Pagine/Pages

Visualizzazione post con etichetta Comune. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Comune. Mostra tutti i post

21/10/12

Che cosa visitare a Riolo Terme e nei dintorni/What to visit in Riolo Terme and its surroundings

Il nome "Riolo" deriva da 'Rio Doccia", un modestissimo corso d'acqua, a carattere pluviale, situato presso la Rocca. Per oltre due secoli, viste le caratteristiche del torrentello, il paese fu chiamato "Riolo Secco". Nel 1914, per il valore terapeutico delle acque che sgorgavano nei dintomi, fu adottato il nome di 'Riolo dei Bagni. Quando infine nel 1957 il locale stabilimento si impose all'attenzione nazionale, il nome del paese fu convertito nell'attuale.
I primi insediamenti sui fertili terrazzi intorno a Riolo risalgono al Neolitico e forse anche a periodi antecedenti, come dimostrano reperti di epoca preistorica depositati presso la Raccolta cittadina, nonché al Museo di Imola e al Museo Archeologico di Bologna. Varie testimonianze confermano l'avvicendarsi in questi luoghi di Umbri, Etruschi, Galli, Romani, Goti e Longobardi. In particolare, la colonizzazione romana trova riscontro nei resti di numerose ville e nelle maglie centuriali, in parte rilevate. La caduta dell'Impero romano e la conseguente crisi economica spopolò la vallata. Un rilancio si ebbe a partire dal IX secolo, quando si stabilirono nei paraggi i frati benedettini, che costruirono la badia di San Pietro in Sala e bonificarono ampie superfici.
Durante il Medioevo si accesero aspri conflitti fra le famiglie potenti della valle.
Nel 1500 scese in queste valli Cesare Borgia con le sue truppe e anche Riolo venne conquistata. Nel 1504 il papa Giulio II la privò di ogni autonomia e la sottopose alla potestà imolese.

 
The Thermal Baths
Il secolo XVII si caratterizzò per una notevole decadenza economica e sociale.
Il 7 agosto 1766 fu una data storica: un esecutivo di dieci riolesi, guidati da Giulio Cesare Costa e dal giurista Francesco Mazzolani, si riunì in assise escludendo i forestieri. Nell'occasione, furono denunciate prepotenze, umiliazioni, stato di servitù. Una mozione fu votata contro le pretese di Imola. Ma erano pochi uomini soli e i tempi non erano ancora maturi e solo dopo il 1815, con la restaurazione, i riolesi acquisirono una certa autonomia amministrativa.
Dal 1824 un certo rilancio si cominciò ad avvertire grazie allo sfruttamento delle acque minerali.
Nell'agosto del 1914, Riolo ebbe inoltre la ferrovia, ma le scarse possibilità economiche offerte dalle valle ne segnarono presto la scomparsa, avvenuta nel 1933.

La Rocca Trecentesca
La visita non può che iniziare dalla centrelissima Piazza Mazzanti piazza Mazzanti, dove domina maestosa la Rocca trecentesca. Lavori di radicale restauro stanno gradualmente restituendo la fortezza alle condizioni originali. Un primo intervento, iniziato nel 1984 e conclusosi nel 1989 ha consentito di adibire ampi spazi interni ad attività espositive d'arte di importanza europea e a rappresentazioni musicali. Gli ultimi lavori hanno eliminato alterazioni strutturali ed aggiunte, recuperando anche l'originale fossato e ripristinando il ponte levatoio. L'intero volume si staglia oggi isolato in tutta la sua primitiva imponenza, perfettamente integrato all'antica cinta muraria superstite. Il complesso, dotato di quattro torri angolari (fra le quali il mastio a base quadrata è alto 22 metri) si sviluppa su quattro livelli: un piano interrato, uno a livello della corte, uno all'altezza dei merli e un sottotetto.
Per l'antico forte si apre ora l'opportunità di una nuova storia, che risulterà trainante per l'identità di Riolo e del suo territorio. Gli spazi resi disponibili saranno messi a disposizione di idee e progetti di grande richiamo culturale. Sono addirittura tre i musei previsti: il primo relativo alla Gastronomia italiana; il secondo alla Vena del gesso e l'ultimo ai ritrovamenti archeologici del territorio. Naturalmente avrà un angolo tutto suo, quello che è considerato il cimelio per antonomasia del paese, ovvero la "bombarda della Rocca". L'arma da fuoco, come risulta dal marchio impresso sopra è datata 1474 e appartenne a Carlo Il Manfredi, si tratta probabilmente dell'allora modernissimo pezzo di artiglieria utilizzato nel 1527 per respingere l'assalto di un'orda di Lanzichenecchi spagnoli.

La Chiesa di San Giovanni Battista
A poca distanza dalla Rocca, percorrendo corso Matteotti, si raggiunge la chiesa prepositurale di San Giovanni Battista, consacrata nel 1960. Al suo interno, nell'abside, dietro l'altare maggiore è posta una delle più imponenti opere sacre che l'estro artistico moderno sia stato in grado di creare: La Redenzione di Sante Ghinassi. Si tratta di un grandioso pannello di ceramica di 100 metri quadrati, composto di 900 piastrelle di maiolica, che sotto il profilo della materia utilizzata e delle dimensioni non ha precedenti. Nell'opera, appare geniale l'intuizione religiosa di Ghinassi riferita al mistero della salvezza: intorno al Cristo crocifisso dal basso a sinistra in senso orario circola tutta la storicizzazione della Cristologia: dalla Natività all'Evangelizzazione, passando per Battesimo, Chiamata di Pietro, consegna delle chiavi, Resurrezione, Pentecoste. Come in una moviola si dipanano ai piedi della croce scorci caratteristici ed emblematici di Riolo: il viale delle Terme, la Rocca, il paese cinto di mura. Tra le altre pregevoli opere raccolte nell'edificio spicca una Via Crucis del ceramista Angelo Biancini, mentre alcuni dipinti provenienti dalla vecchia chiesa, databili ai secoli XV e XVI, adornano la piccola Cappella dedicata alla Beata Vergine del Rosario.

Il Parco Sotto le Mura

Arte antica e arte moderna si fondono anche quando, dopo un breve percorso, si raggiunge il Parco sotto le mura, una sorta di museo dove intriganti sculture in bronzo dell'artista riolese Giovanni Bertozzi, ispirate dalle pagine del libro di Leonida Costa Le 127 giornate di Riolo (cronaca delle terribili giornate dell'inverno 1944-45 in cui il fronte di guerra si fermò a Riolo per oltre quattro mesi), giocano a rimpiattino con la vegetazione. La varietà degli scorci è qui così mutevole che in pochi metri si retrocede o si avanza di secoli.

Le Terme
Inaugurato nel 1877 su progetto del faentino Antonio Zannoni, l'atmosfera si fa orientaleggiante. Il primo nucleo, il Padiglione Bagni, oggi rappresenta il cuore dello stabilimento ed ospita l'accettazione e la direzione.
Negli anni a cavallo tra Otto e Novecento, passata la proprietà dello stabilimento a privati dotati di grande intuito e spirito imprenditoriale, le strutture furono rese più ampie e funzionali e si aggiunsero, secondo il brillante progetto dell'architetto riolese Anselmo Mongardi: un kursaal con teatro e casinò, (purtroppo completamente raso al suolo durante l'ultimo conflitto); una chiesetta dedicata alla Madonna della Salute (1900); il Grand Hotel delle Terme stile liberty; uffici; locali di ritrovo; giardini. In quell'epoca le Terme di Riolo dei Bagni erano infatti un'ambita meta per la migliore nobiltà italiana ed europea.
Le acque di sessanta sorgenti naturali, diverse per composizione chimica e proprietà terapeutiche, vengono ogni giorno raccolte e condotte attraverso sofisticate apparecchiature per ricavare il meglio di quei principi utili nella prevenzione e nella cura di molte affezioni.
Sessanta fonti di benessere che si riversano nella grande piscina termale, gorgogliano nelle vasche terapeutiche e negli idromassaggi, impregnano i fanghi curativi, divengono vapori benefici per le cure inalatorie. E sono, insieme a preziose erbe curative, componenti essenziali della linea di prodotti cosmetici delle Terme di Riolo, ottimi per i trattamenti di bellezza. Particolarmente indicate per l'apparato respiratorio, le acque delle Terme di Riolo sono elementi ideali anche nelle terapie rilassanti e nei trattamenti estetici. Immersi in un rigoglioso parco, gfi attrezzatissimi padiglioni di cura ed il Centro Estetico racchiudono il perfetto connubio tra la tecnica moderna e la più naturale delle cure: l'acqua.

http://www.altraromagna.net/home/it/il-territorio/provincia-ravenna/104-unione-comuni-faentini.html

Cosa visitare a Castel Bolognese e nei suoi dintorni/What to visit in Castel Bolognese and its surroundings

Castel Bolognese, rilevante centro agricolo e industriale di oltre 8000 abitanti, deve lo sviluppo alla sua posizione strategica, lungo la via Emilia, a metà strada fra Imola e Faenza. E' centro di diramazione per Palazzuolo Sul Senio, attraverso Riolo Terme e Casola Valsenio, verso l'appennino Tosco-Emiliano e per i centri di Solarolo, Lugo di Romagna, Bagnacavallo e Ravenna verso il mare Adriatico.
Fondato dal Senato di Bologna sul finire del 1300, come avamposto in difesa dei loro territori, fu assoggettato a questa città fino alla fine del 1700. Papa Pio VI nel 1794 ne decretò il distacco da Bologna a Ravenna; in seguito, per l'intervento di Napoleone Bonaparte, ritornò per un breve periodo a Bologna e solo nel 1814 rimase definitivamente alla Legazione di Ravenna.
L'originale cinta muraria fu in parte distrutta nel 1501 dal conquistatore Cesare Borgia detto il Valentino e subito ricostruita. Un susseguirsi di distruzioni provocate dall'uomo hanno radicalmente modificato il paese. Delle vestigia del passato poco o nulla è rimasto tranne qualche tratto di cinta muraria, tre torrioni d'angolo, due restaurati e l'altro in attesa, vaghe tracce dell'antica rocca recentemente rimaneggiata.

Chiesa di S. Sebastiano
Sulla via Emilia lato Imola fa bella vista la cinquecentesca chiesa di S. Sebastiano nel cui interno esistono ancora eseguiti nel 1539 da Giambattista Bernardi nipote del noto incisore di pietre dure Giovanni da Castel Bolognese, sopra l'altare resti di un affresco attribuito a Girolamo da Treviso il Giovane (1494-1544) e pregevoli opere in ferro battuto (candelabri, lampadario e recinzione) dell'artista faentino Luigi Matteucci.

Parrocchiale di S. Petronio
La parrocchiale di S. Petronio, risalente al 1400, fu quasi interamente rifatta dall'architetto imolese Cosimo Morelli (1732-1812); all'interno si possono ammirare diverse opere in terracotta di Alfonso Lombardi (1487-1537) e una statua di S. Petronio, regalo dei bolognesi a papa Pio IX, che la donò a sua volta a Castel Bolognese.
In una raccolta d'Arte Sacra recentemente realizzata in locali adiacenti alla chiesa si possono ammirare, fra l'altro, una tela di Felice Giani (1758-1823) raffigurante S. Petronio, protettore del paese, una bella croce astile in argento sbalzato e rame dorato della bottega dei Bernardi ed un S. Francesco dipinto su metallo dall'artista castellano Giovanni Piancastelli.

Chiesa di S. Francesco
La chiesa di S. Francesco, di forma ottagonale e costruita su progetto dell'architetto romano Francesco Fontana (1668-1708), subì il crollo della cupola, ricostruita negli anni 1861/1866 dall'architetto ticinese Costantino Galli.
Nell'interno è degno di attenzione l'altare dei Santi o delle Reliquie (circa seicento) custodite in un grande armadio artistico (sec.XVIII) opera di Cesare Fabri artigiano di Lugo di Romagna, provenienti da Roma e donate alla chiesa da padre Giovanni Damasceno Bragaldi (1664-1716).

Chiesa Santa Maria della Misericordia
Una terza chiesa, Santa Maria della Misericordia, ora sconsacrata, fu progettata dall'architetto Cosimo Morelli con la collaborazione dell'architetto bolognese Ottavio Toselli (1695-1777) per alcuni lavori interni.

Municipio

Nel 1863 il vecchio convento dei Minori Francescani ora sede del Municipio subì una radicale trasformazione su progetto dell'architetto Giuseppe Mengoni (1829-1877); all'interno si possono ammirare alcune tele antiche ed un'interessante raccolta di materiale per liuteria appartenuta a Nicola Utili (1888-1962), noto come mastro Nicola da Castel Bolognese. Lungo i viali, le piazze, in alcuni edifici pubblici e nelle chiese sono poste in bella mostra opere di Angelo Biancini.


Il Museo Civico
La recente istituzione del Museo Civico in V.le Umberto I° permette di apprezzare, oltre al materiale archeologico rinvenuto nel territorio comunale, la Pinacoteca dove sono presenti opere di molti artisti castellani deceduti; una sala è dedicata al pittore Giovanni Piancastelli (1845-1926) ed una all'incisore e smaltista Giuseppe Guidi (1881-1931); sono, fra l'altro, presenti opere dello scultore Angelo Biancini (1911-1988), del pittore Fausto Ferlini (1917-1992) ed alcune placchette e medaglie dell'incisore Giovanni Bernardi (1494-1553). Il Museo Civico vive un rapporto molto stretto con la città e il territorio che lo ospita, illustrando le sue origini, i suoi artisti, la storia della sua gente, proponendosi come contenitore moderno e dinamico della "memoria" della cominità. Anche chi vive in questo ambiente a volte non riesce a percepire ciò che lo circonda, ed è allora che il museo può venire in aiuto: oggi il suo compito non è più quello di esecutore di una conservazione fine a se stessa ma di essere strumento di trasmissione e riqualificazione culturale, cercando di assolvere alla richiesta sempre più assidua di utilizzazione didattica e formativa del suo patrimonio, finalizzato a documentare e a qualificare le testimonianze di un passato nel quale la società ricerca la propria identità.

I dintorni

Casalecchio
Infine è interessante visitare in località Casalecchio a circa 2 Km. dal paese, il vecchio Mulino di Scodellino risalente al XV sec., che ha subito restauri solo nella struttura muraria, ma conserva al suo interno quasi intatta la vecchia attrezzatura.

Che cosa visitare a Brisighella e nei suoi dintorni/What to visit in Brisighella and its surroundings

Le origini di Brisighella sono assai antiche. Reperti rinvenuti nella grotta "Tanaccia", in prossimità della strada Monticino-Limisano che conduce a Riolo Terme, dimostrano la presenza di nuclei abitati risalenti al Neolitico e all'Età del'bronzo. In seguito la valle fu occupata da popolazioni di origine celtica, come rivela la necropoli rinvenuta nella frazione di San Martino in Gattara.
Alcuni toponimi fanno invece riferimento a popolazioni galliche: ad esempio citiamo "Rontana" (luogo elevato) e lo stesso 'Brisighella', che qualcuno collega alla radice brix (vetta, altura). Esistono però numerose altre interpretazioni, come quella che vuole il nome derivato dal veneto bressichella (briciola), cioè piccola porzione della Serenissima Repubblica posta in Romagna. Altri ancora sostengono l'origine greca, facendo riferimento a braxica (cavolo), con riferimento a un luogo adatto alla coltivazione dell'ortaggio.
Quando i Romani occuparono queste terre, vi costruirono la via Faentina (allora denominata via Antonina, da Antonino Pio, 13 d.C.), che diramandosi dalla via Emilia valicava l'Appennino. La strada, non più larga di una mulattiera, era percorsa dalle carovane del sale, provenienti da Cervia e dirette a Roma. Ancora oggi ne troviamo memoria nei toponimi della zona. Quartolo, per esempio, èposto al quarto miglio dall'inizio della strada cominciando a contare da Faenza' "Rio Quinto' al quinto, così come la Pieve del Thò ovvero in ottavo, indica l'ottavo miglio, e Ponte Nono, il nono.
La nascita dell'attuale nucleo abitato è attribuita per tradizione a Maghinardo Pagani da Susinana, considerato il più grande condottiero medioevale delle Romagne. A lui oggi è intitolato il palazzo Municipale, in stile neoclassico.
Nel 1290, sull'asperità dove si trova la Torre dell'orologio, Maghinardo fece erigere, in opposizione a Francesco Manfredi signore di Faenza, una torre in grossi blocchi di gesso, ai cui piedi si andò sviluppando la Brisighella che ancor oggi possiamo vedere.
Arte, storia e architettura a Brisighella si fondono in maniera emozionante. Si, perché restare anche solo per un istante affacciati dalle balconate della Torre, della Rocca oppure del santuario del Monticino significa godere di straordinari panorami e inconsuete prospettive. E mentre da lassù lo sguardo cade sul sottostante borgo, viene spontaneo il desiderio di scoprire in dettaglio i tesori nascosti dietro quegli incantevoli scorci.

La Rocca
La vetta centrale, dotata di parcheggio, ospita nella Rocca l'interessante Museo del lavoro contadino nelle vallate del Lamone, Marzeno e Senio. Con i suoi 2300 reperti legati alla civiltà rurale, artigianale e agreste, propone fedeli ricostruzioni di ambienti (cucina, cantina, camere, laboratori) che raccontano al visitatore nei dettagli la vita contadina nel secolo scorso.
 


La Torre dell'Orologio



Dalla Rocca alla Torre dell'orologio il passo èbreve. Documentata come fortilizio fin dal XIII secolo, la "Signora del tempo' fu parzialmente ricostruita nel Cinquecento e di nuovo - questa volta completamente - nel 1850. Perdurando poi l'antica funzione di orologio civico, è stato naturale oggi adibirla ad originale Mostra del tempo. Antiche stampe, generose concessioni all'astrologia e singolari meccanismi sono in sintonia con il curioso quadrante esterno basato su 6 settori, anziché 12, dove ore e minuti sono segnati da un'unica lancetta corta.

Santuario del Monticino
Sul terzo colle, immerso nei cipressi, sta il Santuario del Monticino, simbolo della devozione all'effige della Madonna custoditavi. Si tratta di una ceramica impressa realizzata nel 1626, originariamente posta su un pilastro alle porte del paese, quindi, nel 1662, trasferita sul colle in un romitorio costruito con le offerte dei fedeli. Quel primo edificio, abbattuto nel 1758, fu rimpiazzato dall'attuale, che presenta, nella parte absidale, affreschi del pittore faentino Savino Lega, allievo di Felice Giani (1850-53). L'altare principale èrivestito di marmi pregiati, circondati da capitelli ionici, stucchi e decori. Nel 1926 il Santuario si arricchì di una grandiosa facciata, donata dal cardinale Michele Lega, realizzata su disegno di Edoardo Collamarini. In onore della Madonna del Monticino l'8 settembre si celebra, dal 1662, una tra le più antiche sagre di Romagna.

La Collegiata di San Michele Arcangelo
Proseguendo l'itinerario, nel centro del paese si trova la collegiata di San Michele arcangelo, progettata dall'architetto fiorentino Gherardo Silvani e ultimata nel 1697. Una grande porta bronzea, opera dello scultore Angelo Biancini, immette all'interno. Qui, si venera la Madonna delle Grazie raffigurata in un quadro del 1410 attribuito al Mingarelli. Tra le altre opere di valore spiccano un fonte battesimale con lo stemma dei Malatesta' due tele del bolognese Bertuzzi, raffiguranti San Giorgio e Santa Rosa da Lima e due statue in legno del 1750 opera dei fratelli Nicola e Ottaviano Toselli.



La Via degli Asini
 


La via del Borgo o "degli Asini"

La visita si fa oltremodo interessante se si percorre la via del Borgo o "degli Asini" che prelude alla cittadella medioevale. Appena entrati dalla porta delle Dame, le sorprese rasentano l'incanto se si visita la preistorica 1 casa' detta Boschi-Raggi, scavata nella roccia e paragonabile ai "Sassi" di Matera.
La "via degli Asini" va comunque percorsa tutta, perché ci si trova di fronte a qualcosa di veramente unico nel suo genere: in circa mille anni di onorato sevizio ha svolto funzioni di caseggiato, strada pedonale, cortina muraria di protezione e luogo di ritrovo civile. 1 mezzi archi di differente ampiezza, oltre a rendere impenetrabile la difesa, servirono a dare luce ad un luogo di ritrovo riparato dalle intemperie in tempi di pace. Con l'avvento delle armi da fuoco, il borgo e la via seppero riconvertirsi mutando nel corso degli anni l'originale funzione.
Il camminamento infatti divenne l'anima del quartiere dove vivevano e accudivano alle loro bestie i 'birocciai. Qui nacquero i famosi 'schioccatori' di frusta, che oggi accompagnano le bande musicali, ma che un tempo usavano l'arnese per sollecitare gli asini, guidarli e perfino per comunicare a distanza attraverso 'schiocchi' codificati.

Museo Civico
Nelle immediate vicinanze, una tappa da non mancare è il Museo civico intitolato a Giuseppe Ugonia, il famoso maestro litografo che ha saputo ritrarre il paese in opere di valore, alcune delle quali sono oggi esposte nei più prestígiosi musei del mondo. Oltre ai lavori di Ugonia, il museo conserva tele del Guercino e di Nicolò Paganelli, ceramiche settecentesche della fabbrica Fernianí di Faenza, terrecotte policrome e preziosi manufatti di oreficeria locale.

Convento dell'Osservanza

Appena fuori dalle mura, il convento dell'Osservanza occupa un posto di tutto rilievo. Autorizzato da Leone X nel 1518 quale dimora dei frati Minori osservanti, conserva nel porticato le ceramiche e una Pietà del brisighellese Giuseppe Rossetti detto "il Mutino". All'interno sull'altar maggiore, è posta una magnifica tavola del Palmezzano. A destra, un dipinto di Girolamo Marchesi detto "il Bagnacavallo'. Inoltre: tempere di Giuseppe Ugonia, cancellate e lampadari in ferro battuto di Eugenio Baldi e due chiostri, uno dei quali restaurato di recente.

Pieve di Thò
Sulla stessa strada, dopo aver sorpassato l'antico convento di San Bernardo, anch'esso meritevole di una visita, sulla sinistra appare la Pieve Thò, il più antico luogo di meditazione e preghiera della vallata. Intitolata a San Giovanni Battista, la leggenda collega la sua origine a un dono che Galla Placidia, figlia di Teodosio, volle offrire a Giove Ammone. La chiesa in stile romanico è costruita su schema basilicale a tre navate appoggiate su colonne di granito e marmo rosso di Verona, disuguali tra loro per spessore. Il campanile, alto 21 metri su base quadrata, risale circa al Mille.
I muri perimetrali presentano la caratteristica decorazione di archetti e lesene poste tra monofore. Nell'abside sta invece un'elegante bifora. Una volta entrati, lo sguardo è attratto oltreché da una statua lignea ad immagine della Madonna del melograno, da un capitello corinzio con foglie di acanto che funge da acquasantiera. La quarta colonna di destra reca scolpita un'iscrizione romana dell'epoca di Valentiniano Il. Nell'ultima di sinistra si osserva invece una conchiglia fossile che lascia supporre la provenienza del marmo dall'Egitto.
Nel presbiterio alcuni affreschi sono ritenuti anteriori all'anno Mille.
Misteriosa e piena di sorprese è la cripta che mette in luce la possibile utilizzazione della struttura a fini diversi dalla religione. Vasi in terracotta, ciotole, basamenti di colonne fanno da cornice ad una tomba romana alla cappuccina, ad un singolare e curioso elemento termale per inalazioni e al piccolo sarcofago contenente le ceneri di san Claro martire.

Che cosa visitare a Casola Valsenio e nei suoi dintorni/What to visit in Casola Valsenio and its surroundings

Nel capoluogo i più importanti luoghi, edifici e monumenti sono: Torre di Galbetto (sec. XV), edificio dell'originario borgo medioevale. Piazza Luigi Sasdelli, la più antica piazza del paese, chiusa anche sul lato nord-ovest fino al 1957. Via G. Matteotti, antica strada su cui si affacciavano locande, osterie, botteghe, calzolerie, ecc. Torre civica detta dell'Orologio che vi fu collocato nel 1560 per non vivere più «a benefizio di natura». Chiesa arcipretale dell'Assunta (sec. XVI), con pregevoli stucchi. Monumento ai Caduti (1923), opera bronzea di Cleto Tomba. Monumento ad Alfredo Oriani (1959), opera in bronzo di Angelo Biancini. Chiesa di S. Francesco detta dei Frati (1823), dell'architetto Pietro Tomba. Monumento al granatiere G. Nembrini, stele in ceramica di Leandro Lega. Chiesa di Sopra (sec. XIII), resti murari e campanile a vela della chiesa dell'antico castello di Cásola sovrastante il paese.
Percorrendo la strada statale 306 dal confine nord verso sud si incontra: l'Abbazia di Valsenio (sec. X), complesso benedettino di particolare pregio architettonico. Il Cardello, casa museo dello scrittore Alfredo Oriani (1852-1909) costituisce un raro esempio di abitazione signorile romagnola. Oriano (sec. XIII), nucleo fortificato con architettura molto antica. Santuario della Rivacciola (sec. XVIII) in cui si venera un'immagine miracolosa della Beata Vergine. Chiesa di S. Apollinare (sec. XIV) conserva una pregevole tavola del pittore Innocenzo da Imola.
Su un poggio a sud-est del paese si trova la massiccia torre di Ceruno (sec. XIV), nido della consorteria dei Ceronesi che dominarono la valle tra il XV e il XVI secolo. Lungo lo spartiacque tra Senio e Santerno si erge Monte Battaglia (m. 715 slm), rocca medioevale (sec. XII) recentemente restaurata e famoso obiettivo della seconda guerra mondiale conteso da partigiani, alleati e tedeschi. Ai piedi della torre è collocato il Monumento alla lotta di Liberazione, opera in bronzo del faentino Aldo Rontini.
In frazione Zattaglia si trova il sacrario del Gruppo di Combattimento Friuli.
Di interesse anche la Vena del gesso, formazione gessoso-solfifera con minerale variamente cristallizzato che conferisce alla roccia un caratteristico luccichio che le è valso il nome di «pietra di luna». La vena è interessata da fenomeni di carsismo con grotte, doline ed inghiottitoi. Famosa è la Grotta del re Tiberio (m 306) per le sue leggende e per le tracce di presenza umana in epoca preistorica. Da non perdere il Parco e la tenuta del Cardello che costituiscono un insieme di valore storico, culturale ed ambientale e il giardino officinale, realizzato vicino al paese nel 1974 dalla regione Emilia-Romagna con la collaborazione del professor Augusto Rinaldi Ceroni, che raccoglie piante aromatiche, medicinali, da essenza e da cosmesi.
parade
channel manager hotel,online booking,property management systemDirect reservation with full customer care and best price granted
Seguici su Google+ Click Here to Search This Site Tweets di @twitter