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18/05/12

Prodotti tipici agroalimentari

Se, dunque, la visione aerea del territorio ci potrebbe consentire di distinguere, quasi in simultanea, le diverse fasce di territorio che digradano dall’Appennino verso la pianura, solo la paziente e curiosa esplorazione a terra, lasciando spesso le strade della grande percorrenza per imboccare quelle comunali o di frazione, e non sempre asfaltate, ci permette di entrare nel vivo della quotidianità delle Comunità Montane: si può entrare nel bosco di castagni e, con il permesso dei proprietari raccoglierne il frutto; con l’ autorizzazione del caso nel sottobosco si ricercano i funghi e i tartufi, i frutti di bosco sono la componente preziosa di rare confetture e composte che noi possiamo acquistare presso le aziende delle località montane, direttamente dal produttore o sui banchi di vendita alle Sagre; gli allevamenti di ovini, caprini e bovini, spesso piccoli, ma ottimi allevamenti ci procurano, grazie al lavoro dei casari, formaggi di grande sapore e genuinità, caratteristiche che diventano uniche quando le forme vengono lasciate a maturare nelle grotte, come quelle di Sogliano e di Predappio, o sotto la cenere come a Montefiore Valconca; gli allevamenti bovini che più connotano la nostra terra sono quelli della Razza Romagnola che offrono una carne di alta qualità certificata; e i suini non sono da meno quando appartengono alla razza antica e ritrovata, detta Mora Romagnola; i frutteti si spingono fino ai 300 metri s.l.m e sono albicocchi, ciliegi, più giù kiwi e fichi e alle diverse altitudini una varietà di frutti antichi, detti “ dimenticati”, ma reintegrati nelle cucine locali; alcuni ortaggi si sono imposti per la loro perseveranza, cosi geneticamente motivata, come quella dello scalogno di Riolo Terme, da aver mobilitato risorse umane per una sagra annuale dedicata; sagre anche in onore dell’ asparago a Torriana e Montebello, della patata a Montescudo, del prugnolo a Cusercoli e del bartolaccio a Tredozio. Quando poi si giunge alle altitudini panoramiche delle prime colline ci si trova a camminare tra gli uliveti che spuntano ovunque, finanche nei giardini privati, e qua e là i frantoi, privati o sociali: da Brisighella, dove il frutto dei millenari ulivi dell’areale ha ottenuto la DOP, l’ulivo ci accompagna quasi interrottamente fino alla Valconca che gli consente di convivere addirittura nelle vicinanza dei castagni a Montefiore. Ma a queste altitudini l’incontrastato protagonista è il vigneto che continua indisturbato a produrre il frutto da cui l’uomo ha imparato a trarre il prelibato nettare: Sangiovese, Albana, Trebbiano, Cagnina, Pagadebit si contendono il favore del consumatore sulle mense quotidiane e degli intenditori nei conviti e nei locali della ristorazione di qualità, non più solo in Romagna ma sempre più diffusamente nei diversi continenti dove essi vengono esportati.
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