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28/10/12

Cosa visitare a Tredozio e dintorni/What to visit in Tredozio and its surroundings

 
Chiesa di Sant'Andrea in Pereta
A 5 Km. da Tredozio sulla strada comunale che corre lungo il crinale fra Tredozio e Rocca S.Casciano. Antica Chiesa medievale sorta sui resti di un castello, Castrum Collinae, edificato proprio sulla sommità della valle a 678 metri s.l.m. e abbandonato alla fine del XIII secolo. Sul finire degli anni '60 furono intraprese nei terreni vicini alla chiesa due campagne di scavo su segnalazione dell'allora parroco don Domenico Perfetti. I numerosi reperti venuti alla luce risalgono all'epoca del Tardo Bronzo (1200 a.C. circa) quando la zona era abitata da una popolazione semi-nomade che aveva costruito ripari e utensili d'uso quotidiano. Oggi alcuni reperti sono esposti in teche presso l'entrata del palazzo comunale e si possono vedere negli orari di apertura del Comune.
 
Saint Mary in the Castle
 Santa Maria in Castello
A 5 Km. da Tredozio sulla strada comunale che corre lungo il crinale fra Tredozio e Rocca S.Casciano. Antica Chiesa medievale sorta sui resti di un castello, Castrum Collinae, edificato proprio sulla sommità della valle a 678 metri s.l.m. e abbandonato alla fine del XIII secolo. Sul finire degli anni '60 furono intraprese nei terreni vicini alla chiesa due campagne di scavo su segnalazione dell'allora parroco don Domenico Perfetti. I numerosi reperti venuti alla luce risalgono all'epoca del Tardo Bronzo (1200 a.C. circa) quando la zona era abitata da una popolazione semi-nomade che aveva costruito ripari e utensili d'uso quotidiano. Oggi alcuni reperti sono esposti in teche presso l'entrata del palazzo comunale e si possono vedere negli orari di apertura del Comune.

San Valentino


Saint ValentineS.Valentino è la chiesa Madre del territorio di Tredozio. Fondata nel 562 con il titolo di Pieve, vennero assegnati alla sua giurisdizione i territori che si estendevano a sud fino oltre Gamogna, a sud ovest fino oltre i confini di Marradi e Modigliana, a nord-est fino oltre gli attuali confini di Modigliana e Rocca S.Casciano e a sud est fino all'attuale confine di Portico, cioè oltre S.Benedetto in Alpe. Detto territorio venne denominato "Piviere di San Valentino". In questo "piviere" sorsero gradatamente 21 chiese parrocchiali, 12 delle quali esistono ancora, ma solamente 9 sono in Comune di Tredozio. Ricostruita a tre navate nel 970 fu poi rifondata nel 1863 nel luogo dove sorge tutt'ora. Dal 1752 ha perso il titolo di Pieve.
Seguendo il sentiero che parte a fianco della Chiesa che percorre in leggera discesa il crinale fra le vallate del Tramazzo e dell'Ibola si giunge a Cornio dove il 18 agosto 1944 in un agguato trovò la morte il partigiano Silvio Corbari (l'avvenimento è ricordato in una lapide posta sul muro della casa).

Chiesa di Santa Maria in Ottignana





 

Situata a due chilometri dall'abitato di Tredozio, lungo la strada panoramica che porta al Tramazzo e a S. Benedetto in Alpe. Le prime notizie relative alla chiesa risalgono al 17 luglio 1181, data in cui papa Alessandro III pone la chiesa sotto la protezione della Santa Sede. La sua struttura risultò gravemente lesionata dal terremoto del 1781, ma fu ricostruita sulle sue rovine nel 1786. Nel 1965 fu ristrutturata e vi furono aggiunti due altari laterali oggi eliminati. All'interno è visibile la tempera su tavola "Madonna con Bambino" del XV secolo, interessante la decorazione ceramica dell'altare. Anticamente si svolgeva presso la parrocchia la cosiddetta "battitura" delle uova sode, che da qualche anno si svolge a Tredozio, la domenica di Pasqua e il lunedì dell'Angelo all'interno delle manifestazioni "Sagra e Palio dell'Uovo".
 





 

Chiesa della Beata Vergine delle Grazie e della Compagnia del SS.mo Sacramento
 
(Via XX Settembre - visitabile) Costruita nel XIV sec. e dedicata a San Giovanni Battista svolgeva il ruolo di battistero all'interno delle mura di Tredozio. Nella seconda metà del 1500 fu ampliata e fu costruita l'attuale facciata in cotto con affreschi attribuiti alla scuola de Bramante, oggi quasi totalmente scomparsi. L'ampliamento più consistente fu effettuato all'inizio del 1700. Alla fine dell'epoca napoleonica accolse le suppellettili sacre raccolte in altre Chiese e salvate dalla furia iconoclasta dei francesi. Nel 1900, in occasione del Centenario della ricostruzione della Compagnia del SS. Sacramento, l'interno della chiesa venne restaurato e la facciata di cotto venne rialzata e rimaneggiata in pietra. L'aspetto attuale della Chiesa si deve al recente intervento effettuato all'inizio degli anni 2000. Al suo interno si trovano le seguenti opere:
 





 

 
La Beata Vergine delle Grazie:
immagine ritenuta miracolosa, rinvenuta su un muro della casa del podere chiamato "Molinetto" di Tredozio, il 29 luglio 1752 fu solennemente trasportata nella Chiesa della Compagnia, fu canonizzata pubblicamente in "Madre di Misericordia e Fonte perenne di Grazia" e venne posta nel Tabernacolo della cappella fatta costruire appositamente.





 

Sacro Cuore di Gesù: olio su tela del pittore modiglianese Silvestro Lega (1826-1895)




 

 
L'Annunciazione:
tempera su tavola attribuita a Lorenzo Monaco, scuola toscana della fine del XIV inizio XV secolo.



 


Pieve di San Michele Arcangelo
(Sec. XII) via C. Bandini - visitabile. Se ne hanno notizie sin dal 1203 quando era identificata come chiesa fuori dalle mura. Modificata più volte nelle struttura architettonica, originariamente era costruita su un'unica navata; le due navate laterali furono aggiunte infatti nel 1795. Fortemente danneggiata durante l'ultima guerra è stata restaurata negli anni successivi. Al suo interno è visibile il Crocifisso ligneo della scuola riminese (XIV secolo), un altorilievo in noce raffigurante San Michele Arcangelo opera dello scultore faentino Marocci, un battistero in pietra risalente al XV secolo.

Monastero della SS. Annunziata



 

Ubicazione: il Monastero della SS.Annunziata, di proprietà del Comune di Tredozio (FC) dal 1986 è ubicato a nord dell'abitato all'ingresso del paese, a sinistra per chi proviene da Faenza.
Cenni storici:
Data presunta di fondazione 1060.
1563: dal monastero del "Luogo d'Africa" vi si trasferirono 14 suore Domenicane.
1810: Napoleone soppresse gli ordini monastici e le suore domenicane dovettero abbandonare il convento, che, privato di ogni attività, fu messo in vendita e acquistato nel 1840 dalla famiglia Fabroni di Marradi.
1986: la famiglia Fabroni vende il convento al Comune di Tredozio.
Stato attuale: Dopo l'acquisto il Comune e la Soprintendenza ai Beni Culturali ed ambientali di Ravenna, hanno iniziato un lungo lavoro di restauro conservativo dell'immobile tutt'ora in corso grazie a finanziamenti pubbici e privati (Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì). Nel piano terreno del fabbricato e nell'ex Chiesa, restaurata grazie ad un congruo investimento della Soprintendenza di Ravenna, si tengono annualmente concerti, eventi e mostre, in particolare nel periodo invernale la mostra dei presepi.
 

 

 
Caratteristiche strutturali: il fabbricato colpisce per le sue vaste dimensioni e la sua struttura a ferro di cavallo rivolto verso il monte e la corte interna.
Il complesso è costituito da un fabbricato di superficie coperta di circa mq. 1300 che si articola attorno ad un cortile ed è circondato da una cinta muraria che racchiude una porzione di terreno di circa mq.6200, che sommato al terreno prospiciente il fabbricato creano una pertinenza di circa un ettaro. Si sviluppa su n.3 piani fuori terra, per un totale di circa n.100 vani con una superficie utile di circa mq.3.600. Al piano terra vi sono ubicate la foresteria, il porticato interno, la Chiesa, il refettorio, le cantine e altri spazi di servizio. Al piano primo e al piano secondo vi sono le celle e i servizi della clausura. L'Amministrazione Comunale di Tredozio sta cercando soluzioni per completare il restauro e usare il complesso che si presta per molteplici attività, fermo restando la destinazione turistico-ricettiva delle 11 camere già ultimate.

Castellaccio 
Situato a pochi minuti dal centro di Tredozio sul cucuzzolo che ancora domina la vallata.
Il primo documento che testimonia la presenza del castello di Tredozio (Castrum Treudacium) è del 925. Come tutte le costruzioni tipicamente medioevali, anche il "Castellaccio" doveva essere di aspetto piuttosto imponente poiché costruito con solidi muri in calce e pietra. Di forma ottagonale, nel punto centrale era posta la torre alta 17 metri attorno al deposito delle armi e munizioni, di fianco la Chiesa di S. Maria Maddalena e poi la Casa del Conte.
Già a metà del 1800 Castrum Treudacium era ridotto a rudere, come dimostrano i disegni di Liverani (biblioteca Forlì).
Di quello che un tempo era stato il punto di forza dei Conti Guidi prima e una testa di ponte fiorentina poi, ora non restano che le fondazioni ed alcuni locali interrati adibiti a cisterne.
Merita comunque salire sul cucuzzolo che domina Tredozio sia per l'aspetto archeologico che per quello paesaggistico; dal sentiero che conduce al "Castellaccio" si può ammirare Tredozio da una visuale insolita.
 
 






The Volcano of Sacco Mountain-Busca Mountain
Monte Sacco - Vulcano
A circa 6 km. da Tredozio sul valico M.Busca. L'antico castello di Monte Sacco fu distrutto nel 1425; la sua posizione alla sommità del monte è segnalata da una grande croce.
A poche centinaia di metri in località Cà Forte, lungo la strada provinciale M.Busca - Portico di Romagna il cosiddetto "vulcano" termine scientifico di fontana ardente; costituito da emanazioni di gas metano che, a contatto con l'ossigeno dell'aria, rimangono costantemente accese. Queste emissioni furono sfruttate, durante l'ultimo conflitto, con modeste produzioni. Nel 1975 una società petrolifera effettuò, nella zona di M.Freddo, la perforazione di un pozzo profondo, senza individuare accumulo di idrocarburi di qualche importanza.

Ponte Lake
Lago di Ponte - Fonte del Bepi 
Vi si giunge da Scarzana, 5 Km da Tredozio, tramite 300 metri di strada ghiaiata dopo aver percorso 2 Km dalla strada provinciale del Tramazzo. Formato nel 1962, in seguito alla costruzione di uno sbarramento artificiale lungo il torrente Tramazzo, tra il Fosso Moino e il Valdania, è compreso nell'area del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna.
Dal lago di Ponte parte il sentiero n.8 del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi (percorso circolare di circa 3,5 chilometri - dislivello in salita di 200 metri - tempo di percorrenza circa 2 ore).
L'ambiente forestale e faunistico appenninico vi si è conservato in modo perfetto.
Nei pressi del lago ampio spazio attrezzato per pic-nic.
L'abitato di Casa Ponte in prossimità del lago, recentemente è stato ristrutturato e destinato a punto di rifugio e ristoro per escursionisti.
Bepi Spring
Meritevoli sono le vedute panoramiche dei tratti sommitali; nei pressi della Fonte del Bepi, luogo immerso in un bosco di splendidi faggi "da meriggio" lasciati per far ombra al bestiame si trova uno spazio attrezzato per soste e una fonte perenne.
All’interno del bosco possiamo ammirare un enorme faggio alto circa 25 metri, con una circonferenza di 3,2 metri e con un’età stimabile di circa 200 anni.
Un ambiente di suggestiva bellezza che non mancherà di ammaliare gli amanti della natura incontaminata.

Trebbana - Gamogna
I due monasteri hanno fatto parte del cosiddetto Piviere di San Valentino, ossia la giurisdizione dell'antica pieve di cui fecero parte sino a 21 Chiese parrocchiali, che fin dal primo millennio presero parte attivamente alla vita sociale e religiosa delle vallate di Tredozio e Modigliana.
Trebbana si trova a breve distanza dal crinale di confine tra le regioni Emilia-Romagna e Toscana; raggiungibile anche in auto attraverso la strada bianca che da Lutirano (6 km da Tredozio), va verso sud. Arrivati al Ponte della Valle inizia la strada interpoderale che porta a Trebbana. E' pure raggiungibile a piedi in mezz'ora di cammino sul sentiero che si trova lungo la strada che da Tredozio va verso il Monte Tramazzo (a circa 8 km da Tredozio).
Trebbana è un'antica chiesa dedicata a San Michele con annessa un'ampia canonica. La sua fondazione risale al 1063, anno in cui la Chiesa fu donata a San Pier Damiano per gli eremiti di Gamugno. Abbandonato a se stesso per un lungo periodo, attualmente Trebbana, passato nel Comune di Marradi, è ritornato completamente fruibile, restaurato ed attrezzato per escursioni e ristoro. Funziona come centro di ospitalità con possibilità di pernottamento ed uso cucina fino a 50 persone.
Nelle immediate vicinanze si segnala la presenza di una quercia secolare (tronco misura m.4,75 di circonferenza) indicata anche nelle mappe catastali e carte geografiche militari.
Festa: seconda domenica di settembre.
L'eremo di S.Barnaba di Gamogna e l'Abbazia di S.Giovanni d'Acerreta sorsero su diretto intervento di San Pier Damiano (Sec. XI). L'attuale edificio (che risale probabilmente ad una ristrutturazione del trecento) è stato ristrutturato grazie all'intervento del sacerdote Don Antonio Samorì e di un folto gruppo di volontari.
E' raggiungibile partendo dalla Valle Acerreta (Località Val di Noce) e percorrendo un ripido sentiero su prati e gradoni di arenaria.

I Patriarchi






 


Quercia del Bagno
Partendo in auto dal centro abitato di Tredozio si percorrono poco più di 3 chilometri della strada provinciale 86 del Tramazzo prima di svoltare a sinistra in direzione degli abitati di Fabbriche ed Isola.
Qui giunti si prosegue poi a destra e si supera il ponte sul torrente.
In località Passatoio la strada diventa bianca ed è opportuno proseguire a piedi, anche per avere maggiori possibilità di osservare il paesaggio.
Senza difficoltà si giunge dopo breve ad un bivio, si prosegue a destra per un centinaio di metri sino alla casa denominata “ Il Bagno”.
Fiancheggiando il muro a monte della casa (lato sud) si scende al fosso, lo si attraversa e si sale sulla sinistra percorrendo una comoda ed ampia carrareccia.
Si percorrono ancora circa 200 metri ed, alzato lo sguardo, troviamo su un crinalino alla nostra destra, la Quercia del Bagno.
La Quercia del Bagno raggiunge un’altezza di circa 12,5 metri con una circonferenza di 4,70 metri. A circa 1,4 metri dalla base si divide in due tronconi e ciò facilita il tanificare di animali.
Le misurazioni di questo “patriarca” e di quelli riportati di seguito sono state realizzate con un interessante procedimento empirico: sono necessari un bastone di medie proporzioni che serva da riferimento metrico, due persone ed una rotella metrica (in assenza di questa si procede ad una misurazione “a passi”).
 






 

Faggione del Tramazzo
(In auto)
Dal centro abitato di Tredozio si raggiunge il bivio dopo Il Passatoio, dopo aver percorso, per un breve tratto, la provinciale del Tramazzo e aver svoltato in direzione degli abitati di Fabbriche ed Isola.
Si prosegue verso destra, dopo aver superato un tratto di strada rettilineo, aperto e pianeggiante. Percorsi circa 2 chilometri, quando la pista riprende a salire, si deve lasciare l’auto.
Qui giunti, si sale senza difficoltà su un pianetto posto a destra della pista principale e si scende dalla parte opposta seguendo il sentiero CAI n. 565, segnalato con colore bianco-rosso.
Dopo aver percorso in discesa circa 200 metri, appare in tutta la sua magnificenza sua maestà il faggione del Tramazzo, un’opera ineguagliabile di architettura naturale.
(Chi non ama troppo camminare può raggiungere comodamente in auto la casa “Il Bagno”).
(A piedi)
Da Tredozio si percorre tutto il tratto asfaltato della provinciale del Tramazzo, circa 400 metri di strada bianca, quindi si scende sulla sinistra seguendo l’itinerario bianco-rosso CAI 565.
Si guada il torrente Tramazzo e si sale seguendo l’itinerario segnalato sino ad incontrare il faggione.
Il Faggione del Tramazzo ha un’altezza di circa 35 metri, una circonferenza di 5,05 metri e si estende, con i rami possenti per un’ampia superficie. Ha un’età databile di circa 400 anni.
Da qualsiasi itinerario lo si raggiunga, l’incontro con esso risulta particolarmente emozionante, poiché lo si percepisce come uno statico, ma incredibilmente vivo monolite arboreo che ha assistito, quieto e silenzioso, all’avvicendarsi di un’infinità di eventi e vicende umane.
Ai suoi piedi è posto un blocco di pietra, molto invitante per il riposo del viandante e per la silenziosa contemplazione della natura di coloro che la amano e sanno porsi in rapporto empatico con essa.






 

Il faggio e il ciliegio delle Piane
Da Tredozio si percorrono circa 7 chilometri della provinciale del Tramazzo sino a raggiungere il parcheggio adiacente al lago di Ponte.
Da qui si prosegue percorrendo il sentiero Natura e giunti alla 7° stazione, dopo un chilometro circa dal lago troviamo le Piane con i nostri due patriarchi.
Il faggio ha un’altezza di circa 20 metri, la circonferenza è di oltre 2 metri ed ha un’età stimabile in un secolo di vita.
Il ciliegio è alto circa 20 metri, ha una circonferenza di 2 metri circa e può essere considerato coetaneo del faggio, poiché anche in questo caso l’età si aggira attorno ai 100 anni.
 






 

Il carpinone
Si raggiunge in auto il parcheggio adiacente il lago di Ponte e ci si inoltra nel fitto del bosco seguendo il sentiero con segnavia bianco-rosso n. 561 nella parte a monte del lago.
Si oltrepassano i ruderi di Re di Muino e prima di superare il fosso si prosegue sulla sinistra su una traccia di sentiero non segnato, irto e non facile da percorrere.
Dopo circa 1 chilometro si raggiunge il carpinone.
Per tale itinerario è opportuno rivolgersi ad un’esperta guida del Parco.
Il carpinone ha un’altezza di circa 20 metri, la circonferenza è di 3 metri circa ed ha un’età databile di circa 100 anni.
 

21/10/12

Che cosa visitare a Riolo Terme e nei dintorni/What to visit in Riolo Terme and its surroundings

Il nome "Riolo" deriva da 'Rio Doccia", un modestissimo corso d'acqua, a carattere pluviale, situato presso la Rocca. Per oltre due secoli, viste le caratteristiche del torrentello, il paese fu chiamato "Riolo Secco". Nel 1914, per il valore terapeutico delle acque che sgorgavano nei dintomi, fu adottato il nome di 'Riolo dei Bagni. Quando infine nel 1957 il locale stabilimento si impose all'attenzione nazionale, il nome del paese fu convertito nell'attuale.
I primi insediamenti sui fertili terrazzi intorno a Riolo risalgono al Neolitico e forse anche a periodi antecedenti, come dimostrano reperti di epoca preistorica depositati presso la Raccolta cittadina, nonché al Museo di Imola e al Museo Archeologico di Bologna. Varie testimonianze confermano l'avvicendarsi in questi luoghi di Umbri, Etruschi, Galli, Romani, Goti e Longobardi. In particolare, la colonizzazione romana trova riscontro nei resti di numerose ville e nelle maglie centuriali, in parte rilevate. La caduta dell'Impero romano e la conseguente crisi economica spopolò la vallata. Un rilancio si ebbe a partire dal IX secolo, quando si stabilirono nei paraggi i frati benedettini, che costruirono la badia di San Pietro in Sala e bonificarono ampie superfici.
Durante il Medioevo si accesero aspri conflitti fra le famiglie potenti della valle.
Nel 1500 scese in queste valli Cesare Borgia con le sue truppe e anche Riolo venne conquistata. Nel 1504 il papa Giulio II la privò di ogni autonomia e la sottopose alla potestà imolese.

 
The Thermal Baths
Il secolo XVII si caratterizzò per una notevole decadenza economica e sociale.
Il 7 agosto 1766 fu una data storica: un esecutivo di dieci riolesi, guidati da Giulio Cesare Costa e dal giurista Francesco Mazzolani, si riunì in assise escludendo i forestieri. Nell'occasione, furono denunciate prepotenze, umiliazioni, stato di servitù. Una mozione fu votata contro le pretese di Imola. Ma erano pochi uomini soli e i tempi non erano ancora maturi e solo dopo il 1815, con la restaurazione, i riolesi acquisirono una certa autonomia amministrativa.
Dal 1824 un certo rilancio si cominciò ad avvertire grazie allo sfruttamento delle acque minerali.
Nell'agosto del 1914, Riolo ebbe inoltre la ferrovia, ma le scarse possibilità economiche offerte dalle valle ne segnarono presto la scomparsa, avvenuta nel 1933.

La Rocca Trecentesca
La visita non può che iniziare dalla centrelissima Piazza Mazzanti piazza Mazzanti, dove domina maestosa la Rocca trecentesca. Lavori di radicale restauro stanno gradualmente restituendo la fortezza alle condizioni originali. Un primo intervento, iniziato nel 1984 e conclusosi nel 1989 ha consentito di adibire ampi spazi interni ad attività espositive d'arte di importanza europea e a rappresentazioni musicali. Gli ultimi lavori hanno eliminato alterazioni strutturali ed aggiunte, recuperando anche l'originale fossato e ripristinando il ponte levatoio. L'intero volume si staglia oggi isolato in tutta la sua primitiva imponenza, perfettamente integrato all'antica cinta muraria superstite. Il complesso, dotato di quattro torri angolari (fra le quali il mastio a base quadrata è alto 22 metri) si sviluppa su quattro livelli: un piano interrato, uno a livello della corte, uno all'altezza dei merli e un sottotetto.
Per l'antico forte si apre ora l'opportunità di una nuova storia, che risulterà trainante per l'identità di Riolo e del suo territorio. Gli spazi resi disponibili saranno messi a disposizione di idee e progetti di grande richiamo culturale. Sono addirittura tre i musei previsti: il primo relativo alla Gastronomia italiana; il secondo alla Vena del gesso e l'ultimo ai ritrovamenti archeologici del territorio. Naturalmente avrà un angolo tutto suo, quello che è considerato il cimelio per antonomasia del paese, ovvero la "bombarda della Rocca". L'arma da fuoco, come risulta dal marchio impresso sopra è datata 1474 e appartenne a Carlo Il Manfredi, si tratta probabilmente dell'allora modernissimo pezzo di artiglieria utilizzato nel 1527 per respingere l'assalto di un'orda di Lanzichenecchi spagnoli.

La Chiesa di San Giovanni Battista
A poca distanza dalla Rocca, percorrendo corso Matteotti, si raggiunge la chiesa prepositurale di San Giovanni Battista, consacrata nel 1960. Al suo interno, nell'abside, dietro l'altare maggiore è posta una delle più imponenti opere sacre che l'estro artistico moderno sia stato in grado di creare: La Redenzione di Sante Ghinassi. Si tratta di un grandioso pannello di ceramica di 100 metri quadrati, composto di 900 piastrelle di maiolica, che sotto il profilo della materia utilizzata e delle dimensioni non ha precedenti. Nell'opera, appare geniale l'intuizione religiosa di Ghinassi riferita al mistero della salvezza: intorno al Cristo crocifisso dal basso a sinistra in senso orario circola tutta la storicizzazione della Cristologia: dalla Natività all'Evangelizzazione, passando per Battesimo, Chiamata di Pietro, consegna delle chiavi, Resurrezione, Pentecoste. Come in una moviola si dipanano ai piedi della croce scorci caratteristici ed emblematici di Riolo: il viale delle Terme, la Rocca, il paese cinto di mura. Tra le altre pregevoli opere raccolte nell'edificio spicca una Via Crucis del ceramista Angelo Biancini, mentre alcuni dipinti provenienti dalla vecchia chiesa, databili ai secoli XV e XVI, adornano la piccola Cappella dedicata alla Beata Vergine del Rosario.

Il Parco Sotto le Mura

Arte antica e arte moderna si fondono anche quando, dopo un breve percorso, si raggiunge il Parco sotto le mura, una sorta di museo dove intriganti sculture in bronzo dell'artista riolese Giovanni Bertozzi, ispirate dalle pagine del libro di Leonida Costa Le 127 giornate di Riolo (cronaca delle terribili giornate dell'inverno 1944-45 in cui il fronte di guerra si fermò a Riolo per oltre quattro mesi), giocano a rimpiattino con la vegetazione. La varietà degli scorci è qui così mutevole che in pochi metri si retrocede o si avanza di secoli.

Le Terme
Inaugurato nel 1877 su progetto del faentino Antonio Zannoni, l'atmosfera si fa orientaleggiante. Il primo nucleo, il Padiglione Bagni, oggi rappresenta il cuore dello stabilimento ed ospita l'accettazione e la direzione.
Negli anni a cavallo tra Otto e Novecento, passata la proprietà dello stabilimento a privati dotati di grande intuito e spirito imprenditoriale, le strutture furono rese più ampie e funzionali e si aggiunsero, secondo il brillante progetto dell'architetto riolese Anselmo Mongardi: un kursaal con teatro e casinò, (purtroppo completamente raso al suolo durante l'ultimo conflitto); una chiesetta dedicata alla Madonna della Salute (1900); il Grand Hotel delle Terme stile liberty; uffici; locali di ritrovo; giardini. In quell'epoca le Terme di Riolo dei Bagni erano infatti un'ambita meta per la migliore nobiltà italiana ed europea.
Le acque di sessanta sorgenti naturali, diverse per composizione chimica e proprietà terapeutiche, vengono ogni giorno raccolte e condotte attraverso sofisticate apparecchiature per ricavare il meglio di quei principi utili nella prevenzione e nella cura di molte affezioni.
Sessanta fonti di benessere che si riversano nella grande piscina termale, gorgogliano nelle vasche terapeutiche e negli idromassaggi, impregnano i fanghi curativi, divengono vapori benefici per le cure inalatorie. E sono, insieme a preziose erbe curative, componenti essenziali della linea di prodotti cosmetici delle Terme di Riolo, ottimi per i trattamenti di bellezza. Particolarmente indicate per l'apparato respiratorio, le acque delle Terme di Riolo sono elementi ideali anche nelle terapie rilassanti e nei trattamenti estetici. Immersi in un rigoglioso parco, gfi attrezzatissimi padiglioni di cura ed il Centro Estetico racchiudono il perfetto connubio tra la tecnica moderna e la più naturale delle cure: l'acqua.

http://www.altraromagna.net/home/it/il-territorio/provincia-ravenna/104-unione-comuni-faentini.html

Cosa visitare a Castel Bolognese e nei suoi dintorni/What to visit in Castel Bolognese and its surroundings

Castel Bolognese, rilevante centro agricolo e industriale di oltre 8000 abitanti, deve lo sviluppo alla sua posizione strategica, lungo la via Emilia, a metà strada fra Imola e Faenza. E' centro di diramazione per Palazzuolo Sul Senio, attraverso Riolo Terme e Casola Valsenio, verso l'appennino Tosco-Emiliano e per i centri di Solarolo, Lugo di Romagna, Bagnacavallo e Ravenna verso il mare Adriatico.
Fondato dal Senato di Bologna sul finire del 1300, come avamposto in difesa dei loro territori, fu assoggettato a questa città fino alla fine del 1700. Papa Pio VI nel 1794 ne decretò il distacco da Bologna a Ravenna; in seguito, per l'intervento di Napoleone Bonaparte, ritornò per un breve periodo a Bologna e solo nel 1814 rimase definitivamente alla Legazione di Ravenna.
L'originale cinta muraria fu in parte distrutta nel 1501 dal conquistatore Cesare Borgia detto il Valentino e subito ricostruita. Un susseguirsi di distruzioni provocate dall'uomo hanno radicalmente modificato il paese. Delle vestigia del passato poco o nulla è rimasto tranne qualche tratto di cinta muraria, tre torrioni d'angolo, due restaurati e l'altro in attesa, vaghe tracce dell'antica rocca recentemente rimaneggiata.

Chiesa di S. Sebastiano
Sulla via Emilia lato Imola fa bella vista la cinquecentesca chiesa di S. Sebastiano nel cui interno esistono ancora eseguiti nel 1539 da Giambattista Bernardi nipote del noto incisore di pietre dure Giovanni da Castel Bolognese, sopra l'altare resti di un affresco attribuito a Girolamo da Treviso il Giovane (1494-1544) e pregevoli opere in ferro battuto (candelabri, lampadario e recinzione) dell'artista faentino Luigi Matteucci.

Parrocchiale di S. Petronio
La parrocchiale di S. Petronio, risalente al 1400, fu quasi interamente rifatta dall'architetto imolese Cosimo Morelli (1732-1812); all'interno si possono ammirare diverse opere in terracotta di Alfonso Lombardi (1487-1537) e una statua di S. Petronio, regalo dei bolognesi a papa Pio IX, che la donò a sua volta a Castel Bolognese.
In una raccolta d'Arte Sacra recentemente realizzata in locali adiacenti alla chiesa si possono ammirare, fra l'altro, una tela di Felice Giani (1758-1823) raffigurante S. Petronio, protettore del paese, una bella croce astile in argento sbalzato e rame dorato della bottega dei Bernardi ed un S. Francesco dipinto su metallo dall'artista castellano Giovanni Piancastelli.

Chiesa di S. Francesco
La chiesa di S. Francesco, di forma ottagonale e costruita su progetto dell'architetto romano Francesco Fontana (1668-1708), subì il crollo della cupola, ricostruita negli anni 1861/1866 dall'architetto ticinese Costantino Galli.
Nell'interno è degno di attenzione l'altare dei Santi o delle Reliquie (circa seicento) custodite in un grande armadio artistico (sec.XVIII) opera di Cesare Fabri artigiano di Lugo di Romagna, provenienti da Roma e donate alla chiesa da padre Giovanni Damasceno Bragaldi (1664-1716).

Chiesa Santa Maria della Misericordia
Una terza chiesa, Santa Maria della Misericordia, ora sconsacrata, fu progettata dall'architetto Cosimo Morelli con la collaborazione dell'architetto bolognese Ottavio Toselli (1695-1777) per alcuni lavori interni.

Municipio

Nel 1863 il vecchio convento dei Minori Francescani ora sede del Municipio subì una radicale trasformazione su progetto dell'architetto Giuseppe Mengoni (1829-1877); all'interno si possono ammirare alcune tele antiche ed un'interessante raccolta di materiale per liuteria appartenuta a Nicola Utili (1888-1962), noto come mastro Nicola da Castel Bolognese. Lungo i viali, le piazze, in alcuni edifici pubblici e nelle chiese sono poste in bella mostra opere di Angelo Biancini.


Il Museo Civico
La recente istituzione del Museo Civico in V.le Umberto I° permette di apprezzare, oltre al materiale archeologico rinvenuto nel territorio comunale, la Pinacoteca dove sono presenti opere di molti artisti castellani deceduti; una sala è dedicata al pittore Giovanni Piancastelli (1845-1926) ed una all'incisore e smaltista Giuseppe Guidi (1881-1931); sono, fra l'altro, presenti opere dello scultore Angelo Biancini (1911-1988), del pittore Fausto Ferlini (1917-1992) ed alcune placchette e medaglie dell'incisore Giovanni Bernardi (1494-1553). Il Museo Civico vive un rapporto molto stretto con la città e il territorio che lo ospita, illustrando le sue origini, i suoi artisti, la storia della sua gente, proponendosi come contenitore moderno e dinamico della "memoria" della cominità. Anche chi vive in questo ambiente a volte non riesce a percepire ciò che lo circonda, ed è allora che il museo può venire in aiuto: oggi il suo compito non è più quello di esecutore di una conservazione fine a se stessa ma di essere strumento di trasmissione e riqualificazione culturale, cercando di assolvere alla richiesta sempre più assidua di utilizzazione didattica e formativa del suo patrimonio, finalizzato a documentare e a qualificare le testimonianze di un passato nel quale la società ricerca la propria identità.

I dintorni

Casalecchio
Infine è interessante visitare in località Casalecchio a circa 2 Km. dal paese, il vecchio Mulino di Scodellino risalente al XV sec., che ha subito restauri solo nella struttura muraria, ma conserva al suo interno quasi intatta la vecchia attrezzatura.

Che cosa visitare a Casola Valsenio e nei suoi dintorni/What to visit in Casola Valsenio and its surroundings

Nel capoluogo i più importanti luoghi, edifici e monumenti sono: Torre di Galbetto (sec. XV), edificio dell'originario borgo medioevale. Piazza Luigi Sasdelli, la più antica piazza del paese, chiusa anche sul lato nord-ovest fino al 1957. Via G. Matteotti, antica strada su cui si affacciavano locande, osterie, botteghe, calzolerie, ecc. Torre civica detta dell'Orologio che vi fu collocato nel 1560 per non vivere più «a benefizio di natura». Chiesa arcipretale dell'Assunta (sec. XVI), con pregevoli stucchi. Monumento ai Caduti (1923), opera bronzea di Cleto Tomba. Monumento ad Alfredo Oriani (1959), opera in bronzo di Angelo Biancini. Chiesa di S. Francesco detta dei Frati (1823), dell'architetto Pietro Tomba. Monumento al granatiere G. Nembrini, stele in ceramica di Leandro Lega. Chiesa di Sopra (sec. XIII), resti murari e campanile a vela della chiesa dell'antico castello di Cásola sovrastante il paese.
Percorrendo la strada statale 306 dal confine nord verso sud si incontra: l'Abbazia di Valsenio (sec. X), complesso benedettino di particolare pregio architettonico. Il Cardello, casa museo dello scrittore Alfredo Oriani (1852-1909) costituisce un raro esempio di abitazione signorile romagnola. Oriano (sec. XIII), nucleo fortificato con architettura molto antica. Santuario della Rivacciola (sec. XVIII) in cui si venera un'immagine miracolosa della Beata Vergine. Chiesa di S. Apollinare (sec. XIV) conserva una pregevole tavola del pittore Innocenzo da Imola.
Su un poggio a sud-est del paese si trova la massiccia torre di Ceruno (sec. XIV), nido della consorteria dei Ceronesi che dominarono la valle tra il XV e il XVI secolo. Lungo lo spartiacque tra Senio e Santerno si erge Monte Battaglia (m. 715 slm), rocca medioevale (sec. XII) recentemente restaurata e famoso obiettivo della seconda guerra mondiale conteso da partigiani, alleati e tedeschi. Ai piedi della torre è collocato il Monumento alla lotta di Liberazione, opera in bronzo del faentino Aldo Rontini.
In frazione Zattaglia si trova il sacrario del Gruppo di Combattimento Friuli.
Di interesse anche la Vena del gesso, formazione gessoso-solfifera con minerale variamente cristallizzato che conferisce alla roccia un caratteristico luccichio che le è valso il nome di «pietra di luna». La vena è interessata da fenomeni di carsismo con grotte, doline ed inghiottitoi. Famosa è la Grotta del re Tiberio (m 306) per le sue leggende e per le tracce di presenza umana in epoca preistorica. Da non perdere il Parco e la tenuta del Cardello che costituiscono un insieme di valore storico, culturale ed ambientale e il giardino officinale, realizzato vicino al paese nel 1974 dalla regione Emilia-Romagna con la collaborazione del professor Augusto Rinaldi Ceroni, che raccoglie piante aromatiche, medicinali, da essenza e da cosmesi.

30/09/12

MOLINO DI SCODELLINO A CASTEL BOLOGNESE-SCODELLINO MILL IN CASTEL BOLOGNESE


Caro amico/a,
questa lettera accompagna una pubblicazione particolarmente efficace che l’associazione Amici del Mulino Scodellino (AMS) ha realizzato per diffondere la conoscenza dell’antico  Mulino favorendo il ricordo a chi lo ha visto in funzione, facendone capire l’importanza soprattutto alle giovani generazioni e a tutte queste famiglie che si sono trasferite nella nostra comunità e che riteniamo importante si famigliarizzino con una parte della storia del territorio.
La brochure, arricchita dalla suggestiva acquaforte (g.c) del pittore castellano professor Fausto Ferlini rappresenta il primo momento pubblico associativo, e vuole valorizzare un importante manufatto del nostro territorio, inserito nel suo contesto geografico che comprende la Diga Steccaia recentemente restaurata e il Canale, insieme che costituisce un eccezionale ed irripetibile percorso culturale, storico, turistico e didattico parte integrante delle nostra comunità e delle nostre radici.
E’ per noi motivo di soddisfazione la messa in sicurezza del Mulino e per questo ringraziamo l’Amministrazione Comunale che ha creduto nella importanza di un investimento che valorizza la nostra storia e il nostro territorio.
Oltre allo studio dell’architetto Oreste Diversi e del suo collaboratore ingegner Giovanni Mainardi, esprimiamo un sincero ringraziamento al professor Ettore Badiali per la messa a disposizione del suo “sapere” relativo al mulino, alla BCC della Romagna Occidentale, alla Proloco di Castel Bolognese, al Consorzio di Bonifica per il sostegno economico alla pubblicazione.
L'Associazione AMS organizzerà altre iniziative di cui sarà informato, nel frattempo se vorrà approfondire l’argomento, potrà consultare http://www.castelbolognese.org/molino.htm o mettersi in contatto col professor Ettore Badiali, consulente scientifico dell’associazione, ai seguenti numeri +39054243387 cell. +393383141813 e mail ettore.badiali@gmail.com.

Il Molino di Scodellino a Casalecchio di Castel Bolognese fu costruito sul finire del Trecento e l'inizio del Quattrocento, pochi anni dopo la fondazione del "Castrum Bononiense", avvenuta nel 1389, come risulta da una pergamena di messer Filippo Guidotti.
Avutane la cessione nel 1442, il comune di Castel Bolognese ne acquisì il possesso nel 1489, che ha conservato ininterrottamente fino ad oggi.
Deve probabilmente il suo nome alla "scudella" di farina che il mugnaio tratteneva per la molitura.
Sorge a circa due chilometri dal centro di Castel Bolognese sul canale dei molini in prossimità del fondo "Contessa"; è una costruzione rustica, realizzata in mattoni a vista e di solida struttura, che ben rivela il suo impianto originario. E' l'ultimo esempio ancora esistente della serie dei molini sorti nel 1400 lungo il canale che da essi ha preso il nome.
Si affaccia sulla via Canale con un caratteristico portico basso sorretto da grosse travi e da archi di rinforzo. Tale loggiato, in caso di maltempo, serviva per dare ricovero ai carri che si recavano al molino; sono ancora visibili sulla facciata gli anelli di ferro ove venivano legati i cavalli.
Il molino si sviluppa a occidente sull'altra sponda con un secondo corpo di fabbrica posteriore che era adibito a granaio, databile al 1700.

27/09/12

Villa Calabri e Ponte di Marzolo, aree dove prendere il sole d'estate


Non si tratta proprio di due aree balneabili sono due anse del fiume montone che alcuni locali frequentano per prendere il sole d'estate comunque la loc. Villa Calabri è a circa 2 Km dall'abitato di Rocca San Casciano in direzione Portico e San Benedetto, appena dopo l'insediamento industriale "Bipres" mentre per il Ponte di Marzolo si deve proseguire sempre in direzione Portico e san Benedetto e deviare a sinistra in direzione Loc. Santo Stefano.


Chiesa di Rivalta, una meraviglia da riscoprire


22/09/12

ROMAGNA VISIT CARD








Per ulteriori informazioni: http://www.romagnavisitcard.it/it/





For further information: http://www.romagnavisitcard.it/en/


Parchi pubblici a Faenza - Parks in Faenza

Parco della Rocca - "Il Tondo"

Via Giovanni da Oriolo
48018 Faenza RA

Pur nelle ridotte dimensioni - poco più di mezzo ettaro, con 270 piante - e pur nell'aspetto un pò superato, il parco della Rocca ha un valore storico e documentario (oltre che ovviamente ricreativo ed ecologico), non foss'altro che per il fatto di essere il più vecchio giardino pubblico faentino. Venne realizzato con il nome di "Parco dei Bimbi" nei primi anni '60 sull'area dell'ex prato della Rocca, che presentava solo il viale di platani (tuttora presente) collegato con lo Stradone. La sua funzione originaria, progressivamente ridottasi a partire dagli anni '80 e oggi del tutto scomparsa, era quella di giardino zoologico; allo scopo venne realizzata una grande gabbia con scimmie, una doppia per puma e leopardi con, sul retro, una vasca per procioni lavatori, una voliera ed un recinto centrale con emu (struzzi australini), alpaca (sorta di lama sudamericani, ma più grandi) e cervi pomellati. A fianco c'era una piccola vasca, in parte ancor oggi esistente, con tartarughe palustri. Nel linguaggio corrente faentino il parco non è mai, di fatto, stato indicato con nessuno dei pur numerosi nomi ufficiali: l'unico nome di successo è stato "Il Tondo", per via della pista circolare che lo contraddistingue; tale nome viene usato ancora oggi. Il parco è stato oggetto, negli anni '90, di un lungo restauro teso a conservare le parti migliori e riproponibili, riutilizzando invece in altro modo le strutture zoologiche. Così la vasca per testuggini e quella per procioni sono state adibite a fioriere, le gabbie sono oggi in parte di servizio ai chioschi esterni di piadina e la collinetta sotto cui c'era il ricovero dei cervi e degli alpaca è stata restituita alla sua funzione di elemento decorativo, accessibile ai pedoni.

Parco Tassinari
Via Camillo Cavour
48018 Faenza RA

Forse il più bel parco del centro storico. E' esteso quasi un ettaro (per la precisione 9.209 m quadri) e possiede oltre 330 piante di cui circa 230 sono alberi d'alto fusto. La parte più antica, quella confinante con il Palazzo Tassinari (quindi sul lato di via Castellani) denuncia immediatamente la sua derivazione da un piccolo giardino privato ottocentesco (quello appunto dell'adiacente palazzo, divenuto, assieme all'area verde, di proprietà comunale), ancora riconoscibile per gli elementi caratteristici quali il laghetto (con ponticello in mattoni) e la macchia di bambù. Di epoca imprecisata è la ghiacciaia, ancora ben conservata nelle sue parti (collinetta e cavita interna) e utilizzata fin quasi a metà Novecento per il ghiaccio, che si ricavava stoccando all'interno del "tumulo " neve ben pressata e coperta da foghliame, terra e altro materiale isolante. Da un punto di vista botanico l'elemento di gran lunga più rilevante era il grande cedro che sorgeva nei pressi dell'angolo nord del Palazzo, schiantato dalla tempesta di vento del 26 dicembre 1999. Il tronco, peraltro, sramato e pulito, è stato lasciato sul posto e da un'idea delle imponenti dimensioni della pianta.

Parco della Magione

Piazza Fra Saba
48018 Faenza RA


Esteso per 5.554 m quadri, con una novantina di piante, questo parco ha una parte recente ed una antica, ricavata su una vecchia ghiacciaia, oggi inaccessibile e inservibile ma di cui resta comunque la "collinetta", con un'interessante copertura a pervinche, laurotini e lecci, che rappresenta la parte più interessante, oltre che vecchia (forese ultracentenaria) del parco. Per il resto sono da segnalare i bei tratti di mura manfrediane (metà '400) che cingevano il Borgo e che delimitano a tutt'oggi il parco. Nel muro che fronteggia l'ingresso, oltre alla struttura "ad arcate" ben riconoscibile, si può ammirare una strana cavità, simile ad un boccascena teatrale: si tratta di un ambiente semicircolare coperto a cupola ricavato dall'interno di uno dei torrioni (in origine per l'intera cinta muraria erano ben 35, oggi ne restano 26). Pare che in passato sia stato in effetti usato per piccoli spettacoli all'aperto.
Presenti, ovviamente, anche le consuete piccole strutture "di servizio": panchine, tavoli in legno, una fontanella.




Parco Malmerendi
Via Medaglie d'Oro, 51
48018 Faenza RA


Il parco, oggi giardino botanico e "parte vivente" del Museo di Scienze Naturali, fu ricavato nei primi anni '80 sul terreno dell'ex vivaio Paganini-Paganelli, ancora parzialmente occupato da piante. Queste ultime furono mantenute il più possibile e ciò si percepisce ancor oggi nell'impianto "geometrico" di alcuni settori, come quello dei lecci o delle varie conifere del lato est.
Per le nuove piantumazioni furono utilizzate quasi solo specie autoctone, cioè della flora spontanea romagnola, con un evidente intento didattico e naturalistico. Le piante sono contrassegnate da cartellini cromaticamente differenziati: verdi per le specie autoctone, neri per quelle esotiche e bianchi per le piante italiane ma non presenti in Romagna (ad esempio la pervinca sarda). Tra le piante preesistenti si segnala una Sequoia sempervirens di notevole altezza, portamento non alterato da alcuna potatura (nemmeno nei rami bassi, che toccano terra, con effetto assai piacevole) e stato fito-sanitario ottimale. Fra le piante autoctone si segnalano le cerro-sughere (Quercus crenata), appartenenti ad una specie rara e protetta dalla legge regionale n.2/'77; gli esemplari in questione sono probabilmente gli unici presenti a Faenza. Il parco è gestito con criteri scientifici, didattici ed ecologici: prova ne sia la piccola area sul retro della palazzina, lasciata volutamente alla sua spontanea evoluzione (non vengono effettuati neanche i normali sfalci dell'erba) per dare rifugio all'entomofauna (insetti) e per poter osservare le modificazioni e, nel tempo, le varie successioni vegetali dal prato in poi.
Estensione: 10.266 m quadri
Piante presenti: circa 280



14/09/12

MONASTERO DI S. MARIA DEL MONTE - CESENA


Via del Monte, 999
47521 Cesena (FC)
Tel: +390547302061
Fax: +390547645080

Orario d'ingresso della basilica: dalle 6.00 alle 11.45 e dalle 15.00 alle 17.30.
Periodo di apertura: aperto tutto l'anno.
Accessibilità
Situato alla sommità di un colle, il Monastero è raggiungibile solo con auto, in moto, in bicicletta o a piedi (via delle Scalette); il servizio di autobus è attivo solo in occasione della Festa dell'Assunta (15 agosto).
L'accesso alla Basilica è libero.

Visite guidate: Adulti € 2,50; ridotto da 10 a 14 anni €. 1.50

- per singoli visitatori, la visita alla basilica è libera;
- per gruppi, la visita è sempre guidata e va comunicata alla portineria dell’abbazia (+390547302061) oppure al signor Loris Pasini +393386962846

- per studenti è previsto un percorso didattico approfondito, del costo di € 2,00 (insegnati esclusi) + € 2,00 per la visita al museo del libro;
- qualsiasi visita non dovrà avere una durata superiore a 20 minuti e dovrà avvenire nel rispetto del luogo di culto.

Per la Visita al restauro del libro il numero di telefono di riferimento è: +390547374323

Tariffa di ingresso per gruppi € 2,50
Gratuità accompagnatori.

Altre informazioni
- celebrazioni liturgiche: Messe festive 8-10-11.30;
- refettorio: ospitalità per 80-100 persone (per informazioni, contattare i numeri sopra indicati);
- manifestazioni: solenne Festa dell'Assunta (15 agosto)
Descrizione
L'Abbazia di S. Maria del Monte è collocata sul Colle Spaziano, a 10 minuti dal centro di Cesena. La struttura è prevalentemente rinascimentale, anche se le origini del complesso si collocano intorno all'anno 1000. Tra i numerosi motivi d'interesse, spicca la raccolta di tavolette votive (ex-voto), con esemplari che vanno dal XV sec. ai giorni nostri.

In English

CASA NATALE DI BENITO MUSSOLINI A PREDAPPIO



Casa natale di Benito Mussolini

La storia dell’edificio

In questa casa di Varano dei Costa a Dovìa, l’attuale Predappio, il 29 luglio del 1883 nacque Benito Mussolini.

Quarant’anni dopo, nel 1923, questo edificio rurale entrò a far parte ufficialmente della storia d’Italia. A pochi mesi dalla marcia su Roma, infatti, venne donato a Mussolini, divenuto capo del governo, che qui “inventò” la formula della “Casa natale”, attraverso una ricostruzione posticcia dell’officina da fabbro del padre e di alcuni ambienti domestici.

Allo stesso tempo, sempre per volontà di Benito Mussolini, il piccolo borgo di Dovìa venne affidato ad autorevoli architetti che lo trasformarono nel centro principale della vallata, Predappio Nuova. L’impianto urbano del paese, con i suoi edifici, monumenti e linguaggi stilistici fortemente tipicizzati, costituisce oggi un esempio unico di architettura razionalista, sempre più spesso oggetto dell’attenzione di storici dell’arte ed esperti.

Per valorizzare questo luogo, a cui la storia ha conferito un’identità con la quale occorre sempre confrontarsi, l’amministrazione comunale ha scelto la strada della cultura; affinché il paese – non più terra di culto, non più esempio della memoria divisa – si faccia luogo di confronto per conoscere la storia e per evitare gli errori del passato.

Predappio e la Casa natale di Mussolini diventano così una tappa importante, nel cammino verso la comprensione dei processi storici e la consapevolezza delle radici del presente.


ORARI
Dal 1 maggio al 15 giugno: aperta sabato, domenica e festivi dalle 10,30 elle 12,30 e dalle 15,00 alle 18,00.Per la restante parte di giugno, tutto luglio agosto e settembre: lunedì e martedì chiuso, mercoledì e giovedì aperto dalle 14,30 alle 18,30 e venerdì, sabato, domenica e festivi dalle 10,30 alle 12,30 e dalle 15,00 alle 18,00.Gli orari possono variare, si consiglia di telefonare per informazioni all’Uff. URP del Comune di Predappio al numero 0543921700.
lunedì, martedì CHIUSO
mercoledì, giovedì DALLE 15,30 ALLE 18,30
venerdì, sabato, domenica DALLE 10.30 ALLE 12,30 E DALLE 15,30 ALLE 18,30
Gli orari possono variare, si consiglia di telefonare per informazioni all’URP del Comune di Predappio al numero +390543 921700 o all’Ufficio Turistico al numero +390543 921768


INFO
Comune di Predappio, Ufficio Turistico – Piazza S. Antonio 9 – 47016 Predappio (FC)
orari di apertura:
chiuso il lunedì
martedì, mercoledì, giovedì dalle15,30 alle 18,30
sabato dalle 10.30 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 18,30
la domenica dalle 10,30 alle 13,00 dalle 14,30 alle 18,00
Tel +390543 921768
informazioni.turistiche@comune.predappio.fc.it
___________
Comune di Predappio, Ufficio Relazioni con il Pubblico – Piazza S. Antonio 3 – 47016 Predappio (FC)
Tel. +390543 921711 – Fax +390543 923417
urp@comune.predappio.fc.it
www.comune.predappio.fc.it

Informazioni su cosa visitare a Predappio/Information on what to visit in Predappio
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