La storia di "Dacci un segno, Piné" è legata al fatto per arrivare a casa di Piné (perché è una casa senza alcuna insegna ecc. ecc., su per una strada bianca che si diparte da una strada "normale" dal centro di Fognano) bisogna sapere per benino dove si trova. Se siete fortunati potete avvistare anche delle volpi.
"Sono reduce da una delle serate più incredibili degli ultimi anni, non solo per l’ottima compagnia, ma soprattutto per la destinazione della serata assolutamente fuori dal normale: cena da Piné, a Fognano, vicino Brisighella. Uno degli ultimi avamposti della Romagna grezza e pura.
13,00
Piné è un simpatico e vernacolare signore che abita in mezzo ai monti, ha iniziato anni fa aprendo la propria casa e dando da mangiare ai vari cacciatori e fungaroli che passavano dalla sua zona.
In poco tempo la voce si è sparsa e casa di Piné (si, è proprio casa sua) è diventata ufficialmente un circolo privato: Convivio di Monte Ronco: associazione Amici di Piné.
In poco tempo la voce si è sparsa e casa di Piné (si, è proprio casa sua) è diventata ufficialmente un circolo privato: Convivio di Monte Ronco: associazione Amici di Piné.
Ora. Fino a qui tutto bene, uno pensa: figata, si mangia tra le colline di Brisighella, deve essere carino.
Invece no, è molto meglio.
Due giorni prima Mattia chiama Piné per prenotare:
“Piné volevo prenotare per stasera, c’é posto?”
“Se voi ci siete, io ci sono”
“Devo lasciarti un nome?”
“Fai un po’ te..”
ok…
Per arrivare da Piné dovete puntare per prima cosa Brisighella: arrivati li seguite le indicazioni per Fognano, passate il ponte (che sembra uscito da un film horror, di notte con la nebbia) e ad un certo punto vi ritrovate ad un bivio con una madonnina.
Siete praticamente arrivati: al bivio girate a sinistra (corsivo per Gabri, che invece ha girato a destra e si è ritrovato a casa di una tipa, peraltro niente male, ed è dovuto tornare indietro.. proprio nel momento in cui arrivavamo noi che gli stavamo chiedendo quale strada prendere.. ma ok, è un’altra storia).
Girate a sinistra dicevo, continuate sempre dritto fino a quando la strada diventa sterrata. Poi la strada diventa dissestata. Poi diventa una salita infernale piena di buche che punta in mezzo agli alberi e nel buio vi ritroverete a pensare “dove siamo, non ci può essere un ristorante qua in mezzo, torniamo indietro??”.
E infatti non c’é nessun ristorante, fighetta che non sei altro.
C’é la casa di Piné: arrivate nella sua aia, e riconoscete il posto perché Piné ha tirato fuori dal porticato una salona chiusa con dei teloni di plastica trasparente.
Oltre alla “sala” c’é un simpatico container adibito a porcilaia, con di fianco una discarica di taniche d’olio e una torre di cassette di cipolla.
Tutto attorno alla casa girovagano decine di gatti che mangiano gli avanzi che Piné generosamente lancia loro direttamente dalle finestre delle casa o della sala da pranzo.
Dalla casa arriva l’odore della carne cotta nel grande camino: non c’é infatti nessuna cucina, Piné cuoce la carne, preparata da lui in collaborazione immagino con i maiali li vicino, direttamente nel camino di casa.
Questo è Piné.
Quando siamo arrivati (immaginate 7 amici che scendono da due macchine, ma piazzateci l’arrivo a Las Vegas di Johnny Deep in Paura e Delirio a Las Vegas) io ero già contento di mio (grazie all’amica Maria che ci aveva accompagnato durante il viaggio, che simpaticona), ma poi è stato come trovare il Paradiso.
C’era solo un altro tavolo di persone, due famiglie con una bambina.. ci sediamo in un tavolone stile festa dell’Unità e subito arriva Piné che ci lascia sul tavolo 7 piatti (avete presente quelli che avete a casa anche voi? con i fiorellini? ecco quelli) con posate, due vasi enormi di scalogno e due bottiglioni di vino rosso prodotto da lui.
La sala non è che è sporca. E’ semplicemente e completamente abbandonata a se stessa. Con una infinità di oggetti assurdi appoggiati qua e la. E allora ti vedi la bombola del gas di fianco ad un micro stereo spento. Le ciabatte di Piné appoggiate sul davanzale della finestra di casa, chiusa con il ripiano di un tavolo inchiodato alla parete. E una scatola di un costumino sexy “da gatta” buttata per terra e usata chissà per quale ricorrenza. E gli attrezzi da fattore appesi alla parete.. ma non come nei ristoranti fighetti che sembrano finti.. sono veri e sono lì perché quello è il loro posto.
Avanti. Sono a casa.
Ci passiamo le posate e i piatti e ci prepariamo ad iniziare.
Da lì a poco arriva una cesta piena di pane toscano strabuono, e l’antipasto: due piattoni ricolmi di formaggi della zona, salsiccia, salame, coppa, coppa di testa e un incredibile prosciutto crudo.. tutto rigorosamente tagliato a mano con spessori non inferiori ai due millimetri.Ci avventiamo sul piatto e si aprono le danze.
Quantità enorme di cibo + 7 stronzi + fame chimica = abbuffata di antipasti.
Pausa sigaretta per riprenderci. Usciamo.
Faccio un giro attorno a casa. A quattro metri dalla sala in cui siamo c’é la porcilaia. Non ti sbagli: stasera abbiamo culo di essere sopravento, ma non appena giro l’angolo mi raggiunge una fucilata di merda che non lascia dubbi.. maiali.
Una discarica di latte di olio di fianco ad una colonna di 4 metri di cassette di scalogno non lascia molti dubbi sul fatto che lo scalogno sott’olio sia fatto in casa.
Due botti di vino gigante, nascoste tra le frasche parlano la voce della frechezza e ti dicono forte e chiaro: il vino è buono, perché lo faccio io.
Fuori è pienissimo di gatti che mangiano gli scarti delle due famigliole che hanno finito da poco da mangiare. Decine di gatti.
“Hai un sacco di gatti Piné!”eh già.
“Prima avevo un cane, morto il cane sono arrivati i gatti. Sono come i clienti, non li cerco, ma vengono lo stesso”
“E’ lunga la strada per arrivare fino a quà Piné..”eh infatti, come dargli torto.
“Ah di.. non è mica un senso unico, puoi tornare indietro quando ti pare”
Tutto questo ce lo dice mentre gira la carnazza che sta cuocendo direttamente sulle braci del suo camino, a casa sua.
“tra un po è cotto, ve la vengo a dare, andì a magné”e noi torniamo dentro obbedienti.. cercando di capire per chi diavolo è tutta la carne che sta cucinando visto che siamo rimasti solo noi.
Pausa al bagno.. dov’é il bagno? ma in casa ovviamente! è il bagno di Piné.. senza niente con cui asciugarsi le mani se non l’accappatoio di Piné. Grandioso.
Mi viene voglia di pisciare nel lavandino mentre mi lavo i denti.
O di asciugarmi il pisello con un calzino dopo essermi fatto una sega.
Piné-Style.
Dopo 5 minuti arriva Piné con una cofana (grande recipiente di metallo) ricolma di carne che basterebbe a sfamare 20 persone.. e noi siamo in sette.
Salsicca, salsiccia matta (straordinaria), coste lunghe quanto un avambraccio, castrato e chi più ne ha, più ne metta.
Mattia si è mangiato 4 coste e stava per morire, a fine cena gli abbiamo detto: “ti sei mangiato un petto di maiale”.. e se aveste visto la dimensione e la lunghezza delle coste avreste riso quanto noi.
La carne è strabuona, casalinga, genuina. Il vino è dolce e va giù che è un piacere. Acqua rigorosamente calda e solo frizzante, per far gradire un bel ruttazzo al tuo vicino di abbuffata.
Finita la carne (ma NON la finirete tutta, ve lo assicuro) l’uomo una volta chiamato Piné e ora conosciuto come “il mio migliore amico Piné” ci porta in tavola una pentola piena di uvetta passa fatta macerare nella grappa, biscotti fatti in casa e un caffettone realizzato utilizzando la grappa al posto dell’acqua.. semplicemente detonante.
Diamo l’ultimo saluto al nostro fegato e a tutto l’apparato digerente, che contraccambia il saluto e ci dice un laconico “lo capisco”, e ci diamo dentro di biscotto-tocciatonellagrappa-pienodiuvetta-tocciatonelvino.
La serata si conclude con Piné che si siede al tavolo con noi, ascolta i nostri discorsi da sballati-ubriaconi e si inserisce raccontandoci un po’ di aneddoti.
Il conto sono 13 euro a testa, TREDICI. E solo perché è la prima volta che veniamo e quindi dobbiamo fare la tessera.. altrimenti sarebbero stati 10 euro a testa. DIECI. Non abbiamo parole.
L’unica preoccupazione a questo punto, visto il nostro stato e il fatto che stiamo per intraprendere un’altra ora e passa di macchina per tornare a casa, é chiedere a Piné se ci sono posti di blocco di polizia di solito qua in giro.
“Gli ho detto che se vogliono farmi chiudere gli basta mettersi in fondo alla strada e si fanno una sporta di patenti”Rassicurante Piné, grazie.
“Ma comunque se vi fermano dite che siete amici miei, che vi lasciano andare.”Grande.
“Qua faccio tutto io, organizzo io”l’avevamo capito Piné, ci sei solo tu nel raggio di 10 chilometri.
“ho dovuto pure buttare fuori degli albanesi una volta”
“Come hai fatto Piné, con la lupara?”
“No, no.. una mano nel collo e una nel sedere, sono usciti in fretta”
Non credo servano altre parole.
Prima di chiudere, volevo solo lasciare un commento a tutte le mezze fighe e ai fighetti che lasciano commenti nei vari forum in giro per internet su quanto è sporco e quanto è disorganizzato Piné: statevene a casina vostra! non ci vuole una mente superiore per capire che Piné NON è un ristorante.
Sinceramente preferisco mangiare la carne dei maiali di Piné cucinata davanti a me, nel camino di Piné, bevendo il vino e la grappa fatta da Piné piuttosto che affidarmi ad un bel ristorante super fighetto e organizzato che poi nelle cucine non si sa chi cucina e soprattutto come.
E comunque Piné sta a Fognano.
P.S. Stavo per scordarmi di darvi il numero da chiamare per “prenotare”:
+39349.0984267
Ovviamente è il cellulare di Piné. Non fate l'idiozia di andare là in venti in piena estate.. tornerete indietro perché sarà sicuramente pieno e la prenotazione non vale".
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