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12/07/15

Valle del Bidente

Bidente Valley in Galeata
Anticamente chiamato Aqueductus (fiume Acquedotto)
Il nome deriva probabilmente dalla particolarità che le acque del Bidente, oggi come nell'antichità, sono sempre state utilizzate per "dissetare la pianura", tanto che Teodorico (497 d.c.), soggiornò nei pressi di Galeata per far restaurare l'acquedotto che portava l'acqua a Ravenna.
Già confine politico fra i Galli Boj e gli Umbri Sarsinati, nel medio evo il ramo di Strabatenza sembra che dividesse l’Esarcato di Ravenna dalla Pentapoli.
Tre rami principali danno origine a questo fiume, e più precisamente:
Bidente di Corniolo, che ha origine dalla confluenza di due rami che nascono da poggio Scali e da Passo Calla,
Bidente di Ridracoli, che ha origine dalla confluenza di diversi rami secondari che formano l'invaso artificiale di Ridracoli, e si unisce all'altezza di Isola con il Bidene di Corniolo;
Bidente di Pietrapazza che nasce dal Passo dei Mandrioli e si unisce agli altri due rami pochi chilomtri a monte di Santa Sofia.
Il fiume poi scorre lungo l'omonima valle e poco dopo aver ricevuto l'affluente di destra Voltre, raggiunge Meldola e da qui assume il nome di Ronco.
Si unisce infine nei pressi di Ravenna con il fiume Montone, dando origine ai "Fiumi Uniti", per sfociare infine in Adriatico a Lido di Dante.
Il suo corso è accompagnato dalla strada di fondovalle SS 310 Bidentina.
I principali centri che si incontrano scendendo la vallata sono:

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    Risaliamo la vallata partendo da Forlimpopoli, sulla via Emilia a sud del paese (verso Cesena) prendere la deviazione segnalata per Bertinoro antico borgo posto su di un colle a 257 metri slm - paese dell'ospitalità, patria del Sangiovese, balcone della Romagna. Da Bertinoro proseguire fino alla chiesetta di Polenta già ricordata da Dante nella Divina Commedia (segnalazioni in loco), e successivamente scendere a Fratta Terme (piccolo paese termale sulle prime colline).
    In pochi chilometri raggiungiamo Meldola ed il fondovalle, attraversando il Bidente sull'antico ponte dei Veneziani di Meldola.
    Da questo paese seguiamo la SS310 del Bidente che segue costantemente il corso del fiume.
    Dopo 11 Km su strada ben percorribile e vallata ampia incontriamo il castello di Cusercoli antico maniero che disposto traversalmente rispetto al nostro senso di marcia sembra quasi chiuderci la via.


    Da qui importante deviazione per le vallate del Voltre e del Borello, che con percorso altamente panoramico e caratterizzato da forti pendenze ci consente di visitare queste due valli interne caratterizzate da piccole frazioni sparse ricche di storia e ruderi di antichi castelli.
    Proseguendo sulla statale, si prosegue per valle che pur rimanendo abbastanza ampia, inizia a restringersi, così come il corso del Bidente che scorre sempre più basso rispetto al piano stradale.
    In 7,3 chilometri giungiamo al prossimo comune della vallata Civitella di Romagna, interessanti l'antico borgo (deviazione sulla destra all'inizio del paese) e l'imponente santuario di Santa Suasia (alla nostra sinistra a monte dell'abitato).
    Da Civitella poco dopo il centro del paese interessante deviazione (poco visibile) per Cigno - Civorio e vallata del Borello, ardito valico con pendenze "dolomitiche" e panorami stupendi con vista che può spaziare dall'Appennino all'Adriatico.
    La Statale prosegue seguendo il corso del Bidente, in questo tratto non visibile, ed in appena 3 Km raggiunge Galeata, sede comunale e centro ricco di storia.
    Da Galeata deviazione per la valle del Rabbi (valico del Monte delle Forche).
    Qui troviamo su un colle l'antica ed un tempo potentissima abbazia di san Ellero, a monte del paese in frazione Pianetto possiamo visitare i pochi resti dell'antica e perduta città di Mevaniola (potente centro commerciale e politico fondato dagli Umbri) e i ruderi dell'antico castello che controllava nell'antichità l'accesso alla valle.
    Circa 6 Km di strada tortuosa ed in alcuni punti impegnativa ci portano all'ultimo comune della valle Santa Sofia -
    Da qui si diparte un passo conosciuto fin dall'antichità - il colle del Carnaio - che unisce la valle del Bidente con quella del Savio, direttrice principale fin dai tempi delle prime colonizzazioni, e la "via più breve per giungere a Roma".
    Deviazione per Bidente di Pietrapazza:
    Seguendo questa direttrice, dopo circa 3 Km, su un tornante troviamo una deviazione per Poggio alla Lastra che ci consente di risalire il corso del ramo di Pietrapazza.
    Percorso inizialmente asfaltato, poi interamene su strada sterrata, che ci conduce in valle stretta ed immersa fra le magnifiche foreste del parco Nazionale fino alla chiesetta di Pietrapazza. Da qui la pista forestale (sbarrata) prosegue fino al passo dei Mandrioli.

    Proseguendo sulla statale 310 verso passo Calla raggiungiamo in 3 Km la frazione Capaccio (a sinistra gli impiantri di potabilizzazione dell'acqua proveniente dalla diga di Ridracoli, e la centrale elettrica).
    Deviazione per Bidente di Ridracoli:
    poco dopo Capaccio una deviazione ben segnalata sulla sinistra ci conduce in 9 Km di strada asfaltata e ben percorribile alla frazione di Ridracoli.
    Ulteriori 3 Km (accesso controllato e a pagamento) ci portano all'imponente sbarramento che forma il lago di Ridracoli (l'acquedotto della Romagna).
    Ramo di Corniolo:
    La Statale 310 prosegue verso monte con percorso sempre più tortuoso e pendenze che iniziano a divenire importanti.
    In 10 Km raggiungiamo il centro di Corniolo, piccolo centro turistico tipico dell'alto Appennino (deviazione sulla destra per Premilcuore, su strada quasi interamente sterrata).
    Da qui la strada si inerpica con curve e controcurve, seguite da tornanti, fino a Campigna (mt 1068) ultimo centro abitato, per giungere poi con un ultimo impegnativo tratto di 3 Km al passo Calla (mt. 1296) ardito passo fra Romagna e Toscana che lambisce le più alte cime di tutto il crinale appenninico (Monte Falco e Falterona).
     
     
     

01/09/12

Bertinoro capitale dell'ospitalità di Romagna


Un borgo medievale, dove l’arte e la storia sono in perfetta armonia e tuttora ricchi di vitalità. 
Luoghi stimolanti, storie affascinanti, scorci mirabili rendono Bertinoro meta ideale per una visita lungo le strette vie acciottolate, nel ristoro della tradizione, dell'ospitalità e dell'alta qualità enogastronomica.
Meta ideale per un soggiorno di salute e benessere grazie alla rinnovata qualità del centro termale e beauty farm in località Fratta Terme e agli innumerevoli agriturismi immersi nella pace delle verdi colline bertinoresi.
Balcone panoramico sulla Romagna, dalla Riviera Adriatica alle prime colline dell’Appennino, la cittadina si sviluppa sulla prima collina che si incontra arrivando da Rimini o da Forlì.
La rinomata ospitalità romagnola trae probabilmente le sue origini proprio da questo luogo: il confronto con l'altro, la consuetudine dell'ospitalità di cui si narra con documenti che risalgono all’anno 995, è qui una tradizione radicata fino a diventare elemento distintivo della sua stessa identità.
Lo dimostrano in particolare due presenze significative.

La prima, la più antica è la Colonna delle Anella. La tradizione vuole che la colonna in Piazza della Libertà sia stata eretta per volontà di Guido del Duca e Arrigo Mainardi, due nobili bertinoresi del XIII secolo, che dovevano risolvere un frequente motivo di contesa. Pare che le famiglie benestanti di Bertinoro litigassero tra loro per offrire ospitalità ai viandanti che sostavano nella città La tradizione vuole che la colonna in Piazza della Libertà sia stata eretta per volontà di Guido del Duca e Arrigo Mainardi, due nobili bertinoresi del XIII secolo, che dovevano risolvere un frequente motivo di contesa. Pare che le famiglie benestanti di Bertinoro litigassero tra loro per offrire ospitalità ai viandanti che sostavano nella città.
La colonna delle dodici anella, diventa allora una bella e ingegnosa soluzione: ad ogni anello corrispondeva una delle dodoci famiglie di Bertinoro. Il pellegrino, giunto al borgo, legando il cavallo ad una degli anelli, individuava in tal modo la casa che lo avrebbe ospitato.Questa tradizione è ancor oggi viva. Ripresa ufficialmente il 5 settembre 1926, viene riproposta ogni anno, ogni prima domenica di settembre. È la Festa dell'Ospitalità che nel corso degli anni si è arricchita di eventi, spettacoli, musica… tanti modi diversi per creare momenti di incontro e ospitalità.
La città rievoca l'antico rito: gli stranieri prendono una delle buste legate alle anella e partecipano come ospiti al pranzo della famiglia o del ristorante bertinorese a cui corrisponde la busta. Dati alla mano, negli ultimi anni almeno 100-130 persone le persone ospitate nelle famiglie e nei ristoranti ad ogni rinnovarsi del rito.
La seconda, la più recente è costituita dal Museo interreligioso, dedicato alle tre principali religioni monoteiste. Nato nel giugno 2005, il museo è ospitato al piano terra della imponente Rocca e, fin dal portale d'ingresso, questo museo rappresenta uno scrigno di manufatti preziosi che offrono la possibilità di compiere un viaggio lungo i secoli.
Attraverso questa istituzione, Bertinoro può proporsi al mondo non solo come luogo dell'Ospitalità, ma anche come luogo del dialogo, del confronto e della convivenza pacifica.

Vale a questo proposito ricordare che a Bertinoro nacque, all'inizio del XV secolo, Ovadyah Yare, detto il Gran Bertinoro, fine letterato ebreo, commentatore di testi giuridici e religiosi. La Rocca dal 1994 è sede anche di un’assoluta eccellenza nel campo dell'alta formazione in Italia: si tratta del Centro residenziale universitario, struttura dell'Università di Bologna, che fa registrare a Bertinoro circa trentamila presenze l'anno.Una imponente struttura, ottimamente restaurata (all’ingresso reca il riconoscimento in tal senso di “Europa Nostra”) che ogni anno ospita convegni, incontri di lavoro, seminari, master, corsi di aggiornamento in medicina, legge, architettura e informatica, per citarne alcuni.



Bertinoro Città del Vino

Bertinoro è ‘Città del Vino’, fa parte delle associazioni “Res tipica” legate all’ANCI e partecipa a selezioni e fiere nazionali e internazionali; i suoi vigneti producono vini bianchi e rossi. Il più importante è il dorato Albana, primo vino bianco italiano ad ottenere il riconoscimento D.O.C.G. (Denominazione di Origine Controllata e Garantita). Storia e mito parlano di questo vitigno senza definirne i confini; probabilmente introdotto in Romagna dai romani, dal latino ‘albis’ (bianco), l’Albana è legata a Bertinoro dalla leggenda di Galla Placidia, che ne ha fatto il vino tradizionale che si identifica con questo territorio. Altro vino bianco è il leggero e profumato Trebbiano, che compare in Romagna in seguito all’avvento degli Etruschi bonificatori di queste terre paludose. I vignaioli bertinoresi hanno il merito di aver salvato il vitigno del vino Pagadebit, che altrimenti sarebbe scomparso come tanti vitigni minori. Il vitigno deve il nome alla robustezza dei suoi acini in grado di resistere alle avversità atmosferiche; nelle annate cattive, se la vendemmia delle altre uve fosse andata male,  il Pagadebit permetteva al vignaiolo di pagare i debiti contratti per la coltura del vigneto.
  Primo fra tutti il Sangiovese: pare che i frati cappuccini di Santarcangelo intorno al 1600 vinificato questo vino lo chiamassero Sangiovese, ‘Sanguis Jovis’, sangue di Giove per il suo colore rosso rubino, con sentori di viola e frutti rossi. Altro vino rosso è la Cagnina, ideale per accompagnare castagne cotte, piccola pasticceria e ciambella romagnola, poiché ha un corpo dolce e leggermente acidulo.

Bertinoro città delle acque

Ai piedi del colle, nella località di Fratta Terme un Centro Termale e Benessere totalmente rinnovato. Le proprietà dei ben 7 diversi tipi di acque termali (salsobromoiodiche, sulfuree, ferruginose, salse, salso sulfuree, arsenicali, magnesiache), che sgorgano dalle 11 sorgenti, era già nota in epoca romana. Di questo periodo si conservano reperti, testimonianze e una fonte che si trova lungo il viale principale del grande parco in cui è immerso il centro.

Armonie di mille sapori 

Accanto ai filari delle viti si allineano gli ulivi, per produrre un olio d’oliva extravergine di colore giallo con riflessi verdognoli intensi. L’odore fruttato tenue e il sapore di media dolcezza e di acidità molto bassa, lo pongono tra il delicato olio ligure e il più deciso olio toscano e pugliese.
Nei numerosi ristoranti, osterie, enoteche o agriturismi, ci si immerge nell’atmosfera tradizionale della cucina tipica e di qualità, ricca di primi piatti
creati dalle mani delle “sfogline” che lavorano la sfoglia ancora con il matterello. Preparata al momento negli svariati chioschi del territorio è la piadina.
Aldo Spallicci nel 1920 fondò la rivista d’illustrazione romagnola che chiamò ‘La Piè’, proprio perché riteneva la piadina emblema della Romagna, come già anche Giovanni Pascoli.
Gli ingredienti sono pochi e semplici: farina, strutto, un pizzico di lievito e sale. Nonostante ciò ogni paese anzi, ogni famiglia, ha il proprio segreto per prepararla. Perfetta per salumi, formaggi ed erbe di campagna, la piadina accompagna molti alimenti e si sposa perfettamente con i vini tradizionali romagnoli. Da provare la piadina con lo Squacquerone, formaggio a Denominazione di Origine Protetta a pasta molto molle, di forma rotonda e senza crosta. Delizioso anche con marmellate, saba (sciroppo d’uva o mosto cotto) e savor (conserva di frutta a base di mosto).


Ufficio informazioni Turistiche: Piazza della Libertà 3 - tel. +390543/469213  fax +390543/444588
Responsabile: Arianna Pivi - e-mail: pivi.a@comune.bertinoro.fc.it
Referente: Serena Antinori - e-mail: antinori.s@comune.bertinoro.fc.it
APERTURA AL PUBBLICO
Dal 15 settembre al 15 maggio : Lunedì – Venerdì ore 9.00 - 13.00 e Martedì –Giovedì ore 14.30-17.30
Dal 16 maggio al 14 settembre: Lunedì-Venerdì ore 9.00-15.00 Sabato ore 9.30 – 12.30


http://www.comune.bertinoro.fc.it/Turismo.aspx



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