.30
Chiusura settimanale: mercoledì

Tipo cucina: tradizionale. Specialità griglia, pasta e dolci fatti in casa. Nella stagione invernale si possono gustare funghi porcini freschi e tartufo bianco.

Numero di posti: 50
Sale disponibili: 1+1 esterno
Posti all'aperto: 60
Carte di credito:
Tutte.

Oriente - Ristorante
Comune: Faenza
Indirizzo: Corso Mazzini, 149
Contatti:
Telefono: 0546/26354
Ufficio informazioni turistiche di riferimento: I.A.T. Faenza

Orari
Aperto dalle 10.30 alle 15.00 e dalle 17.30 alle 24.00
Chiusura settimanale: martedì a pranzo.

Tipo cucina: cinese

Numero di posti: 80
Sale disponibili: 3

Come arrivare: Il ristorante si trova lungo il tratto urbano della via Emilia (C.so Mazzini), quasi di fronte all'ospedale civile. Giungendo dall'autostrada, dopo aver percorso tutta via Granarolo in direzione Faenza, ai piedi del cavalcavia, immettersi su Viale IV Novembre svoltando a destra e proseguire sempre diritto superando due semafori fino all'incrocio con C.so Mazzini. A questo punto l'ospedale appare di fronte, leggermente spostato sulla destra, e il ristorante si trova esattamente sull'altro lato della strada.

Chiosco Da Salvatore (Cavallerizza) (Il mio preferito fra i chioschi di Faenza)

Comune: Faenza
Indirizzo: Corso Garibaldi, 66/a
Contatti:
Telefono: 0546/680683
Ufficio informazioni turistiche di riferimento: I.A.T. Faenza

Chiosco aperto tutto l'anno, con tavoli e zona coperta e riscaldata. Molto fornito, si possono trovare nel menù pizza, calzoni, piadina, crescioni, e prodotti di ogni genere.
Orari:
Aperto dalle ore 12.00 alle ore 2.00
Chiusura settimanale: lunedì

La Cantena 'D Sêrna - Ristorante

Comune: Faenza
Indirizzo: Via Sarna, 221
Contatti:
Telefono: 0546/43045
Telefax: 0546/43317
E-mail: info@lacantinadisarna.it
Ufficio informazioni turistiche di riferimento: I.A.T. Faenza
 
Orari:
Orario feriale: dalle 11 alle 23.00. Sabato dalle 11.00 alle 24.00
Orario festivo: dalle 11 alle 23.00
Periodo di apertura: annuale
Chiusura settimanale: martedì

Tipo cucina: tradizionale
Spesa totale: 65 Euro in quattro a pranzo, mangiando carne.

Numero di posti: 130
Sale disponibili: 3
Posti all'aperto: 160

Carte di credito:
Tutte.

Come arrivare: Uscire dalla citta dirigendosi verso Modigliana, e superato il fiume svoltare a destra seguendo le indicazioni per Sarna. Proseguire sempre diritto fino a giungere in prossimità della Pieve; poco prima della chiesa, all'angolo con via Marazzi, sulla sinistra della carreggiata sorge il ristorante.
La Cartiera - Trattoria
Comune: Faenza
Indirizzo: Via Firenze, 455
Contatti:
Telefono e fax: 0546/43052
Ufficio informazioni turistiche di riferimento: I.A.T. Faenza

Orari:
Dalle 12.00 alle 14.00 e dalle 19.00 alle 21.15.
Chiusura settimanale: giovedì

Tipo di cucina:
Romagnola.
Menù tipici: specialità carne alla griglia. Baccalà nei mesi invernali.

Numero di posti: 80
Sale disponibili: 2

Carte di credito:
Tutte.

Come arrivare: A pochi chilometri dalla città sulla statale 302 in direzione di Firenze, sul lato sinistro della strada, poco prima del sito di archeologia Industriale della vecchia Cartiera.

 

La Sabbiona - Agriturismo


Fig.1:

Comune: Faenza
Indirizzo: Via di Oriolo, 10
Località: Oriolo dei Fichi
Contatti:
Telefono: 0546/642142 335/5852754
Telefax: 0546/642355
E-mail: info@lasabbiona.it
Ufficio informazioni turistiche di riferimento: I.A.T. Faenza

La Sabbiona è situata in posizione panoramica sulle splendide colline che circondano l’antica Torre di Oriolo dei Fichi, nel cuore della Romagna, a pochi chilometri da Faenza. L’azienda dispone di 28 ettari di terreno, 12 sono destinati ai vigneti, nella restante parte si coltivano cereali, frutta e scalogno di Romagna I.G.P.
Servizi aggiuntivi offerti: vendita vino, marmellate, grappa e corsi di cucina per almeno 8 partecipanti.
Servizi offerti: aria condizionata negli spazi comuni, giochi per bambini, parcheggio custodito, proprio parco o giardino

Orari:
Periodo di apertura: annuale. Aperto però solo su prenotazione.

Tipo di cucina: romagnola

Numero di posti all'interno: 35
Numero di posti all'aperto: 20
Sale disponibili: 1

Come arrivare: Ai piedi della Torre di Oriolo, nel cuore del Parco omonimo. Uscendo dalla citta, in direzione di Forli, svoltare a destra seguendo le indicazioni per Santa Lucia. Proseguire sempre diritto fino ad incontare la deviazione per San Mamante, a questo punto svoltare a sinistra verso quest'ultima localita e proseguire sempre diritto salendo fino allo svincolo per la Torre di Oriolo. Voltare a sinistra verso la Torre, e poco prima di giungere alla cima del monte mmettersi a sinistra nell'aia dell'Azienda la Sabbiona.

http://lasabbiona.it/

La Taverna - Ristorante (Il mio preferito, prezzi onesti)


Fig.1:

Comune: Faenza
Indirizzo: Via di Oriolo 20/1
Contatti:
Telefono: 0546/642207
E-mail: info@latavernaoriolo.it
Ufficio informazioni turistiche di riferimento: I.A.T. Faenza

Struttura: Ristorante in stile rustico immerso nel verde.
Per la sua tranquilla e verdeggiante ubicazione e per il comodo parcheggio, il locale si presta particolarmente per matrimoni e cerimonie in genere.
Quando la stagione lo permette, è possibile prendere un aperitivo nel giardino, scegliendo tra gustosi cocktail e ottimi vini locali.
Servizi offerti: bar, parcheggio custodito, ristorante vegetariano

Orari:
Orario feriale: aperto dalle ore 12:30 alle 14:30 e dalle 19:00 alle 23:00
Orario festivo: domenica aperto anche a pranzo
Chiusura settimanale: lunedì, martedì e feriali a mezzogiorno. Da giugno a settembre il ristorante è chiuso solo il martedì e feriali a mezzogiorno.
Tipo cucina: tradizionale romagnola.

Numero di posti all'interno: 80
Sale disponibili: 2
Posti all'aperto: 80

Carte di credito:
Visa

Come arrivare: Collocato alla base della Torre di Oriolo facilmente raggiungibile da vari percorsi, seguendo le indicazioni. La via più diretta resta quella che dal ponte delle Grazie, in Borgo, si dirige verso Santa Lucia. Percorrere la strada detta appunto Via S. Lucia fino alla deviazione per San Mamante. Imboccare la Via San Mamante e proseguire sempre diritto superando l'agglomerato di San Mamante e svoltando a sinistra verso la Torre.

http://www.latavernaoriolo.it/index.html 

La Casetta - Trattoria

 Comune: Brisighella 

Indirizzo: Via Parco Ugonia, 6

Contatti:
Telefono e fax: 0546/80250
E-mail: info@trattoria-lacasetta.it
Ufficio informazioni turistiche di riferimento: U.I.T. Brisighella

La trattoria La Casetta da molti anni offre ai suoi ospiti un servizio di ristorazione accurato e professionale.
Servizi offerti: accessibile ai disabili, parcheggio incustodito

Orari:
Aperto dalle ore 12.00 alle ore 14.45 e dalle 19.00 alle 22.45.
Periodo di apertura: Annuale.

Tipo di cucina:
Tipo cucina: Romagnola con piatti elaborati e pesce.

Numero di posti: 120
Sale disponibili: 3
Posti all'aperto: 30

Carte di credito:
Tutte.

Come arrivare: Giunti a Brisighella dalla SS 302, prima del P.co Ugonia, voltare a destra e poi la prima a sinistra. La Trattoria si trova all'inizio della Via.

La Grotta - Ristorante

Comune: Brisighella
Indirizzo: Via Metelli, 1
Contatti:
Telefono e fax: 0546/81488
E-mail: ristorante-lagrotta@hotmail.it
Ufficio informazioni turistiche di riferimento: U.I.T. Brisighella

La cucina, diretta con passione e professionalità dagli chef's Angelo Randi e Mirko Conti, fonde antichi sapori romagnoli e stagionali.
I gusti della terra, del mare e delle tradizioni sono il fiore all'occhiello di questo ristorante con una varietà di sapori in continuo mutamento in base alle stagioni.
Servizi offerti: aria condizionata negli spazi comuni, ristorante vegetariano. Abbastanza costoso, ma per una volta nè vale decisamente la pena.
Orari: 
Il Ristorante è aperto dalle ore 12.00 alle ore 14.30 e dalle ore 19.00 alle ore 23.00.
Periodo di apertura: Annuale
Chiusura settimanale: Mercoledì. Festivi escluso.

Tipo di cucina:
Cucina romagnola e pesce.

Numero di posti: 70
Posti all'aperto: 30 (solo nel periodo estivo)
Sale disponibili: 2

Carte di credito:
Tutte tranne American Express.

Come arrivare: Da P.tta Porta Gabolo in prossimita del Municipio di Brisighella proseguire per alcuni metri, appena oltrepassato lo IAT, sulla sinistra, ci si trova al ristorante "La Grotta".


E Manicomi da Mario - Ristorante

Comune: Brisighella
Indirizzo: Via Rontana, 29
Contatti:
Telefono e fax: 0546/85471
E-mail: emanicomi@libero.it
Ufficio informazioni turistiche di riferimento: U.I.T. Brisighella

Il ristorante è provvisto di un'ampia veranda chiusa e riscaldata in inverno, aperta in estate.
Servizi offerti: bar, parcheggio incustodito

Orari:
Aperto dalle 12.00 alle 14.30 e dalle 19.00 alle 22.30.
Periodo di apertura: Annuale.
Chiusura settimanale: Venerdì.

Tipo cucina: Romagnola.
Menù tipici: Cucina tipica romagnola, carne ai ferri, pasta fatta in casa. A richiesta menu a base di funghi o tartufo.

Numero di posti: 120
Sale disponibili: 2

Carte di credito:
Tutte.

Come arrivare: Seguire la SS 302 per Firenze, passata la stazione ferroviaria di Brisighella, continuare diritto seguendo le indicazioni per la Rocca. Prima di iniziare a scendere verso Riolo, sulla destra trovate il ristorante.

Sant'Eufemia - Trattoria

Comune: Brisighella
Indirizzo: Via Rio Cò, 7
Località: S. Eufemia
Contatti:
Telefono e fax: 0546/88072
Ufficio informazioni turistiche di riferimento: U.I.T. Brisighella

Orari:
Orario: aperto da mercoledì a domenica dalle 11.30 alle 14.30 e dalle 18.30 alle 22.30
Chiusura settimanale: lunedì e martedì
Periodo di apertura: annuale

Tipo di cucina:
romagnola, legata al territorio. A pranzo menù a 10 Euro.

N° posti: 70
Sale disponibili: 2

Carte di credito:
Tutte fuorchè l'American Express.

Per tutta la lista dei locali dove mangiare: http://www.terredifaenza.it/ospitalita/dove_mangiare/081.html

Per la mappa dei ristoratori a Faenza e dintorni: http://www.prolocofaenza.it/it/dove-mangiare/mappa-dei-ristoratori/
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