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29/07/12

La restaurazione del Ponte Alidosi a Castel del Rio, finita nel 2011



— CASTEL DEL RIO —
E’ UNO DEI SIMBOLI indiscussi della comunità di Castel del Rio e ora sta per mostrarsi di nuovo in tutto il suo splendore. E’ da febbraio scorso, infatti, che il ponte Alidosi, quel monumento unico nel suo genere per la sua curiosa forma ‘a schiena d’asino’, è imbrigliato in ponteggi e impalcature, l’ultima delle quali ha già riscosso la curiosità di più di un cittadino. Ora, dopo cinque mesi, il cantiere sta davvero per chiudere i battenti, tanto che si può già prevedere la data dell’inaugurazione, fra il 30 e il 31 luglio.
L’AGGIORNAMENTO sullo stadio finale dei lavori arriva direttamente dal sindaco Alberto Baldazzi, che non più tardi di ieri ha fatto l’ennesimo sopralluogo sul ponte insieme a uno dei progettisti, Marcello Padovani, che segue gli aspetti conclusivi del restauro dal punto di vista architettonico. 
«I lavori di ristrutturazione e di restyling del nostro Ponte — spiega Baldazzi — sono a uno stadio già avanzato, in linea con le attese sia sotto il profilo temporale sia sotto quello del risultato. La contiguità tra le parti ristrutturate e quelle ancora da sistemare a questo stadio mostra quanto la struttura avesse bisogno di un intervento significativo. Anche a noi, abituati a vederlo, il Ponte continua a sorprendere per l’imponenza architettonica e l’arditezza progettuale, frutto di una visione coraggiosa, tipica del periodo rinascimentale». In effetti il ponte, costruito nel 1499, è veramente una struttura massiccia: costituito da un’unica arcata alta 18,5 metri e lunga 42, ha trascorso tutta la primavera nascosto dai ponteggi. Sono sempre dai sei agli otto uomini al lavoro da mesi per la rimessa a nuovo della struttura, coordinati dall’ingegnere Marco Maccaferri con la collaborazione di Ivan Cavini. «Ormai ci siamo — racconta Padovani —, stiamo ultimando la fase di stilatura e stoccatura. In parole semplici, stiamo asportando la vecchia stoccatura e rimettendone una nuova nella parte della massicciata e in quella del fronte esterno che guarda verso Imola».
PADOVANI dà lumi anche sul curioso ponteggio comparso da qualche giorno: «Si chiama tractel, consente di supportare una passerella per intervenire nel punto culminante sotto l’arco principale. Fra gli interventi di rifinitura, invece, manca anche il posizionamento di due catene d’acciaio sull’arco, un tratto di strada che introduce al ponte e un muretto laterale di contenimento del terreno». Tradotto: ormai siamo davvero agli sgoccioli.
Letizia Gamberini

26/07/12

Area fitness all'aperto a Badia Prataglia


L’innovativa area attrezzata per svolgere attività di fitness all’aperto è stata realizzata dal Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, grazie anche al contributo della Sezione Soci Coop Centro-Italia di Bibbiena, con l’obiettivo condiviso di creare un angolo speciale in quello che è il centro abitato più importante dell’Area Protetta.
L’unione delle forze tra questi due soggetti, insieme all’accordo con l’Ufficio Territoriale per la Biodiversità del CFS ed il Comune di Poppi, hanno permesso l’installazione di alcuni attrezzi che aiuteranno residenti e visitatori ad avere un approccio ancora più forte e naturale con questo splendido territorio tutelato.
“Visitare e vivere un Parco Nazionale significa creare o riscoprire un corretto rapporto tra uomo e natura, che passa anche attraverso il rispetto e la cura del proprio corpo – ha dichiarato il Direttore dell’ente dott. Giorgio Boscagli – con attività di svago e di esercizio fisico che non abbiano alcun impatto sull’ambiente”.
Il Parco si augura che abitanti e turisti utilizzino quest’area con spirito di divertimento e rispetto, aggiungendo le attività di fitness alla visita dell’antico Arboreto Siemoni (del quale l’area in questione costituisce un ingresso) e alla scoperta delle stupende millenarie foreste e delle numerose tradizioni locali, che sapranno raccontare un territorio, una sapienza umana ed una natura selvaggia davvero speciali. Si ringraziano la ditta TLF Tecno Legno Fantoni di Corsalone (Chiusi della Verna) che ha fornito a prezzi speciali gli attrezzi, e la Cooperativa Agriforest di Poppi che ha curato l’installazione con grande spirito di collaborazione.

Centro visite del Parco - Badia Prataglia (AR)

MINIERE DI FORMIGNANO (E LE MINIERE IN ROMAGNA)

Va inteso sotto la denominazione "Formignano" il complesso delle miniere "Busca-Montemauro" e "Luzzena-Formignano" che in origine erano coltivazioni ben distinte ma di fatto con l'ampliamento delle gallerie sotteranee diventano comunicanti fra di loro.
FORMIGNANO (in Comune di Cesena.)

Si ha notizia delle prime escavazioni nel 1556.
Nel 1816 il conte G. Cisterni, originario di Ancona, ma nato e residente a Rimini, personaggio di larghe vedute, riusciva a rastrellare ingenti capitali e ad acquistare le miniere di Perticara e Marazzana nel Montefeltro e Formignano nel Cesenate, costruiva inoltre, a Rimini, uno stabilimento chimico ed una raffineria di zolfo, che era rifornito quasi esclusivamente dalle miniere prima indicate.

In data 3 settembre 1829, erano impiegati nelle tre miniere del Conte Cisterni circa 500 dipendenti, ed occorrevano mensilmente "300 birocciari" per il trasporto degli zolfi a Cesena ed a Rimini. Ma i debiti contratti per sostenere le spese di modernizzazione degli impianti lo portavano ben presto alla bancarotta ed alla chiusura delle miniere nel febbraio del 1837. Due industriali francesi del settore tessile, Agostino Picard di Avignone e Carlo Pothier dei Vosgi, frequentatori del mercato di Cesena per approvvigionarsi di acido solforico, necessario alle loro industrie manifatturiere, acquistavano, tramite la Soc. Augustin Picard & C., nel luglio del 1838, per 700.000 franchi, le miniere possedute dal Conte Cisterni.

Nel 1840, a Formignano venivano portati avanti i lavori per un pozzo verticale a forma quadrata e di una profondità di mt.120. La società francese, sebbene avesse raggiunto una produzione di zolfo di 2.700.000 libbre anno (circa 1.100 tonnellate), non chiudeva i bilanci in attivo e già nel 1841 non era più in grado di pagare nè gli operai nè i creditori, per cui, il 3 agosto 1842, il Tribunale di Rimini ne dichiarava il fallimento. Il 21 febbraio 1843 fu costituita a Bologna la società in accomandita "Nuova Società delle Miniere Solfuree di Romagna", che acquistò le miniere della fallita società francese. I principali azionisti furono i fratelli Pizzardi, Rasori, Carega, Antonio Zanolini, Marco Minghetti, futuro primo ministro dello stato italiano nel marzo 1863, e per cinque azioni anche il compositore Gioacchino Rossini.
Il 14 febbraio del 1855 la suddetta società si trasformava in società anonima con un capitale sociale di lire 1.170.000, portato nel 1863 a lire 2.860.000 e con la nuova denominazione "Società delle Miniere Solfuree di Romagna" e ricevendo, tramite regolare atto dell' 8 maggio 1857, la concessione dalla Camera Apostolica, non senza contrasti ed opposizioni.

Dopo l'unità d'Italia, 1861, veniva di nuovo messa in discussione il principio della demanialità delle miniere; addirittura nel 1862 il ministro dell'Agricoltura ed Industria, Gioacchino Pepoli, elaborava un tentativo, peraltro fallito, d'unificare la legislazione delle miniere sulla base delle leggi precedenti in atto nel Regno delle due Sicilie ed in Toscana, che prevedevano essere la proprietà delle miniere in mano ai possidenti dei terreni sovrastanti, escludendo qualsiasi demanialità. Un fitto carteggio, all'inizio del 1863, fra il gerente della Società, avv. Zanolini, ed il Ministero dell'Agricoltura ed Industria, insediato ancora a Torino, portava ad una serie di controlli ed ispezioni da parte del Corpo Reale delle Miniere. Notizie dettagliate dell'ing. Giordano, che relazionava il 16 marzo 1863 al ministro delle finanze Quintino Sella, sulle miniere di Busca, Formignano e Montefeltro, dava un quadro preciso e dettagliato della situazione. Azione della Società delle Miniere Solfuree di Romagna con sede a Bologna, proprietaria delle miniere di Formignano e Perticara.









Per ulteriori informazioni/For further information: http://www.miniereromagna.it/

24/07/12

IL PARCO BUCCI DI FAENZA IN VIDEO - THE BUCCI PARK IN FAENZA IN VIDEO



Sicuramente il principale parco faentino, polmone verde per eccellenza. Sorge su quella che era la piazza d'armi (e il nome, nella tradizione faentina, sopravvive ancora), adibita fino ai primi del '900 ad esercitazioni militari e in seguito, fino agli anni '60, a pascolo per cavalli.
Venne realizzato nei primi anni '70 dal Comune di Faenza con la preziosa collaborazione, perlomeno da un punto di vista faunistico e botanico, da Roberto Bucci, industriale faentino cui il parco è dedicato, e dal vivaista e naturalista Cesare Gallegati.
Estensione notevole (oltre 8 ettari, non poco per quei tempi), ricchezza dell'apparato decorativo arboreo e arbustivo e presenza di laghi sono gli elementi che più caratterizzano questo parco. Pur con la prevalenza delle piante esotiche - chiaro retaggio della moda anni '60 - il parco mostra gia una certa attenzione alle specie autoctone e in alcuni punti (ad esempio le fitte macchie a carpino bianco, sul lato nord, o i micro-boschetti di quercia, al centro) rivela pionieristiche intuizioni, attribuibili al naturalista Gallegati. La bellezza dei gruppi di piante - si segnalano soprattutto i lecci, sul lato ovest della collina e, per i colori autunnali, i ginko biloba e i liquidambar su quello est - sono esaltati dalle grandi estensioni a prato. Altro elemento dominante è l'acqua con due laghi collegati da un ruscelletto, isolette, ponticelli. La fauna immessa è composta da anatidi vari, anche con specie assai interessanti come il codone e la volpoca. Ancora più importante è però l'avifauna selvatica, con specie di non facilissima osservazione - cince, capinera, regolo, fiorrancino, codirossi - ma ben presenti nel parco e in parte anche nidificanti.
Le piante attualmente presenti (il numero può avere leggere fluttuazioni) sono 1580, di cui oltre 1000 sono alberi d'alto fusto; per il resto si tratta di arbusti.

Il nostro dialetto (Giovanni Nadiani) - Our dialect (Giovannni Nadiani)


23/07/12

Meditazione Vipassana a Lutirano - Vipassana Meditation in Lutirano


Cos'è la meditazione Vipassana?

Vipassana, termine che significa "vedere le cose in profondità, come realmente sono", è una delle più antiche tecniche di meditazione dell'India. Essa fu riscoperta ed insegnata più di 2500 anni fa come metodo universale per uscire da ogni tipo di sofferenza, un'arte di vivere.

Come impararla?

Vipassana viene insegnata in corsi residenziali di 10 giorni durante i quali i partecipanti imparano i fondamenti della tecnica e praticano per un tempo sufficiente a sperimentarne i benefici effetti. Un corso di dieci giorni fornisce un allenamento mentale di profondo valore pratico nella vita quotidiana.

Tutti i corsi, in Italia e nel mondo, sono liberi da costi di partecipazione per evitare che gli aspetti commerciali interferiscano con la tecnica e per dare a tutti, indipendentemente dalla situazione economica, la possibilità di trarre beneficio da quest'arte di vivere. Secondo la tradizione di questo insegnamento i corsi vengono organizzati sulla base di libere offerte, accettate unicamente da parte di meditatori che hanno portato a termine almeno un corso.

Dove?

In Italia i corsi vengono organizzati presso il centro di meditazione Dhamma Atala che si trova a Lutirano di Marradi (FI). Dopo aver letto il Codice di Disciplina è possibile fare una domanda di ammissione ad un corso.



Indicazioni per raggiungere il Centro di meditazione
Il centro (conosciuto localmente come "Villa Veriolo") si trova a 800 m dalla frazione di Lutirano (Comune di Marradi), venendo da Modigliana o Marradi.
L'ingresso (segnalato) è al km. 2/II della Str.Prov.le 29.

Indirizzo del centro

Località Veriolo, Strada Prov.le 29, Lutirano
50034 Marradi (FI)

Telefono: +39 055 804818 (lasciare un messaggio in segreteria)
Fax: +39 049 8591249
Email: info@atala.dhamma.org


In automobile (ved. mappa interattiva sotto)

Da Faenza (33 km, circa 40 minuti):

Uscita autostrada Faenza;
Proseguire verso il centro di Faenza e poi seguire le indicazioni per Modigliana/Marradi (SP 20);
Dopo Modigliana proseguire sulla SP19, poi SP20 e infine SP29 verso Lutirano;
Dopo circa 2 chilometri sulla SP29, circa 800 m prima di Lutirano, si trova il centro; l'accesso è ben segnalato.
Da Firenze (circa 80 km, circa 1h 35min):

Prendere per Fiesole, poi Borgo S. Lorenzo, Marradi, Sant'Adriano, Lutirano
Bacheca passaggi

È possibile offrire/richiedere passaggi in auto per il centro di meditazione utilizzando la Bacheca Passaggi.

In English.


17/07/12

BASTIA (mt. 487), BORGO DIMENTICATO - BASTIA, FORGOTTEN VILLAGE


comune di Portico e San Benedetto 
s.s.67 - Forlì - Passo del Muraglione 
località Bocconi
Posizione 
N 44° 0' 27.98 " E 11° 45' 4.84 "

Raggiungere Bocconi, piccola frazione sulla Statale a 4 Km da Portico di Romagna.

Qui parcheggiare l'auto e seguire le indicazioni per il Ponte della Brusia.

La strada acciottolata scende attraverso l'antico borgo di Bocconi, notare a metà della discesa l'interessante torre Mazzoni (XIV secolo).
Raggiunto l'alveo del fiume soffermarsi ad ammirare il ponte della Brusia (XVIII secolo) che in un'unica campata scavalca il fiume Montone.

A monte del ponte è ancora ben visibile la presa d'acqua che serviva il mulino a valle.
Superato il ponte prendere a sinistra (verso il mulino) e dopo aver attraversato un moderno ponticello su un affluente, prendere a destra la mulattiera con indicazioni CAI 423 - Valbura mt 845.


Inizia subito la ripida salita su mulattiera selciata che con qualche tornante ci porta ben presto a superare un primo poggetto.








Da qui la mulattiera diventa un sentiero sterrato che procedendo in salita a mezzacosta ci porta ai piedi dell'antico abitato.









Un ultimo strappo e si esce sul piccolo pianoro dell'antica Bastia, oggi abbandonata e in completo stato di abbandono.


Attraversato l'antico borgo, ormai invaso dalla vegetazione, dopo pochi metri un sentiero ci porta in cima al poggetto che sovrasta Bastia.
Qui sorgeva l'antico castello del quale non rimane traccia.



In mezzo al pianoro una croce in ferro.

Il "castrum Bucchoni" antico castello che sorgeva su di un poggetto situato lungo la mulattiera che unisce la valle del Montone con quella del Rabbi (ancora oggi in parte percorribile seguendo il sentiero 423 CAI che porta al passo della Valbura), in posizione dominante rispetto alla sottostante valle, sopra l'attuale Bocconi.


Appartenne nell'antichità ai monaci di San Benedetto, e successivamente ai conti Guidi di Modigliana e poi di Dovadola.
Passò poi sotto il dominio di Firenze e vi rimase fino al 1425.
Perse successivamente di importanza, contemporaneamente con la crescita del borgo posto a fondovalle.




12/07/12

PALAZZO MILZETTI Museo Nazionale dell'età neoclassica in Romagna - MILZETTI PALACE, National Museum of neoclassical age in Romagna

Palazzo Milzetti, come appare oggi, presenta la sistemazione architettonica progettata dall'arch. Giuseppe Pistocchi (1744-1814) nell'ultimo decennio del Settecento. Probabilmente fu il conte Nicola Milzetti, che già aveva affidato al Pistocchi la trasformazione (c.1785) del vecchio edificio della Posta, sul corso di Porta Imolese a Faenza, a coinvolgere quell'architetto nella ristrutturazione del nucleo delle antiche case Milzetti, danneggiate dal terremoto del 1781. L'intervento del Pistocchi che, optando per un unico blocco, progettò la facciata e le principali strutture murarie del nuovo palazzo, dovette tener conto anche della situazione preesistente; ciò che giustifica l'asimmetria del prospetto e certe irregolarità sul versante del giardino. Gli anni in cui furono condotti questi lavori sono probabilmente quelli immediatamente precedenti l'ottobre del 1796, quando l'atteggiamento dichiaratamente filofrancese del Pistocchi gli valse la prigione nel forte di San Leo, decretata dal governo pontificio. Al ritorno (febbraio 1797), la città gli aveva ormai voltato le spalle, preferendogli l'arch. Giovanni Antonio Antolini (1754-1841), appena rientrato da Roma e appoggiato dal nuovo gruppo egemone dei massoni di casa Laderchi. Con la morte del conte Nicola Milzetti e il riscatto da parte del figlio Francesco dell'intera proprietà del palazzo, ha inizio il secondo tempo dei lavori, condotti con la consulenza dell'Antolini che, da Milano, progettò il completamento dello scalone e del salone ottagonale al piano nobile, aprendo la grande serliana sul giardino (1800-1801). In successione, si colloca l'intervento di Felice Giani (1757-1823) e dei suoi collaboratori, documentato dai pagamenti registrati nel Taccuino manoscritto autografo dello stesso Giani: "Principiato il lavoro in casa Milzetti allì 19 ottobre 1802", si legge subito dopo la conclusione del ciclo bellissimo di palazzo Naldi, oggi Ghetti in Faenza. I pagamenti proseguono fino al 1805, che è anche l'anno segnato, a lavori ultimati, nel Gabinetto d'Amore al piano nobile. A Giani va fatta risalire l'invenzione dell'intero partito decorativo, progettato in tutti i dettagli. Suoi sono infatti i disegni, ora ritrovati, per i pannelli a stucco eseguiti da Antonio Tretanove e successivamente da Francesco e Giovan Battista Ballanti Graziani; suoi sono gli studi per la parte ad ornato eseguita da Gaetano Bertolani e sue anche le soluzioni d'interno per gli arredi realizzati in quegli anni (specchiere, arredo ligneo della biblioteca…). I dipinti sono stati condotti, anziché ad affresco, a tempera su muro; una tecnica meno costosa, che consentiva grande velocità nell'esecuzione e colori brillanti, trasparenti e tersi. Studi e disegni di Giani per i dipinti e gli stucchi di Palazzo Milzetti si conservano in numerose collezioni italiane e straniere. Il nucleo più consistente e omogeneo appartiene alla raccolta del Cooper-Hewitt Museum di New York. Al di là della facciata di Giuseppe Pistocchi, non scompartita da avancorpi o lesene  ma  ornata  dal bugnato a punta di diamante che corre attorno alle finestre, questo itinerario, che dovrà essere molto sommario, muove dal semplicissimo androne e raggiunge il piano terreno. Ha inizio a questo punto la sequenza, altrettanto preziosa e "inventata", delle stanze d'abitazione e dei servizi. E' questo l'apporto nuovissimo del funzionalismo settecentesco, il risultato della moderna attenzione portata alle esigenze quotidiane della vita.

Per ulteriori informazioni: http://palazzomilzetti.jimdo.com/
Für weitere Informationen: http://palazzomilzetti.jimdo.com/deutsch/

07/07/12

Il castello di Rontana: novità affascinanti per gli studenti di archeologia di qualsiasi università! The castle of Rontana: fascinating news for students of archaeology of any University!


Il Castello di Rontana:

Si riaprirà a breve la sesta stagione di scavi nell'area archeologica di quello che in epoca medievale era noto come CASTRUM RONTANAE, un insediamento di prevalente utilizzo militare (dalla cima del colle era agevole il controllo della strada sul fondo della Val Lamone) ma che ospitava anche una attiva comunità di contadini ed artigiani in strutture che ora gradualmente sono riportate alla luce. Gli scavi condotti nelle prime due campagne hanno dato risultati sorprendentemente positivi: si potrà in questo modo comprendere vicende sinora documentate solo per grandi linee ed il cui esito finale fu la distruzione del castello di Rontana da parte delle armate pontificie avvenuta nel 1591.

 SONO APERTE LE ISCRIZIONI ALLA SESTA CAMPAGNA DI SCAVI ARCHEOLOGICI NEL CASTELLO DI RONTANA (BRISIGHELLA - RA).

LE SPESE DI VITTO E ALLOGGIO, PRESSO LA FORESTERIA DEL PARCO DEL CARNE', SONO A CARICO DAL PROGETTO.

POSSONO PARTECIPARE GLI STUDENTI DI ARCHEOLOGIA DI QUALSIASI UNIVERSITA'.

Le domande di partecipazione DOVRANNO PERVENIRE ENTRO IL 15 LUGLIO PER LE ISCRIZIONI.

I partecipanti devono provvedere alla propria assicurazione (ad eccezione deglii studenti dell'università di Bologna) e all'attrezzatura personale: scarpe antifortunistiche,  vestiti per lo scavo, guanti da lavoro, protezione solare e cerata antipioggia. Sono inoltre necessari sacco a pelo, materassino gonifiabile e\o brandina da campeggio.

Contatti:


Nei due link - sotto indicati - a siti di archeologia il Dipartimento di Archeologia Medievale della Università degli Studi di Bologna presenta alcuni risultati preliminari dello scavo di Rontana:

03/07/12

Parco Carnè e Centro Visite Rifugio Cà Carnè - Carnè Park and the Visit Centre Hut Cà Carnè

Il Parco della Vena del Gesso Romagnola è ricco di grotte e altri fenomeni carsici formatisi per erosione delle acque nel terreno gessoso. La grotta Tanaccia è un adelle più belle e conosciute dell'intera Vena del Gesso Romagnola e presenta un percorso ipogeo con ambienti suggestivi arricchiti da interessanti fenomeni carsici. E' visitabile solo con guida ed un'attrezzatura che viene messa a disposizione dagli speleologi. Indossare calzature adatte.

DOVE: Parco Carnè Brisighella

QUANDO: dal 01.04.12 al 28.10.12

Informazioni e contatti
Centro Visite Ca' Carnè

Tel:  +39 339 2407028
ghirelli@comunitamontana.ra.it
www.parcovenadelgesso.it

Visita la Grotta Tanaccia/Visit the Tanaccia Cave
Un articolo sul Parco


Il Parco Naturale Carnè venne istituito nel 1973 su iniziativa della Provincia di Ravenna e dei Comuni di Faenza e Brisighella. Il nucleo originario del Parco, circa 40 ettari, rappresenta un concentrato di tutti i più caratteristici aspetti geologici della Vena del Gesso. Vi si possono, infatti, osservare sia fenomeni carsici superficiali (doline, erosioni a candela, bolle di scollamento), sia fenomeni sotterranei quali inghiottitoi, risorgenti, pozzi. Si giunge a Ca Carnè, centro-visite e foresteria del Parco, grazie ad una carraia campestre che scende tra vaste doline, una sulla sinistra molto ampia e erbosa, l'altra, invece, sulla destra, più selvaggia e nascosta da fitta vegetazione. Sono degne di menzione, inoltre, le doline "Catino di Pilato", ai piedi di Monte Rontana, le doline gemelle nell'Abisso Faenza e la piccola dolina detta "Dolina del Gufo". Il Parco rappresenta un esempio ben conservato dell'ambiente floristico e vegetazionale della Vena del Gesso. Tra le specie arboree presenti vari aceri, il sorbo domestico, il ciavardello, il ciliegio selvatico, il castagno, l'olmo campestre e il cerro nonché tiglio selvatico e frassino maggiore. In primavera si susseguono splendide fioriture di specie protette quali il dente di cane e le orchidee, inoltre, nei microambienti più freschi e umidi vegeta la felce lingua cervina. Il Parco Carnè è popolato da una diversificata fauna. Sono presenti: il topo quercino, il riccio, lo scoiattolo, il ghiro, la volpe, il tasso, la puzzola e l'istrice. Si possono incontrare caprioli e cinghiali. Negli ambienti ipogei vivono numerosi pipistrelli di varie specie. Tra gli uccelli sono degni di menzione, il picchio verde, l'upupa e la rarissima e coloratissima ghiandaia marina. Nel Parco nidifica il Gufo reale nonché sparvieri, poiane e civette.

Notizie aggiuntive: Presso il Parco Carnè è possibile pernottare telefonando al numero  0546/81468.
Il Parco rappresenta il luogo ideale per trascorrere giornate o brevi vacanze immersi nel silenzio e nelle bellezze della natura; inoltre da maggio a settembre il Parco propone un ricco calendario di eventi e manifestazioni, visite guidate ed escursioni didattiche.


Orari:
Centro visitatori del Parco:
Da Gennaio a Marzo - da Ottobre a Dicembre:
Sabato, Domenica e festivi dalle ore 9.00 alle 17.00
Da Aprile a Settembre:
tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 20.00

Tariffe:
L'accesso al parco è gratuito. E' prevista una spesa a persona per chi desidera pernottare o usufruire del servizio foresteria, per chi desidera campeggiare o partecipare al calendario di attività del Parco.

Come arrivare: Da Brisighella imboccare la provinciale per Riolo Terme e dopo circa 3 Km. di strada panoramica, in prossimità del Ristorante "Da Mario e manicomi", si scorge sulla sinistra il cartello indicante il Parco Carnè. Seguire le successive indicazioni che conducono al parcheggio adiacente l'ingresso al Parco. Qui lasciare le vetture e proseguire per circa 1 Km. su strada non asfaltata (è severamente vietato introdurre veicoli non autorizzati al Parco Carnè).


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