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31/08/12

Ricette tipiche/Typical recipes: il bél e còt o bél a còt


Il bél e còt o bél a còt, pur avendone l'aspetto non è un cotechino, è un insaccato che si produce con carne muscolosa di maiale e cotica e si gusta specialmente durante la Festa della Madonna dei Sette Dolori (terza domenica di settembre).

Queste sono le fasi di lavorazione: si prende la goletta, la testa disossata e priva delle orecchie di un suino e la cotenna (dal 30 al 40%); si taglia quest'ultima e la si trita con uno stampo da salame o da mortadella. La cotica, messa nel bél e còt, ha la funzione di produrre il cosiddetto inciach, il collante. Si lavora a dadi grossi la carne, che verrà mescolata con la cotenna tritata e si versa il tutto nello stampo del tritacarne. 
Per il condimento occorrono: sale, pepe, noce moscata, chiodi di garofano e cannella. Il tutto viene impastato e mescolato ed a questo punto si può procedere all'operazione di insaccatura in budella di pecora o vitellone e viene venduto cotto e caldo. 

La tradizione, a Russi, vuole che il bél e còt venga consumato su una buona fetta di pane insipido ed accompagnato con un bicchiere di canéna nova (cagnina nuova).

I russiani fanno tesoro di un suggerimento dato da un loro conterraneo, tale Giuseppe Buscaioli, il quale era solito ripetere: "Quand che e salam l'è còt la da esar dur, quand cl'è còt e cudghé la da esar murbi". (Quando il salame è cotto deve essere tosto, quando il bél e còt è cotto deve essere tenero).


Info: Ufficio Cultura
- Russi - 48026 (RA)
Tel: +390544 587641
Fax: +390544 582237

22/08/12

Olio Extra Vergine di oliva di Brisighella DOP

Tipo di prodotto

Olio extravergine di oliva, ottenuto da olive della varietà “nostrana di Brisighella”, raccolte direttamente dall’albero nel periodo compreso tra il 5 novembre e il 20 dicembre di ogni anno. Gli uliveti devono presentare una densità di impianto variante fra 200 e 550 piante per ettaro, a seconda dei sesti di impianto, e la produzione massima per ettaro non può superare i 5.000 chilogrammi.
La resa massima di olive in olio è del 18%. Per l’estrazione dell’olio, sono ammessi solo processi meccanici e fisici atti a produrre un olio che presenti il più fedelmente possibile le caratteristiche peculiari originarie del frutto.


Le principali caratteristiche al consumo dell’olio di Brisighella sono le seguenti:
• colore: verde smeraldo con riflessi dorati;
• odore: di fruttato medio o forte con sensazione netta di erbe e/o ortaggi;
• sapore: di fruttato con leggera sensazione di amaro e leggera o media sensazione di piccante;
• acidità massima: non eccedente grammi 0,5 per 100 grammi di olio;
• acido oleico:>= 75,00%
• perossidi:<= 13 Meq02/Kg
Gli altri parametri sono conformi all’attuale normativa europea sugli oli di oliva.

Zona geografica di produzione
La zona di produzione comprende, in tutto o in parte, il territorio amministrativo dei comuni di Brisighella, Faenza, Riolo Terme, Casola Valsenio, Modigliana.

Curiosità storiche
L’ulivo è una pianta caratteristica della vegetazione a macchia mediterranea delle colline romagnole, fin dalla preistoria, dalla presenza spontanea dell’ulivo è stata caratterizzata da una vegetazione di macchia mediterranea dove l’ulivo cresceva naturalmente. Ancora oggi il paesaggio collinare è caratterizzato dalla presenza degli ulivi che si mescolano con le viti,. Nell’Alto Medioevo, gli archivi locali segnalano olivi sparsi e veri e propri oliveti sulle colline riminesi. A seguito però d’eventi climatici sfavorevoli, la coltura dell’ulivo agli inizi dell’ottocento andava scomparendo; ci volle quasi un secolo perché l’olivicoltura riminese riprendesse quota, fino ad arrivare ai successi e riconoscimenti attuali anche a livello Comunitario. Ma ancora oggi l’allevamento rispetta l’utilizzo delle tradizionali varietà locali, come il Correggiolo più resistente al freddo ed in grado di produrre oli di ottima qualità.
La produzione dell’olio di oliva nel territorio di Brisighella ha origini antichissime, confermate anche dal ritrovamento di un piccolo frantoio ad uso familiare risalente all'epoca romana. Testimonianze scritte sull'attività oleicola nella zona di produzione si trovano a partire da documenti ed atti notarili del XV - XVI secolo, per arrivare fino a testi del secolo scorso. Il passaggio da una produzione destinata principalmente all'autoconsumo alla commercializzazione è invece storia recente, iniziata con la fondazione del frantoio sociale della Cooperativa Agricola Brisighellese nel 1970.

L'uso in cucina
E' un olio molto pregiato e il suo uso è spesso riservato al condimento di pietanze ricercate. Le sue caratteristiche sono esclusive e riconoscibili, l’aroma è intenso e delicato con note che ricordano il carciofino verde e l’erba appena tagliata. Fluido al palato, le note dolci, amare e piccanti sono presenti in misura equilibrata e armonica. Tra gli abbinamenti gastronomici, è eccelle su pesce, carne e selvaggina.

Una ricetta
GARGANELLI ALLE VONGOLE CON SCALOGNO DI ROMAGNA, OLIO DI BRISIGHELLA, PICCOLO SFORMATINO DI ERBE AROMATICHE E FILETTI DI
TRIGLIA AL SALE DOLCE DI CERVIA
Ingredienti per 6 persone
500 g di Garganelli, 900 g di vongole dell’Adriatico, 200 g di zucchine , 300 g di
Scalogno di Romagna IGP, 12 piccoli filetti di triglia nostrana, olio extravergine di
oliva di Brisighella DOP, sale dolce di Cervia, 1 spicchio di aglio, 10 g di maizena,
prezzemolo tritato, vino bianco, pepe nero
Per lo sformatino: 1/2 litro di latte, 100 g di farina, 100 g di burro, 1 mazzetto di
erbe aromatiche (timo, maggiorana e basilico), 6 filetti di triglia nostrana, sale dolce
di Cervia

Preparazione
Con l’olio di Brisighella rosolare l’aglio in camicia e aggiungere le vongole ben lavate, il prezzemolo e un goccio di vino bianco, cuocere alcuni minuti fino ad apertura delle vongole, salare e pepare. Sgusciare le vongole e mantenere l’acqua di cottura.
Tagliare a rondelle sottili lo Scalogno di Romagna, infarinare e friggere in olio di Brisighella. Tagliare le zucchine solo la parte verde a mezza luna e rosolare con poco olio, aggiungere le vongole, l’acqua di cottura e legare la salsa con pizzico di maizena. Rosolare i filetti di triglia con il sale dolce di Cervia. Cuocere i Garganelli in abbondante acqua bollente salata, colarli e condirli con la salsa di vongole e zucchine.
Per lo sformatino: fare una besciamella consistente con il latte il burro e la farina. Rosolare con l’olio di Brisighella a fuoco vivace 6 filetti di triglia, salare e pepare. Tritare le erbette aromatiche. Unire tutti gli elementi e regolare di sale e pepe. Ungere gli stampini e riempire con il composto. Mettere in forno a 160 gradi per 20 minuti.
Comporre il piatto mettere al centro i Garganelli con sopra lo scalogno fritto, a lato lo sformatino e i filetti di triglia. Guarnire il piatto con alcune foglioline di erbette aromatiche.
Un filo di olio extravergine di Brisighella a crudo completerà il piatto.

Vino consigliato: Albana di Romagna DOCG

Una curiosità
La varietà d’ulivo che per le sue eccellenti qualità ha portato fama all’olio di Brisighella DOP è quella “Nostrana”, presente in misura mai inferiore al 90%. La raccolta avviene ancora oggi a mano, su terreni anche di forte pendenza, dai primi di novembre fino a Natale. Viene sempre spremuto entro 4 giorni dalla raccolta, uno dei segreti che rende quest’olio tanto speciale.


Contatti
Consorzio Produttori dell’olio
Extra Vergine di oliva “Brisighella”
Corso Garibaldi, 2
48013 Faenza (RA)
Tel. +39 0546 81103
Fax +39 0546 81497
www.brisighelladop.com
info@brisighelladop.it



La via artusiana tra Romagna e Toscana


Immaginiamo un viaggiatore curioso e buongustaio deciso a carpire i sapori delle genti e dei luoghi incontrati. Immaginiamo una strada con piatti genuini e schietti sulle tavole di casa. Immaginiamo ancora quella persona, come un alchimista, indaffarata in cucina a ricostruire i gusti e affidare a una penna la memoria di un modo di vivere e di una cultura antica. 

Ed ecco materializzarsi il ritratto di Pellegrino Artusi, forlimpopolese di nascita e fiorentino d’adozione, appassionato cultore e codificatore di ricette casalinghe di gran parte d’Italia di fine ottocento, ma soprattutto della sua Romagna e della altrettanto sua Toscana.

A 100 anni dalla morte del grande gastronomo e divulgatore della lingua italiana, grazie ai suoi ricettari, Forlimpopoli e Firenze ne celebrano l’opera e l’insegnamento con un prestigioso calendario di iniziative che faranno assaporare al moderno viaggiatori quei luoghi e quelle pietanze che un tempo stregarono Pellegrino Artusi.

La strada è la Statale n° 67, la mitica via del Muraglione, passaggio obbligato fra Romagna e Toscana, ma anche cuore di una Romagna-Toscana dai confini fluttuanti lungo il corso della storia. 

Attorno, altre vie e magnifiche vallate dove i ristoranti e le osterie sembrano case aperte, ambienti familiari, e dove il padrone di casa offre per primo se stesso assieme ai piatti preparati con cura. 

Un percorso avvincente che prende per mano il viaggiatore e lo accompagna a gustare le ricette di Artusi lungo le strade che confluiscono al Muraglione e si fondano con le proposte artistiche e naturalistiche dei posti.

Tutti gli itinerari e le proposte turistiche, i piatti e le ricette sul sito

19/08/12

Prenota una visita guidata alla città di Faenza/Book a guided tour of the town of Faenza


È possibile prenotare visite guidate alla città, ai monumenti e musei in lingua italiana, inglese, tedesca o francese.
Per prenotare una visita guidata o richiedere informazioni utilizza il modulo in fondo alla pagina oppure contattaci al numero +39054625231.

Tariffe 2012

MEZZA GIORNATA (fino a 3 ore):
- per gruppi fino a 20 persone € 75,00
- per ogni persona in più € 2,00
- per ogni ora eccedente le prime tre, si prevede una
- maggiorazione pari ad un terzo dell'ammontare liquidato GIORNATA INTERA (fino a 6 ore):
- per gruppi fino a 20 persone € 115,00
- per ogni persona in più € 3,00
- per ogni ora eccedente le prime sei, si prevede una maggiorazione pari ad un sesto dell'ammontare liquidato
   
TARIFFE AGEVOLATE PER SCUOLE ELEMENTARI E MEDIE *
MEZZA GIORNATA:
- per gruppi fino a 30 persone € 75,00
- per ogni persona in più € 2,00
GIORNATA INTERA:
- per gruppi fino a 30 persone € 115,00
- per ogni persona in più € 3.00
   
VISITA DEL MUSEO INTERNAZIONALE DELLE CERAMICHE:
- per gruppi fino a 30 persone € 60,00
- per ogni persona in più € 2,00  
   
* SERVIZI IN LINGUA STRANIERA: supplemento di € 10,00
-Tutti gli importi sono al lordo delle competenze fiscali
ANNULLAMENTI:
- Per il servizio disdettato negli ultimi 4 giorni, prima del giorno convenuto per l'inizio della prestazione, è dovuto il 30% della somma totale;
- se viene data disdetta nelle 24 ore precedenti l'ora convenuta di inizio servizio, è dovuto l'80% della tariffa totale o comunque una somma non inferiore alla tariffa base;
- se non viene data disdetta e il gruppo non si presenta, è dovuto il pagamento dell'importo complessivo del servizio previsto.

Modulo di prenotazione on-line


Sabato 13 ottobre
ORATORI E PARCHI NELLA CAMPAGNA FAENTINA
Ritrovo
Pro Loco - Voltone Molinella (in bici)
voltone molinella 2
48018 Faenza RA
ore 14.30


Sabato 20 ottobre
ARCHEOLOGIA, STORIA E NATURA LUNGO LA VALLE DEL SENIO
Ritrovo
Piazzale Pancrazi (in pullman)
48018 Faenza RA
ore 14.30
Trasferimento in pullman per Casola Valsenio. Ritrovo alle ore 14.30 in Piazzale Pancrazi. Ingresso al Cardello euro 2.
La quota di partecipazione di euro 12 è da versare al momento della prenotazione obbligatoria. Prenotazioni da subito.


Sabato 27 ottobre
MARRADI E L'ALTA VALLE DEL LAMONE
Ritrovo
Piazzale Pancrazi (in pullman)
48018 Faenza RA
ore14.30
Trasferimento in pullman. Ritrovo alle ore 14.30 in Piazzale Pancrazi.
La quota di partecipazione di euro 12 è da versare al momento della prenotazione obbligatoria. Prenotazioni da subito.

Domenica 04 novembre
FIERA DI SAN ROCCO
pomeriggio
* Palazzo Milzetti;
* Chiese di San Rocco e S.Umiltà;
* Pinacoteca Comunale.
Le visite su prenotazione avranno luogo durante tutto il pomeriggio.

Sabato 10 novembre
ARTE E STORIA NELLA CHIESA DEL SUFFRAGIO PER L'ORDINE DEI CARMELITANI
Ritrovo
Chiesa del Suffragio - Corso Mazzini, 59
corso Mazzini 59
48018 Faenza RA
ore 15

Sabato 17 novembre
I MONACI CAMALDOLESI A FAENZA: SANT'IPPOLITO
Ritrovo
Chiesa di Sant'Ippolito
Via Sant'Ippolito
48018 Faenza RA
ore 15

Sabato 24 novembre
UN PERCORSO NEOCLASSICO CON A. TRENTANOVE E F. GIANI
Ritrovo
Pro Loco - Voltone Molinella
voltone molinella 2
48018 Faenza RA
ore 15


Da ottobre a dicembre
VISITE GUIDATE dal “centro Museale” alla Città
Info: +390546 25231
Web: www.prolocofaenza.it
Visite guidate a monumenti, musei e al patrimonio artistico e culturale della città e del forese organizzate dalla Pro Loco di Faenza


CASTELLI DELLA PROVINCIA DI RAVENNA


BAGNACAVALLO (Castellaccio)

«Il Castellaccio è un'antica costruzione fortificata, facente parte dell'antica "cittadella" di Bagnacavallo, la cui parte originaria potrebbe risalire al XII secolo. Rimaneggiato nel Quattrocento, assunse le caratteristiche architettoniche che ancor oggi lo contraddistinguono e divenne in seguito residenza privata. L'imponente edificio si eleva su uno zoccolo a scarpa in mattoni a vista, ed ha piombatoi d'angolo alla sommità. Il portone d'ingresso, con arco a tutto sesto, dà su un androne da cui si accede alle sale a piano terra, alcune delle quali sono decorate con affreschi ottocenteschi. Un altro portone immette in un vasto cortile interno completato da corpi di fabbrica minori adibiti a servizi. Nel XIX secolo il palazzo fu sede dell'Accademia dei Cillaridi e, successivamente, di quella degli Armonici, associazioni culturali di nobili e clericali. La struttura, a tre piani, è stata abitata nel corso dei secoli da diverse famiglie nobili, tra cui i Papini, e attualmente dalla famiglia Bejor Gaiani».


BAGNACAVALLO (palazzo Vecchio)

«"Palazzo Vecchio" che si affaccia su piazza della Libertà, fu costruito a metà del XIII secolo, durante il dominio dei Bolognesi, come sede del Podestà. Oggi ospita alcuni uffici comunali e l'Ufficio Informazioni Turistiche. Distrutto da un incendio all'inizio del Settecento, venne rifatto e rialzato di un piano. A causa dei bombardamenti che lo colpirono durante la Seconda Guerra Mondiale, venne ricostruito nei primi anni Cinquanta, non rispettando esattamente le caratteristiche dell'edificio preesistente. Nel cortile interno del palazzo si trova uno degli accessi all'antica galleria seminterrata, testimonianza dell'antica cittadella, e la stele donata dal popolo armeno al comune di Bagnacavallo nel 1998. Al piano terra, è situata una grande sala pubblica utilizzata per mostre e assemblee».

http://www.romagnadeste.it/it/3-bagnacavallo/i87-palazzo-vecchio.htm


BAGNACAVALLO (Torraccia)

«La Torraccia viene fatta risalire alla fine del XII – inizio XIII secolo. La costruzione faceva forse parte di fabbricati di proprietà della famiglia Brandolini e della più antica cinta difensiva di Bagnacavallo. L’edificio ha all’interno due stanze sovrapposte con volte a crociera; i muri sud e nord hanno uno spessore di circa 60 centimetri».

http://www.guidacomuni.it/storia.asp?LUNG=21000&pag=7&ID=39002


BAGNARA DI ROMAGNA (mura, fosse castellane)

«In tutta la pianura emiliana romagnola Bagnara resta l'unico esempio di "castrum" medievale integralmente conservato. L'intero sistema difensivo fu approntato nel 1354 da Barnabò Visconti, dopo che questi aveva conquistato la località. Egli fece scavare un fossato attorno ad un muro di cinta, il tutto perfettamente visibile anche ai nostri giorni. Al castello si accedeva attraverso un'unica Porta. Le mura sono ancor oggi costeggiate, nella parte interna, dai quattro terragli, le vie ottenute con terreno di riporto, su cui, in caso di assedio, accorrevano i falconieri coi falconi e i balestrieri con le balestre per svolgere le rispettive funzioni. Non è possibile stabilire l'originaria profondità delle Fosse; ma sicuramente ancora nel Seicento vi stagnava l'acqua anche d'estate. Il loro prosciugamento fu deciso nel 1738, quando un tal Francesco Antonio Liverani s'impegnò ad eseguire quel lavoro, mediante colmata, ottenendo come contropartita il diritto di sfalciarvi gratuitamente l'erba per un quinquennio, e poi ancora di sfalciarla per un ulteriore quinquennio dietro pagamento di un modico canone. Negli ultimi decenni del Settecento nelle Fosse si praticava il gioco del Ballone. Le case tuttora situate nel lato occidentale risalgono al diciannovesimo secolo, ad eccezione del fabbricato adibito a caserma dei carabinieri che risale agli anni 1964-1965. Le Mura servivano ovviamente alla difesa contro il nemico. Su di esse erano situati sei bastioni, destinati ad ospitare i soldati con compiti di avvistamento e di difesa. Nel corso dei secoli furono necessari frequenti restauri, ma la loro ubicazione non cambiò mai. Un abbassamento di circa un metro di tutta la cinta fu operato a più riprese nel periodo che va dal 1860 al 1878, allo scopo, si diceva allora, di dare maggiore ventilazione al paese e di migliorarne le condizioni igieniche e l'estetica. Sul finire dell'Ottocento si praticarono altre tre aperture per l'accesso carrabile al paese, essendo ormai insufficiente l'accesso attraverso la Porta. In occasione dell'ultima guerra le Mura andarono quasi completamente distrutte, per cui richiesero in seguito importanti lavori di ripristino. Nei primi decenni del Novecento stazionava spesso presso le Mura la mendicante Elvira Pomidori detta la Munàca, che si fingeva paralitica all'atto di chiedere l'elemosina, però camminava speditamente quando se ne andava per i fatti propri. I più anziani dicono ancora che fa la Munàca chi si finge tonto per ottenere dei vantaggi».

http://www.grifo.org/comuni/bagnaradiromagna/index.asp

18/08/12

Etruschi e Celti in Emilia Romagna


Fra la fine del XIII e la prima metà del XII sec. a.C. una drastica riduzione del popolamento e l’abbandono improvviso degli abitati segna la fine delle terramare e degli insediamenti coevi.
Un diverso assetto storico e culturale si ristabilisce solo intorno al IX sec. a.C. con l’età del Ferro e l’affermarsi della cultura villanoviana, una fra le maggiori dell’Italia preromana per diffusione e rilevanza delle testimonianze materiali,  ormai da tutti riconosciuta come la più antica manifestazione della civiltà etrusca.
Le fonti attribuiscono agli Etruschi di Tarquinia o di Perugia  l’espansione nella Pianura padana, dove fondano Felsina (Bologna), vera e propria capitale del territorio da loro controllato, e una serie di organismi urbani  riuniti in una confederazione di dodici città, a cui era collegato un tessuto di comunità minori a carattere prevalentemente rurale. Fra i centri principali ricordiamo Kainua-Marzabotto, Mutina-Modena, Mantua-Mantova, Spina nei pressi dell’attuale Comacchio, Adria.

Il dominio etrusco si estende a nord sino quasi al Po, mentre a occidente si spinge almeno sino al  Secchia, ove è noto l’importante sito di Rubiera-Misa o Misala, con punte avanzate nelle valli dell’Enza, del Taro e anche oltre. A sud la penetrazione etrusca si addentra nelle vallate appenniniche e si protende a oriente verso l’Adriatico, sino ad occupare pressoché tutta la fascia costiera e l’entroterra riminese. Qui, lungo la valle del Marecchia, fiorisce per diversi secoli l’eccezionale abitato di Verucchio, snodo fondamentale di ridistribuzione e lavorazione di ambra del Baltico.

Il processo di occupazione territoriale, con il correlato quadro politico-economico, non si attua simultaneamente, ma conosce due successivi momenti. Nella seconda fase - dalla metà circa del VI sec. a.C. - vediamo gli Etruschi, una volta persa la supremazia sul Tirreno, cercare sbocchi commerciali alternativi. La Pianura padana diviene allora un crocevia di rotte terrestri, appenniniche, fluviali e marittimo-adriatiche, che da un lato  mettono in collegamento la penisola italiana con l’Europa transalpina e, dall’altro, aprono le porte al mondo greco ed egeo. In questo periodo vengono fondate o “rifondate” alcune città: Spina, alla foce del Po, erede del ruolo che era stato di Verucchio e del suo scalo alla foce del Marecchia, Marzabotto, perfetto esempio di una raffinata cultura urbanistica, e la stessa Felsina, ancora una volta fulcro del rinnovato sistema politico.

Agli inizi del IV sec. a.C. popolazioni celtiche provenienti dall’Europa e dalla Transpadana (fra il Po e le Alpi) calano massicciamente nell’area degli Etruschi e degli Umbri, spingendosi sino a Roma, assediata nel  388/387 a.C. dai Senoni di Brenno e costretta alla capitolazione. A sud del Po, fra il Parmense e la Romagna si stabiliscono i Boi,  fra questi e l’Adriatico la tribù dei Lingoni, mentre il distretto compreso fra Romagna e il territorio dei Piceni, attuali Marche, viene occupato dai Senoni. La calata dei Celti ha effetti dirompenti  sul sistema  urbano impostato dagli Etruschi: le città perdono importanza e l’organizzazione del territorio  poggia  ora su un sistema di insediamenti di pianura legati alla produzione agricola e di villaggi d’altura arroccati, che controllano vecchie e nuove vie di transito appenniniche.

La vittoria romana di Sentino nel 295 a.C. sancisce la sconfitta dei Galli Senoni e dei Sanniti con i loro alleati italici e determina le condizioni di un’espansione militare di Roma oltre la fascia appenninica, in direzione dell’Adriatico. La romanizzazione prende l’avvio nel 268 a.C.: nasce in quell’anno la colonia di Ariminum (Rimini), testa di ponte per la successiva conquista dell’intera Gallia Cisalpina.

(Testo redatto in collaborazione con IBC – Dr.ssa Fiamma Lenzi)

Ulteriori informazioni/Further information: http://www.emiliaromagnaturismo.it/it/archeologia/etruschi-e-celti-in-emilia-romagna-1

Le Terramare in Emilia-Romagna

La civiltà delle Terramare, villaggi fortificati circondati da un terrapieno e da un fossato, si sviluppò nell'età del bronzo, tra il 1650 e il 1170 a.C., nella pianura padana. Il nome deriva da terra marna (dal dialetto emiliano "terra grassa") con riferimento al terriccio che si trovava entro basse collinette, frequenti nell'Ottocento nel paesaggio della pianura padana.

Concentrati nell’Emilia centro-occidentale e nella zona transpadana compresa tra le province di Verona, Mantova e Cremona, i villaggi erano numerosi e tutta l’area era densamente abitata. Il numero complessivo degli abitanti era assai alto per quel tempo, poteva aggirarsi fra 150.000 e 200.000. Le case erano frequentemente costruite su palafitte, sebbene non sorgessero in aree lacustri o fluviali, affiancate e separate da strade molte strette.

La società era organizzata secondo un modello partecipativo che coinvolgeva tutta la comunità, anche se erano attestate già differenze economiche e sociali. Oltre ai capi, i guerrieri rappresentavano l’élite emergente. Importante era inoltre il ruolo degli artigiani metallurghi che realizzavano spade, pugnali, lance, spilloni, fibule, rasoi, ma anche attrezzi per l’agricoltura come i falcetti.

Per circa cinque lunghi secoli  la pianura padana si copre dunque  di insediamenti di lunga durata con caratteristiche strutturali complesse che presuppongono capacità costruttive e organizzative evolute, mentre il territorio subisce  una profonda trasformazione in senso antropico con il disboscamento, la messa a coltura di vaste zone, la regimentazione delle acque e il controllo della rete fluviale.

L’agricoltura intensiva e l’allevamento favoriscono un forte incremento della popolazione e lo sviluppo della produzione artigianale, mentre gli scambi e i traffici sono certamente favoriti dall’esistenza di alcune importanti direttrici di traffico che  mettono il mondo terramaricolo in contatto con altri distretti della penisola e con  l’area  transalpina ed europea in generale, portando negli abitati manufatti e beni di prestigio.

La testimonianza forse più appariscente dell’apertura di questa grande civiltà padana al mondo esterno è rappresentata dall’ambra che dalle coste  della Danimarca e della Germania attraverso il più famoso dei percorsi della protostoria europea, la “via commerciale dell’ambra”,  scendeva fino all’Adriatico e qui veniva smistata da una parte verso l’entroterra e, dall’altra,  scendendo lungo la penisola prendeva la via della Grecia micenea.

Rispetto all’ingente quantità di dati e materiali provenienti dagli abitati, le informazioni riguardanti le necropoli dell' area terramaricola emiliana sono assai più modeste. Sono solo cinque le necropoli, sempre esclusivamente composte da sepolture ad incinerazione,  di cui si conoscono i relativi materiali (Copezzato, Parma, Montata, Casinalbo, Pragatto). Accanto ai vasi cinerari si ha la presenza di oggetti di corredo, per lo più  relativi all’abbigliamento e all’ornamento: spilloni fermatrecce, fibule perle, pinzette, armille.

Apparentemente al culmine del suo sviluppo la società terramaricola subisce, intorno al 1200 a.C. o poco dopo, una drammatica crisi che ancora oggi appare inspiegabile se non pensando al concorrere di diverse concomitanti cause  naturali, demografiche e storiche che portano all’abbandono repentino degli insediamenti e al crollo di un sistema economico e sociale che si era sviluppato per circa  mezzo millennio.

Benché capillarmente diffuse, soprattutto nel territorio parmense, reggiano, modenese,  per la loro stessa natura le terramare una volta indagate archeologicamente non conservano evidenze strutturali alla vista se non in rarissimi casi. Fa eccezione il Museo e Parco Archeologico di Montale, a Castelnuovo Rangone (MO), dove la musealizzazione di un’area di scavo, indagata con moderne metodologie operative, si affianca alla ricostruzione a grandezza reale di una parte del villaggio terramaricolo, così come è stato possibile dedurla dai dati archeologici. Il Parco organizza diverse attività didattiche con visite guidate, laboratori di antiche tecniche e riproduzioni delle principali attività artigianali dell’età del bronzo, centri estivi per ragazzi alla scoperta del mondo antico.

Un altro importante sito terramaricolo è l’abitato di Santa Rosa di Fodico (Poviglio - RE), ove sono tuttora in corso indagini archeologiche per mettere in  luce la complessa morfologia di questo abitato formato da un villaggio più piccolo, di forma grosso modo quadrangolare, e di uno più ampio a sud del primo, parzialmente delimitato da un terrapieno. Nel periodo estivo si organizzano visite guidate al cantiere archeologico, mentre  per conoscere questa rilevante realtà insediativa dell’età del Bronzo e i suoi materiali si può visitare il Museo della Terramara.
(Testo redatto in collaborazione con IBC - Dr.ssa Fiamma Lenzi)

Le Terramare in Emilia Romagna:
Parco Archeologico e Museo all'aperto della Terramara di Montale (Modena)
Museo della Terramara di Santa Rosa a Poviglio, Reggio Emilia
La Terramara di Anzola dell'Emilia (non visitabile)

17/08/12

Ricette tipiche: la ficattola/Typical recipes: the ficattola


Ingredienti: 1 kg di farina, un cucchiaino raso
di sale, due cucchiai d'olio d' oliva extravergine, mezzo cucchiaino di miele (serve a favorire la lievitazione), 2 quadretti di lievito di birra sciolti nel latte.

Si impasta la farina con tutti gli altri ingrdienti con acqua(400ml) e latte(400 ml) fino a che non diventa piuttosto tenera. Dopodiché si copre con la pellicola di plastica per alimenti (in questo modo non fa la crosta perché l'umidità viene trattenuta dal film impermeabile). Si lascia lievitare per un'ora o poco più (se si calcolano male i tempi di lievitazione e la pasta s'ingrossa troppo, va "rimenata"). Dopodiché si fanno con le mani dei cilindretti di circa 1 centimetro di diametro lunghi dai 10 ai 20 cm e si friggono, dopo aver fatto col coltello una poco profonda incisione longitudinale. Per la frittura è indispensabile preferire lo strutto all'olio o ad altri prodotti. Lo strutto deve essere abbondante, per consentire la totale immersione della ficattola: si getta la striscia di pasta nello strutto bollente e si toglie appena diventa rosea, affiché non assorba troppo grasso. Infine si sgocciola la ficattola e si posa su carta assorbente.

Va servita per accompagnare squacquerone, marmellate, fichi caramellati, salumi.

I Castagneti di Campiuno


A Sud della Vena del Gesso, dove comincia la Formazione Marnoso-arenacea, si estendono, nella zona di Campiuno, estesi castagneti, di antichissimo impianto, con alcuni maestosi esemplari vecchi di secoli.
Questi castagneti da frutto rappresentano, probabilmente, i boschi con gli alberi più vecchi dell’intero Parco, con gli esemplari plurisecolari ricchi di cavità e, quindi, molto importanti dal punto di vista ecologico.
In particolare, a Campiuno i castagneti sono insediati su terreni sabbiosi acidi in cui sono presenti specie localmente rare come erica arborea e brugo.
In questi boschi vivono tutte le specie di mammiferi comunemente presenti sulla catena appenninica, tra cui scoiattolo, moscardino, volpe, tasso, cinghiale, capriolo. I boschi ospitano anche moltissime specie di uccelli comuni, tra cui picchio rosso maggiore, picchio verde, scricciolo, pettirosso, cinciallegra, codibugnolo, merlo, tordo bottaccio, capinera, fringuello, mentre solo nelle parti più tranquille delle foreste nidifica un raro rapace, il pecchiaiolo. I castagneti ospitano anche passeriformi più esigenti, come il rampichino e il picchio muratore.
La visita può partire dal Monticello di Campiuno, facilmente raggiungibile da Tossignano, oppure dalla vallata del Senio, oltrepassando il Monte della Battagliola.

Il giro di Monte Battaglia e Campiuno
Dall’abitato di Castel del Rio, oltrepassato il Ponte Alidosi, si raggiunge la S.C. del Guasteto che conduce al crinale tra Senio e Santerno. Si percorre la strada di crinale in direzione di Monte Battaglia. Dopo averlo superato, si prosegue fino al Passo del Prugno dove ci si immette sulla S.P. La si percorre per circa 2 km in direzione di Casola e poi si svolta a sinistra per una strada bianca. Si attraversano dei castagneti e ci si immette nella S.C. di Campiuno che conduce a Tossignano. Da qui si raggiunge Borgo Tossignano e si ritorna a Castel del Rio lungo la S.S. Montanara.

L’itinerario si snoda principalmente lungo piste ghiaiate. Numerosi sono i punti panoramici sulle piccole valli attraversate. Da Monte Battaglia, poi, si può spingere lo sguardo fino alle Alpi. Di particolare interesse è l’attraversamento dei castagneti di Campiuno, i più bassi della vallata, ricchi tra l’altro di specie floristiche protette.

Notizie aggiuntive
Lunghezza del percorso: 38,5 km
Quota massima raggiunta: 659 m (Monte Battaglia).



10/08/12

Itinerari cicloturistici e in mountain-bike

Brisighella, Cà Moreda, Conca d'Oro, M. del Tesoro, Casone di Tura, Brisighella


Dettaglio itinerario: Essendo l'itinerario prettamente tecnico per informazioni sul percorso contattare la Pro-loco di Brisighella (iat.brisighella@provincia.ra.it) dove è possibile acquistare il libro "9 itinerari in mountain-bike" all'interno del quale è contenuto l'itinerario sopra indicato.
Modalità di svolgimento: Si tratta di un percorso di Km. 27,5 di cui 11,6 Km. asfaltati e 15,9 Km. di strada sterrata.
Notizie aggiuntive: Durante il percorso si trova al Km. 24 l'Osteria "Ponte Nono".
Periodi di svolgimento: Il percorso può essere effettuato durante tutto l'anno anche con terreno bagnato.


Brisighella, Casale, M. Melandro, Lago, Valpiana, S. Eufemia, Brisighella

Dettaglio itinerario: Essendo l'itinerario prettamente tecnico per informazioni sul percorso contattare la Pro-loco di Brisighella (iat.brisighella@provincia.ra.it) dove è possibile acquistare il libro "9 itinerari in mountain-bike" all'interno del quale e contenuto l'itinerario sopra indicato.
Notizie aggiuntive: Durante il percorso si incontrano i seguenti punti di ristoro:
al Km. 7 l'Azienda Agrituristica "F.lli Lecca"
al Km. 34 l'Osteria "Ponte Nono
Modalità di svolgimento: Si tratta di un percorso di media difficoltà di Km. 36,4 di cui 23 asfaltati e 13,4 sterrati.
Periodi di svolgimento: Il percorso può essere effettuato durante tutto l'anno anche con terreno bagnato.

Brisighella, Fognano, Via Ramona, Rontana, Baia Volpe, Brisighella


Dettaglio itinerario: Essendo l'itinerario prettamente tecnico per informazioni sul percorso contattare la Pro-loco di Brisighella (iat.brisighella@provincia.ra.it) dove è possibile acquistare il libro "9 itinerari in mountain-bike" all'interno del quale è contenuto l'itinerario sopra indicato.
Notizie aggiuntive: Al Km. 3 del percorso si trova l'Osteria "Ponte Nono".
Modalità di svolgimento: Si tratta di un percorso facile di Km. 13,5 di cui 7,4 Km. asfaltati e 6,1 Km. sterrati.
Periodi di svolgimento: Il percorso può essere effettuato durante tutto l'anno anche con terreno bagnato fino al Km. 10,53.

Brisighella, Pieve Thò, Pracchio, Paglia, Brisighella


Dettaglio itinerario: Essendo l'itinerario prettamente tecnico per informazioni sul percorso contattare la Pro-loco di Brisighella (iat.brisighella@provincia.ra.it) dove è possibile acquistare il libro "9 itinerari in mountain-bike" all'interno del quale è contenuto l'itinerario sopra indicato.
Notizie aggiuntive: Al Km. 9 del percorso si trova l'Azienda Agrituristica "F.lli Lecca".
Modalita di svolgimento: Si tratta di un percorso facile di Km. 18, 5 quasi tutti asfaltati.

Periodi di svolgimento: Il percorso può essere effettuato durante tutto l'anno.

Brisighella, Vespignano, M. Mauro, Cò di Sasso, Villa Vezzano, Brisighella

Dettaglio itinerario: Essendo l'itinerario prettamente tecnico per informazioni sul percorso contattare la Pro-loco di Brisighella (iat.brisighella@provincia.ra.it) dove è possibile acquistare il libro "9 itinerari in mountain-bike" all'interno del quale è contenuto l'itinerario sopra indicato.
Notizie aggiuntive: Al Km. 25 del percorso si trova l'Azienda Agrituristica "Torre del Marino".
Modalità di svolgimento: Il percorso, di media difficoltà, e di 32 Km. di cui 20,5 Km. asfaltati e 11,5 Km. sterrati.
Periodi di svolgimento: L'itinerario può essere effettuato durante tutto l'anno anche con terreno bagnato fino al Km. 14


Organizzazione: Libera.

Ulteriori informazioni/Further information:
http://www.terredifaenza.it/scoprire_territorio/itinerari_consigliati/ter_bike/081.html




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