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11/06/12

Istituzioni romagnole: dacci un segno, Piné!

La storia di "Dacci un segno, Piné" è legata al fatto per arrivare a casa di Piné (perché è una casa senza alcuna insegna ecc. ecc., su per una strada bianca che si diparte da una strada "normale" dal centro di Fognano) bisogna sapere per benino dove si trova. Se siete fortunati potete avvistare anche delle volpi.
"Sono reduce da una delle serate più incredibili degli ultimi anni, non solo per l’ottima compagnia, ma soprattutto per la destinazione della serata assolutamente fuori dal normale: cena da Piné, a Fognano, vicino Brisighella. Uno degli ultimi avamposti della Romagna grezza e pura.
13,00
Piné è un simpatico e vernacolare signore che abita in mezzo ai monti, ha iniziato anni fa aprendo la propria casa e dando da mangiare ai vari cacciatori e fungaroli che passavano dalla sua zona.
In poco tempo la voce si è sparsa e casa di Piné (si, è proprio casa sua) è diventata ufficialmente un circolo privato: Convivio di Monte Ronco: associazione Amici di Piné.
Ora. Fino a qui tutto bene, uno pensa: figata, si mangia tra le colline di Brisighella, deve essere carino.
Invece no, è molto meglio.
Due giorni prima Mattia chiama Piné per prenotare:
“Piné volevo prenotare per stasera, c’é posto?”
“Se voi ci siete, io ci sono”
“Devo lasciarti un nome?”
“Fai un po’ te..”
ok…
Per arrivare da Piné dovete puntare per prima cosa Brisighella: arrivati li seguite le indicazioni per Fognano, passate il ponte (che sembra uscito da un film horror, di notte con la nebbia) e ad un certo punto vi ritrovate ad un bivio con una madonnina.
Siete praticamente arrivati: al bivio girate a sinistra (corsivo per Gabri, che invece ha girato a destra e si è ritrovato a casa di una tipa, peraltro niente male, ed è dovuto tornare indietro.. proprio nel momento in cui arrivavamo noi che gli stavamo chiedendo quale strada prendere.. ma ok, è un’altra storia).
Girate a sinistra dicevo, continuate sempre dritto fino a quando la strada diventa sterrata. Poi la strada diventa dissestata. Poi diventa una salita infernale piena di buche che punta in mezzo agli alberi e nel buio vi ritroverete a pensare “dove siamo, non ci può essere un ristorante qua in mezzo, torniamo indietro??”.
E infatti non c’é nessun ristorante, fighetta che non sei altro.
C’é la casa di Piné: arrivate nella sua aia, e riconoscete il posto perché Piné ha tirato fuori dal porticato una salona chiusa con dei teloni di plastica trasparente.
Oltre alla “sala” c’é un simpatico container adibito a porcilaia, con di fianco una discarica di taniche d’olio e una torre di cassette di cipolla.
Tutto attorno alla casa girovagano decine di gatti che mangiano gli avanzi che Piné generosamente lancia loro direttamente dalle finestre delle casa o della sala da pranzo.
Dalla casa arriva l’odore della carne cotta nel grande camino: non c’é infatti nessuna cucina, Piné cuoce la carne, preparata da lui in collaborazione immagino con i maiali li vicino, direttamente nel camino di casa.
Questo è Piné.
Quando siamo arrivati (immaginate 7 amici che scendono da due macchine, ma piazzateci l’arrivo a Las Vegas di Johnny Deep in Paura e Delirio a Las Vegas) io ero già contento di mio (grazie all’amica Maria che ci aveva accompagnato durante il viaggio, che simpaticona), ma poi è stato come trovare il Paradiso.
C’era solo un altro tavolo di persone, due famiglie con una bambina.. ci sediamo in un tavolone stile festa dell’Unità e subito arriva Piné che ci lascia sul tavolo 7 piatti (avete presente quelli che avete a casa anche voi? con i fiorellini? ecco quelli) con posate, due vasi enormi di scalogno e due bottiglioni di vino rosso prodotto da lui.
La sala non è che è sporca. E’ semplicemente e completamente abbandonata a se stessa. Con una infinità di oggetti assurdi appoggiati qua e la. E allora ti vedi la bombola del gas di fianco ad un micro stereo spento. Le ciabatte di Piné appoggiate sul davanzale della finestra di casa, chiusa con il ripiano di un tavolo inchiodato alla parete. E una scatola di un costumino sexy “da gatta” buttata per terra e usata chissà per quale ricorrenza. E gli attrezzi da fattore appesi alla parete.. ma non come nei ristoranti fighetti che sembrano finti.. sono veri e sono lì perché quello è il loro posto.
Avanti. Sono a casa.
Ci passiamo le posate e i piatti e ci prepariamo ad iniziare.
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