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09/07/15

Ricetta della piadina romagnola

Antichissima è la presenza della piadina sulle tavole romagnole, fino agli anni ‘60, quando insieme alla cultura contadina, ha rischiato di essere dimenticata.
Ma così non è stato, anzi, è aumentata in modo esponenziale la notorietà della piadina, cambiando un po’ le sue caratteristiche di consumo e passando da alternativa al pane degli antichi contadini a cibo versatile dei romagnoli moderni.

Oggi la piadina (o piada) è difficilmente catalogabile: variante del pane, come sempre, ma può essere uno spuntino da sola o imbottita, può diventare crescione, ripieno di verdure, formaggi o, negli ultimi anni di tutto l’immaginabile e, a volte, oltre... E ancora può diventare un dolce, oppure trasformatesi per essere addentata anche dai più convinti vegetariani sostituendo il tradizionale strutto con l’olio d’oliva o latte di soia.
A testimoniare la vitalità e tipicità della piada vi è anche il fatto che esistono numerose ricette e modi di prepararla che variano da località a località.

Un breve excursus di stili: partendo dalla costa riminese, dove la piadina è fine, fine e si chiama solitamente piada, e procedendo verso l’interno, il cesenate e il forlivese e a nord sulla costa verso Ravenna e da qui ancora verso l’interno, fino a salire sulle colline e poi sulle montagne, la piadina, senza perdere la sua friabilità, diventa grossa.
Grossa tanto da essere tagliata a metà per stendervi un buono strato di squacquarone... come faceva mio nonno e come faccio io quando mi trovo tra le mani una piadina con le caratteristiche giuste (spessore e friabilità) e il tempo di farlo, perché l’operazione è un po’ complicata e richiede pazienza, nel tagliarla senza romperla e nel mangiarla senza far colare il formaggio... ma così è buonissima!


LA RICETTA TRADIZIONALE DELLA PIADINA
Ingredienti:
Un chilo di farina non troppo setacciata (altrimenti diventa esageratamente fine); 4 grammi di bicarbonato di sodio, 300 grammi di strutto (ma alcune azdore assicurano che ne bastano anche cento) e sale. Se non volete usare lo strutto provate con mezzo bicchiere di olio extra vergine di oliva.
Esecuzione:
Impastare tutti gli ingredienti assieme.
Aggiungere un po' d'acqua per formare un impasto piuttosto sodo. Oppure, al posto dell'acqua potete mettere il latte o addirittura il vino bianco secco. Distendere l’impasto col mattarello, sulla spianatoia formando un bel tondo di pasta più o meno sottile a seconda dei gusti. Cospargere di tanto in tanto il mattarello con la farina, altrimenti la pasta si potrebbe attaccare al legno e il sottile "lenzuolo" bucarsi. Mettere a cuocere la pasta sul testo di terracotta, sotto cui deve ardere un fuoco piuttosto allegro, perché la piadina va cotta in fretta.
Man mano che la piadina si cuoce in superficie forma delle lievi bolle, che vanno schiacciate con le punte di una forchetta, le cui impronte restano anche dopo la cottura, a ricordare il lavoro delle donne davanti al calore del testo bollente.
Armatevi anche di un coltello a lama lunga, che vi servirà a rigirare in senso orario e a rivoltare il disco di pasta.

17/08/12

I Castagneti di Campiuno


A Sud della Vena del Gesso, dove comincia la Formazione Marnoso-arenacea, si estendono, nella zona di Campiuno, estesi castagneti, di antichissimo impianto, con alcuni maestosi esemplari vecchi di secoli.
Questi castagneti da frutto rappresentano, probabilmente, i boschi con gli alberi più vecchi dell’intero Parco, con gli esemplari plurisecolari ricchi di cavità e, quindi, molto importanti dal punto di vista ecologico.
In particolare, a Campiuno i castagneti sono insediati su terreni sabbiosi acidi in cui sono presenti specie localmente rare come erica arborea e brugo.
In questi boschi vivono tutte le specie di mammiferi comunemente presenti sulla catena appenninica, tra cui scoiattolo, moscardino, volpe, tasso, cinghiale, capriolo. I boschi ospitano anche moltissime specie di uccelli comuni, tra cui picchio rosso maggiore, picchio verde, scricciolo, pettirosso, cinciallegra, codibugnolo, merlo, tordo bottaccio, capinera, fringuello, mentre solo nelle parti più tranquille delle foreste nidifica un raro rapace, il pecchiaiolo. I castagneti ospitano anche passeriformi più esigenti, come il rampichino e il picchio muratore.
La visita può partire dal Monticello di Campiuno, facilmente raggiungibile da Tossignano, oppure dalla vallata del Senio, oltrepassando il Monte della Battagliola.

Il giro di Monte Battaglia e Campiuno
Dall’abitato di Castel del Rio, oltrepassato il Ponte Alidosi, si raggiunge la S.C. del Guasteto che conduce al crinale tra Senio e Santerno. Si percorre la strada di crinale in direzione di Monte Battaglia. Dopo averlo superato, si prosegue fino al Passo del Prugno dove ci si immette sulla S.P. La si percorre per circa 2 km in direzione di Casola e poi si svolta a sinistra per una strada bianca. Si attraversano dei castagneti e ci si immette nella S.C. di Campiuno che conduce a Tossignano. Da qui si raggiunge Borgo Tossignano e si ritorna a Castel del Rio lungo la S.S. Montanara.

L’itinerario si snoda principalmente lungo piste ghiaiate. Numerosi sono i punti panoramici sulle piccole valli attraversate. Da Monte Battaglia, poi, si può spingere lo sguardo fino alle Alpi. Di particolare interesse è l’attraversamento dei castagneti di Campiuno, i più bassi della vallata, ricchi tra l’altro di specie floristiche protette.

Notizie aggiuntive
Lunghezza del percorso: 38,5 km
Quota massima raggiunta: 659 m (Monte Battaglia).



18/06/12

Ricetta della piadina/Piadina recipe

E' questa la più classica delle specialità romagnole di vecchissima tradizione.
Un tempo veniva cotta sul testo, l'apposita pietra che veniva posta sulle braci ardenti. Il testo viene oggi generalmente sostituito da da una normale piastra di ferro.



Ingredienti:
  • 1 kg. di farina
  • 200 gr. di strutto
  • 4 cucchiai di olio d' oliva extravergine
  • 1 cucchiaio scarso di sale
  • lievito per un kg.
  • acqua tiepida o latte
Procedimento:

Versate sulla spianatoia la farina, mettete al centro lo strutto e l'olio, impastate unendo l'acqua tiepida o il latte (in cui è stato precedentemente sciolto il sale) fino ad ottenere una pasta piuttosto morbida.

Lavoratela bene e lasciatela riposare un poco, quindi dividetela in tanti gnocchetti della grandezza di un limone, stendeteli in dischi dello spessore di non più di mezzo centimetro.

Fate arroventare la piastra, abbassate la fiamma ed iniziate la cottura dei dischi ottenuti, punzecchiandoli con la forchetta. Lasciateli cuocere bene, prima da un lato poi dall'altro.

Mantenete le pizze calde coprendole con un tovagliolo. Gustatele calde con formaggio, salame o prosciutto e vino rosso.

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