Pagine/Pages

30/09/12

MOLINO DI SCODELLINO A CASTEL BOLOGNESE-SCODELLINO MILL IN CASTEL BOLOGNESE


Caro amico/a,
questa lettera accompagna una pubblicazione particolarmente efficace che l’associazione Amici del Mulino Scodellino (AMS) ha realizzato per diffondere la conoscenza dell’antico  Mulino favorendo il ricordo a chi lo ha visto in funzione, facendone capire l’importanza soprattutto alle giovani generazioni e a tutte queste famiglie che si sono trasferite nella nostra comunità e che riteniamo importante si famigliarizzino con una parte della storia del territorio.
La brochure, arricchita dalla suggestiva acquaforte (g.c) del pittore castellano professor Fausto Ferlini rappresenta il primo momento pubblico associativo, e vuole valorizzare un importante manufatto del nostro territorio, inserito nel suo contesto geografico che comprende la Diga Steccaia recentemente restaurata e il Canale, insieme che costituisce un eccezionale ed irripetibile percorso culturale, storico, turistico e didattico parte integrante delle nostra comunità e delle nostre radici.
E’ per noi motivo di soddisfazione la messa in sicurezza del Mulino e per questo ringraziamo l’Amministrazione Comunale che ha creduto nella importanza di un investimento che valorizza la nostra storia e il nostro territorio.
Oltre allo studio dell’architetto Oreste Diversi e del suo collaboratore ingegner Giovanni Mainardi, esprimiamo un sincero ringraziamento al professor Ettore Badiali per la messa a disposizione del suo “sapere” relativo al mulino, alla BCC della Romagna Occidentale, alla Proloco di Castel Bolognese, al Consorzio di Bonifica per il sostegno economico alla pubblicazione.
L'Associazione AMS organizzerà altre iniziative di cui sarà informato, nel frattempo se vorrà approfondire l’argomento, potrà consultare http://www.castelbolognese.org/molino.htm o mettersi in contatto col professor Ettore Badiali, consulente scientifico dell’associazione, ai seguenti numeri +39054243387 cell. +393383141813 e mail ettore.badiali@gmail.com.

Il Molino di Scodellino a Casalecchio di Castel Bolognese fu costruito sul finire del Trecento e l'inizio del Quattrocento, pochi anni dopo la fondazione del "Castrum Bononiense", avvenuta nel 1389, come risulta da una pergamena di messer Filippo Guidotti.
Avutane la cessione nel 1442, il comune di Castel Bolognese ne acquisì il possesso nel 1489, che ha conservato ininterrottamente fino ad oggi.
Deve probabilmente il suo nome alla "scudella" di farina che il mugnaio tratteneva per la molitura.
Sorge a circa due chilometri dal centro di Castel Bolognese sul canale dei molini in prossimità del fondo "Contessa"; è una costruzione rustica, realizzata in mattoni a vista e di solida struttura, che ben rivela il suo impianto originario. E' l'ultimo esempio ancora esistente della serie dei molini sorti nel 1400 lungo il canale che da essi ha preso il nome.
Si affaccia sulla via Canale con un caratteristico portico basso sorretto da grosse travi e da archi di rinforzo. Tale loggiato, in caso di maltempo, serviva per dare ricovero ai carri che si recavano al molino; sono ancora visibili sulla facciata gli anelli di ferro ove venivano legati i cavalli.
Il molino si sviluppa a occidente sull'altra sponda con un secondo corpo di fabbrica posteriore che era adibito a granaio, databile al 1700.

27/09/12

Villa Calabri e Ponte di Marzolo, aree dove prendere il sole d'estate


Non si tratta proprio di due aree balneabili sono due anse del fiume montone che alcuni locali frequentano per prendere il sole d'estate comunque la loc. Villa Calabri è a circa 2 Km dall'abitato di Rocca San Casciano in direzione Portico e San Benedetto, appena dopo l'insediamento industriale "Bipres" mentre per il Ponte di Marzolo si deve proseguire sempre in direzione Portico e san Benedetto e deviare a sinistra in direzione Loc. Santo Stefano.


Chiesa di Rivalta, una meraviglia da riscoprire


22/09/12

ROMAGNA VISIT CARD








Per ulteriori informazioni: http://www.romagnavisitcard.it/it/





For further information: http://www.romagnavisitcard.it/en/


Parchi pubblici a Faenza - Parks in Faenza

Parco della Rocca - "Il Tondo"

Via Giovanni da Oriolo
48018 Faenza RA

Pur nelle ridotte dimensioni - poco più di mezzo ettaro, con 270 piante - e pur nell'aspetto un pò superato, il parco della Rocca ha un valore storico e documentario (oltre che ovviamente ricreativo ed ecologico), non foss'altro che per il fatto di essere il più vecchio giardino pubblico faentino. Venne realizzato con il nome di "Parco dei Bimbi" nei primi anni '60 sull'area dell'ex prato della Rocca, che presentava solo il viale di platani (tuttora presente) collegato con lo Stradone. La sua funzione originaria, progressivamente ridottasi a partire dagli anni '80 e oggi del tutto scomparsa, era quella di giardino zoologico; allo scopo venne realizzata una grande gabbia con scimmie, una doppia per puma e leopardi con, sul retro, una vasca per procioni lavatori, una voliera ed un recinto centrale con emu (struzzi australini), alpaca (sorta di lama sudamericani, ma più grandi) e cervi pomellati. A fianco c'era una piccola vasca, in parte ancor oggi esistente, con tartarughe palustri. Nel linguaggio corrente faentino il parco non è mai, di fatto, stato indicato con nessuno dei pur numerosi nomi ufficiali: l'unico nome di successo è stato "Il Tondo", per via della pista circolare che lo contraddistingue; tale nome viene usato ancora oggi. Il parco è stato oggetto, negli anni '90, di un lungo restauro teso a conservare le parti migliori e riproponibili, riutilizzando invece in altro modo le strutture zoologiche. Così la vasca per testuggini e quella per procioni sono state adibite a fioriere, le gabbie sono oggi in parte di servizio ai chioschi esterni di piadina e la collinetta sotto cui c'era il ricovero dei cervi e degli alpaca è stata restituita alla sua funzione di elemento decorativo, accessibile ai pedoni.

Parco Tassinari
Via Camillo Cavour
48018 Faenza RA

Forse il più bel parco del centro storico. E' esteso quasi un ettaro (per la precisione 9.209 m quadri) e possiede oltre 330 piante di cui circa 230 sono alberi d'alto fusto. La parte più antica, quella confinante con il Palazzo Tassinari (quindi sul lato di via Castellani) denuncia immediatamente la sua derivazione da un piccolo giardino privato ottocentesco (quello appunto dell'adiacente palazzo, divenuto, assieme all'area verde, di proprietà comunale), ancora riconoscibile per gli elementi caratteristici quali il laghetto (con ponticello in mattoni) e la macchia di bambù. Di epoca imprecisata è la ghiacciaia, ancora ben conservata nelle sue parti (collinetta e cavita interna) e utilizzata fin quasi a metà Novecento per il ghiaccio, che si ricavava stoccando all'interno del "tumulo " neve ben pressata e coperta da foghliame, terra e altro materiale isolante. Da un punto di vista botanico l'elemento di gran lunga più rilevante era il grande cedro che sorgeva nei pressi dell'angolo nord del Palazzo, schiantato dalla tempesta di vento del 26 dicembre 1999. Il tronco, peraltro, sramato e pulito, è stato lasciato sul posto e da un'idea delle imponenti dimensioni della pianta.

Parco della Magione

Piazza Fra Saba
48018 Faenza RA


Esteso per 5.554 m quadri, con una novantina di piante, questo parco ha una parte recente ed una antica, ricavata su una vecchia ghiacciaia, oggi inaccessibile e inservibile ma di cui resta comunque la "collinetta", con un'interessante copertura a pervinche, laurotini e lecci, che rappresenta la parte più interessante, oltre che vecchia (forese ultracentenaria) del parco. Per il resto sono da segnalare i bei tratti di mura manfrediane (metà '400) che cingevano il Borgo e che delimitano a tutt'oggi il parco. Nel muro che fronteggia l'ingresso, oltre alla struttura "ad arcate" ben riconoscibile, si può ammirare una strana cavità, simile ad un boccascena teatrale: si tratta di un ambiente semicircolare coperto a cupola ricavato dall'interno di uno dei torrioni (in origine per l'intera cinta muraria erano ben 35, oggi ne restano 26). Pare che in passato sia stato in effetti usato per piccoli spettacoli all'aperto.
Presenti, ovviamente, anche le consuete piccole strutture "di servizio": panchine, tavoli in legno, una fontanella.




Parco Malmerendi
Via Medaglie d'Oro, 51
48018 Faenza RA


Il parco, oggi giardino botanico e "parte vivente" del Museo di Scienze Naturali, fu ricavato nei primi anni '80 sul terreno dell'ex vivaio Paganini-Paganelli, ancora parzialmente occupato da piante. Queste ultime furono mantenute il più possibile e ciò si percepisce ancor oggi nell'impianto "geometrico" di alcuni settori, come quello dei lecci o delle varie conifere del lato est.
Per le nuove piantumazioni furono utilizzate quasi solo specie autoctone, cioè della flora spontanea romagnola, con un evidente intento didattico e naturalistico. Le piante sono contrassegnate da cartellini cromaticamente differenziati: verdi per le specie autoctone, neri per quelle esotiche e bianchi per le piante italiane ma non presenti in Romagna (ad esempio la pervinca sarda). Tra le piante preesistenti si segnala una Sequoia sempervirens di notevole altezza, portamento non alterato da alcuna potatura (nemmeno nei rami bassi, che toccano terra, con effetto assai piacevole) e stato fito-sanitario ottimale. Fra le piante autoctone si segnalano le cerro-sughere (Quercus crenata), appartenenti ad una specie rara e protetta dalla legge regionale n.2/'77; gli esemplari in questione sono probabilmente gli unici presenti a Faenza. Il parco è gestito con criteri scientifici, didattici ed ecologici: prova ne sia la piccola area sul retro della palazzina, lasciata volutamente alla sua spontanea evoluzione (non vengono effettuati neanche i normali sfalci dell'erba) per dare rifugio all'entomofauna (insetti) e per poter osservare le modificazioni e, nel tempo, le varie successioni vegetali dal prato in poi.
Estensione: 10.266 m quadri
Piante presenti: circa 280



14/09/12

MONASTERO DI S. MARIA DEL MONTE - CESENA


Via del Monte, 999
47521 Cesena (FC)
Tel: +390547302061
Fax: +390547645080

Orario d'ingresso della basilica: dalle 6.00 alle 11.45 e dalle 15.00 alle 17.30.
Periodo di apertura: aperto tutto l'anno.
Accessibilità
Situato alla sommità di un colle, il Monastero è raggiungibile solo con auto, in moto, in bicicletta o a piedi (via delle Scalette); il servizio di autobus è attivo solo in occasione della Festa dell'Assunta (15 agosto).
L'accesso alla Basilica è libero.

Visite guidate: Adulti € 2,50; ridotto da 10 a 14 anni €. 1.50

- per singoli visitatori, la visita alla basilica è libera;
- per gruppi, la visita è sempre guidata e va comunicata alla portineria dell’abbazia (+390547302061) oppure al signor Loris Pasini +393386962846

- per studenti è previsto un percorso didattico approfondito, del costo di € 2,00 (insegnati esclusi) + € 2,00 per la visita al museo del libro;
- qualsiasi visita non dovrà avere una durata superiore a 20 minuti e dovrà avvenire nel rispetto del luogo di culto.

Per la Visita al restauro del libro il numero di telefono di riferimento è: +390547374323

Tariffa di ingresso per gruppi € 2,50
Gratuità accompagnatori.

Altre informazioni
- celebrazioni liturgiche: Messe festive 8-10-11.30;
- refettorio: ospitalità per 80-100 persone (per informazioni, contattare i numeri sopra indicati);
- manifestazioni: solenne Festa dell'Assunta (15 agosto)
Descrizione
L'Abbazia di S. Maria del Monte è collocata sul Colle Spaziano, a 10 minuti dal centro di Cesena. La struttura è prevalentemente rinascimentale, anche se le origini del complesso si collocano intorno all'anno 1000. Tra i numerosi motivi d'interesse, spicca la raccolta di tavolette votive (ex-voto), con esemplari che vanno dal XV sec. ai giorni nostri.

In English

CASA NATALE DI BENITO MUSSOLINI A PREDAPPIO



Casa natale di Benito Mussolini

La storia dell’edificio

In questa casa di Varano dei Costa a Dovìa, l’attuale Predappio, il 29 luglio del 1883 nacque Benito Mussolini.

Quarant’anni dopo, nel 1923, questo edificio rurale entrò a far parte ufficialmente della storia d’Italia. A pochi mesi dalla marcia su Roma, infatti, venne donato a Mussolini, divenuto capo del governo, che qui “inventò” la formula della “Casa natale”, attraverso una ricostruzione posticcia dell’officina da fabbro del padre e di alcuni ambienti domestici.

Allo stesso tempo, sempre per volontà di Benito Mussolini, il piccolo borgo di Dovìa venne affidato ad autorevoli architetti che lo trasformarono nel centro principale della vallata, Predappio Nuova. L’impianto urbano del paese, con i suoi edifici, monumenti e linguaggi stilistici fortemente tipicizzati, costituisce oggi un esempio unico di architettura razionalista, sempre più spesso oggetto dell’attenzione di storici dell’arte ed esperti.

Per valorizzare questo luogo, a cui la storia ha conferito un’identità con la quale occorre sempre confrontarsi, l’amministrazione comunale ha scelto la strada della cultura; affinché il paese – non più terra di culto, non più esempio della memoria divisa – si faccia luogo di confronto per conoscere la storia e per evitare gli errori del passato.

Predappio e la Casa natale di Mussolini diventano così una tappa importante, nel cammino verso la comprensione dei processi storici e la consapevolezza delle radici del presente.


ORARI
Dal 1 maggio al 15 giugno: aperta sabato, domenica e festivi dalle 10,30 elle 12,30 e dalle 15,00 alle 18,00.Per la restante parte di giugno, tutto luglio agosto e settembre: lunedì e martedì chiuso, mercoledì e giovedì aperto dalle 14,30 alle 18,30 e venerdì, sabato, domenica e festivi dalle 10,30 alle 12,30 e dalle 15,00 alle 18,00.Gli orari possono variare, si consiglia di telefonare per informazioni all’Uff. URP del Comune di Predappio al numero 0543921700.
lunedì, martedì CHIUSO
mercoledì, giovedì DALLE 15,30 ALLE 18,30
venerdì, sabato, domenica DALLE 10.30 ALLE 12,30 E DALLE 15,30 ALLE 18,30
Gli orari possono variare, si consiglia di telefonare per informazioni all’URP del Comune di Predappio al numero +390543 921700 o all’Ufficio Turistico al numero +390543 921768


INFO
Comune di Predappio, Ufficio Turistico – Piazza S. Antonio 9 – 47016 Predappio (FC)
orari di apertura:
chiuso il lunedì
martedì, mercoledì, giovedì dalle15,30 alle 18,30
sabato dalle 10.30 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 18,30
la domenica dalle 10,30 alle 13,00 dalle 14,30 alle 18,00
Tel +390543 921768
informazioni.turistiche@comune.predappio.fc.it
___________
Comune di Predappio, Ufficio Relazioni con il Pubblico – Piazza S. Antonio 3 – 47016 Predappio (FC)
Tel. +390543 921711 – Fax +390543 923417
urp@comune.predappio.fc.it
www.comune.predappio.fc.it

Informazioni su cosa visitare a Predappio/Information on what to visit in Predappio

CyclE-R: Ciclopercorsi città d’Arte/CyclE-R: Cities of art cycling itineraries


Importanti centri storici della Regione Emilia-Romagna da visitare in bicicletta con la guida di una mappa e di un navigatore satellitare.
Nuovi strumenti e nuove tecnologie al servizio di rilassanti e divertenti visite tra monumenti di ogni epoca, palazzi storici e parchi urbani, lungo itinerari che percorrono l'atmosfera e la vita delle antiche città e la rete dei vicoli delle zone pedonali.
Un grande percorso principale unisce le città di Parma, Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì e Faenza, dall'Emilia alla Romagna, dall'Appennino al Mare.
I percorsi più suggestivi all'interno dei centri storici sono segnalati in mappa e disponibile come file di navigazione.
Fuori dalle città percorsi secondari e varianti invitano a scoprire la natura, la collina, i borghi e in centri minori di questo territorio.

Per ulteriori informazioni: http://www.cycle-r.it/

09/09/12

Bologna delle acque, variante Canale Navile - Bologna of the waters, variant Channel Navile - Bologna-Wasser-Variante-Kanal-Navile - Болонья-Водоканал вариант Navile


Percorso nella città d'acqua sotterranea che sin dal Medioevo è stata per Bologna fonte di ricchezza e sviluppo economico. Nel XIII secolo Bologna era la quinta città europea per popolazione e il maggior centro tessile d’Italia. Del fitto sistema idrico oggi rimangono tracce nella toponomastica. I canali sono stati quasi tutti interrati, così come l’unico corso d’acqua naturale, il torrente Aposa, che scorre sotto le vie del centro storico ed è ancora oggi visitabile con un emozionante viaggio nella Bologna sotterranea.
L’acqua ha così significato per secoli l’energia essenziale per alimentare le attività manifatturiere e commerciali e in particolare per i mulini da seta, oggi ricostruiti al Museo del Patrimonio Industriale. Non è quindi un caso che simbolo della Bologna moderna sia proprio la fontana del Nettuno.
Dal parco di Villa Angeletti l’itinerario segue il corso del Canale Navile, sin dal Medioevo la principale via navigabile che collegava Bologna al grande fiume Po e quindi al trafficatissimo porto di Venezia. Rimase in uso fino al secondo dopoguerra e lungo le sue rive si attestarono gli insediamenti produttivi che sfruttavano l’energia data dall’acqua con le ruote a pale, come le fornaci, i mulini e le piccole centrali elettriche. Lungo il percorso sono ben visibili i resti di opifici, testimonianze di storia industriale, le chiuse ed i sostegni usati per consentire alle imbarcazioni di superare i dislivelli. Il percorso passa dal Sostegno del Battiferro in via della Beverare per proseguire poi lungo il Canale del Navile fino ad incontrare il Sostegno Torreggiani, il Sostegno Landi e il Sostegno Grassi. Si giungerà infine al Ponte della Bionda e, superandolo, al Ponte del Vignola.

SCHEDA TECNICA

Partenza: Parco di Villa Angeletti, via Carracci
Difficoltà: facile
Tempo di percorrenza: 1 ora e 30 minuti
Lunghezza del percorso: 4 km

Per ulteriori informazioni: 

01/09/12

Bertinoro capitale dell'ospitalità di Romagna


Un borgo medievale, dove l’arte e la storia sono in perfetta armonia e tuttora ricchi di vitalità. 
Luoghi stimolanti, storie affascinanti, scorci mirabili rendono Bertinoro meta ideale per una visita lungo le strette vie acciottolate, nel ristoro della tradizione, dell'ospitalità e dell'alta qualità enogastronomica.
Meta ideale per un soggiorno di salute e benessere grazie alla rinnovata qualità del centro termale e beauty farm in località Fratta Terme e agli innumerevoli agriturismi immersi nella pace delle verdi colline bertinoresi.
Balcone panoramico sulla Romagna, dalla Riviera Adriatica alle prime colline dell’Appennino, la cittadina si sviluppa sulla prima collina che si incontra arrivando da Rimini o da Forlì.
La rinomata ospitalità romagnola trae probabilmente le sue origini proprio da questo luogo: il confronto con l'altro, la consuetudine dell'ospitalità di cui si narra con documenti che risalgono all’anno 995, è qui una tradizione radicata fino a diventare elemento distintivo della sua stessa identità.
Lo dimostrano in particolare due presenze significative.

La prima, la più antica è la Colonna delle Anella. La tradizione vuole che la colonna in Piazza della Libertà sia stata eretta per volontà di Guido del Duca e Arrigo Mainardi, due nobili bertinoresi del XIII secolo, che dovevano risolvere un frequente motivo di contesa. Pare che le famiglie benestanti di Bertinoro litigassero tra loro per offrire ospitalità ai viandanti che sostavano nella città La tradizione vuole che la colonna in Piazza della Libertà sia stata eretta per volontà di Guido del Duca e Arrigo Mainardi, due nobili bertinoresi del XIII secolo, che dovevano risolvere un frequente motivo di contesa. Pare che le famiglie benestanti di Bertinoro litigassero tra loro per offrire ospitalità ai viandanti che sostavano nella città.
La colonna delle dodici anella, diventa allora una bella e ingegnosa soluzione: ad ogni anello corrispondeva una delle dodoci famiglie di Bertinoro. Il pellegrino, giunto al borgo, legando il cavallo ad una degli anelli, individuava in tal modo la casa che lo avrebbe ospitato.Questa tradizione è ancor oggi viva. Ripresa ufficialmente il 5 settembre 1926, viene riproposta ogni anno, ogni prima domenica di settembre. È la Festa dell'Ospitalità che nel corso degli anni si è arricchita di eventi, spettacoli, musica… tanti modi diversi per creare momenti di incontro e ospitalità.
La città rievoca l'antico rito: gli stranieri prendono una delle buste legate alle anella e partecipano come ospiti al pranzo della famiglia o del ristorante bertinorese a cui corrisponde la busta. Dati alla mano, negli ultimi anni almeno 100-130 persone le persone ospitate nelle famiglie e nei ristoranti ad ogni rinnovarsi del rito.
La seconda, la più recente è costituita dal Museo interreligioso, dedicato alle tre principali religioni monoteiste. Nato nel giugno 2005, il museo è ospitato al piano terra della imponente Rocca e, fin dal portale d'ingresso, questo museo rappresenta uno scrigno di manufatti preziosi che offrono la possibilità di compiere un viaggio lungo i secoli.
Attraverso questa istituzione, Bertinoro può proporsi al mondo non solo come luogo dell'Ospitalità, ma anche come luogo del dialogo, del confronto e della convivenza pacifica.

Vale a questo proposito ricordare che a Bertinoro nacque, all'inizio del XV secolo, Ovadyah Yare, detto il Gran Bertinoro, fine letterato ebreo, commentatore di testi giuridici e religiosi. La Rocca dal 1994 è sede anche di un’assoluta eccellenza nel campo dell'alta formazione in Italia: si tratta del Centro residenziale universitario, struttura dell'Università di Bologna, che fa registrare a Bertinoro circa trentamila presenze l'anno.Una imponente struttura, ottimamente restaurata (all’ingresso reca il riconoscimento in tal senso di “Europa Nostra”) che ogni anno ospita convegni, incontri di lavoro, seminari, master, corsi di aggiornamento in medicina, legge, architettura e informatica, per citarne alcuni.



Bertinoro Città del Vino

Bertinoro è ‘Città del Vino’, fa parte delle associazioni “Res tipica” legate all’ANCI e partecipa a selezioni e fiere nazionali e internazionali; i suoi vigneti producono vini bianchi e rossi. Il più importante è il dorato Albana, primo vino bianco italiano ad ottenere il riconoscimento D.O.C.G. (Denominazione di Origine Controllata e Garantita). Storia e mito parlano di questo vitigno senza definirne i confini; probabilmente introdotto in Romagna dai romani, dal latino ‘albis’ (bianco), l’Albana è legata a Bertinoro dalla leggenda di Galla Placidia, che ne ha fatto il vino tradizionale che si identifica con questo territorio. Altro vino bianco è il leggero e profumato Trebbiano, che compare in Romagna in seguito all’avvento degli Etruschi bonificatori di queste terre paludose. I vignaioli bertinoresi hanno il merito di aver salvato il vitigno del vino Pagadebit, che altrimenti sarebbe scomparso come tanti vitigni minori. Il vitigno deve il nome alla robustezza dei suoi acini in grado di resistere alle avversità atmosferiche; nelle annate cattive, se la vendemmia delle altre uve fosse andata male,  il Pagadebit permetteva al vignaiolo di pagare i debiti contratti per la coltura del vigneto.
  Primo fra tutti il Sangiovese: pare che i frati cappuccini di Santarcangelo intorno al 1600 vinificato questo vino lo chiamassero Sangiovese, ‘Sanguis Jovis’, sangue di Giove per il suo colore rosso rubino, con sentori di viola e frutti rossi. Altro vino rosso è la Cagnina, ideale per accompagnare castagne cotte, piccola pasticceria e ciambella romagnola, poiché ha un corpo dolce e leggermente acidulo.

Bertinoro città delle acque

Ai piedi del colle, nella località di Fratta Terme un Centro Termale e Benessere totalmente rinnovato. Le proprietà dei ben 7 diversi tipi di acque termali (salsobromoiodiche, sulfuree, ferruginose, salse, salso sulfuree, arsenicali, magnesiache), che sgorgano dalle 11 sorgenti, era già nota in epoca romana. Di questo periodo si conservano reperti, testimonianze e una fonte che si trova lungo il viale principale del grande parco in cui è immerso il centro.

Armonie di mille sapori 

Accanto ai filari delle viti si allineano gli ulivi, per produrre un olio d’oliva extravergine di colore giallo con riflessi verdognoli intensi. L’odore fruttato tenue e il sapore di media dolcezza e di acidità molto bassa, lo pongono tra il delicato olio ligure e il più deciso olio toscano e pugliese.
Nei numerosi ristoranti, osterie, enoteche o agriturismi, ci si immerge nell’atmosfera tradizionale della cucina tipica e di qualità, ricca di primi piatti
creati dalle mani delle “sfogline” che lavorano la sfoglia ancora con il matterello. Preparata al momento negli svariati chioschi del territorio è la piadina.
Aldo Spallicci nel 1920 fondò la rivista d’illustrazione romagnola che chiamò ‘La Piè’, proprio perché riteneva la piadina emblema della Romagna, come già anche Giovanni Pascoli.
Gli ingredienti sono pochi e semplici: farina, strutto, un pizzico di lievito e sale. Nonostante ciò ogni paese anzi, ogni famiglia, ha il proprio segreto per prepararla. Perfetta per salumi, formaggi ed erbe di campagna, la piadina accompagna molti alimenti e si sposa perfettamente con i vini tradizionali romagnoli. Da provare la piadina con lo Squacquerone, formaggio a Denominazione di Origine Protetta a pasta molto molle, di forma rotonda e senza crosta. Delizioso anche con marmellate, saba (sciroppo d’uva o mosto cotto) e savor (conserva di frutta a base di mosto).


Ufficio informazioni Turistiche: Piazza della Libertà 3 - tel. +390543/469213  fax +390543/444588
Responsabile: Arianna Pivi - e-mail: pivi.a@comune.bertinoro.fc.it
Referente: Serena Antinori - e-mail: antinori.s@comune.bertinoro.fc.it
APERTURA AL PUBBLICO
Dal 15 settembre al 15 maggio : Lunedì – Venerdì ore 9.00 - 13.00 e Martedì –Giovedì ore 14.30-17.30
Dal 16 maggio al 14 settembre: Lunedì-Venerdì ore 9.00-15.00 Sabato ore 9.30 – 12.30


http://www.comune.bertinoro.fc.it/Turismo.aspx



parade
channel manager hotel,online booking,property management systemDirect reservation with full customer care and best price granted
Seguici su Google+ Click Here to Search This Site Tweets di @twitter