Oggi abbiamo oltrepassato il confine regionale di soli 300 metri. Sulla provinciale "Montanara", che collega Imola a Firenze, proprio al confine con la Toscana, si trova Moraduccio, un piccolo e quieto centro abitato circondato da monti dove si trova la bellissima cascata del Rio dei Briganti. Già da qualche centinaio di metri prima di giungere al paesino, si nota, sulla destra, posato su un'altura al di là del fiume, il borgo abbandonato di Castiglioncello, un luogo molto suggestivo immerso fra storia e natura. Appena superato il centro abitato di Moraduccio, sul lato destro della carreggiata c’è una stradina recentemente asfaltata che scende fino al letto del fiume Santerno. Questo fiume nasce dal Passo della Futa ed è estremamente limpido, instradato da rocce e piccoli orridi che permettono la balneazione in splendide piscine fresche e trasparenti con tanto di insenature a misura d’uomo, nelle quali è possibile sedersi e farsi una vero e proprio idromassaggio naturale. È l'ideale quindi per chi vuole trovare un po' di refrigerio nelle afose giornate estive.
Giunti al fiume è impossibile non udire l’ipnotico suono della cascata del Rio dei Briganti, che scroscia imponente sulla destra e che d’estate, soprattutto il sabato e la domenica, viene letteralmente invasa da motociclisti o da semplici turisti di passaggio. Gli ampi spazi d'acqua profonda e una spiaggia formata da sassi bianchi invogliano la sosta e l’immancabile doccia sotto la cascata. Occorre però prestare molta attenzione perché nella zona circostante il punto dove l’acqua cade, le rocce sono ricoperte di muschio che le rende estremamente scivolose.
Dal ponticello proseguiamo verso una strada molto frastagliata e in salita; la distanza dal fiume alla nostra meta, cioè il paese abbandonato di Castiglioncello, è comunque molto breve. Passati due piccoli tornanti compare a un certo punto sulla sinistra una meravigliosa quercia. Da qui parte un piccolo e stretto sentiero, sommerso da rami della vegetazione circostante, che si deve percorrere per un centinaio di metri per raggiungere il primo bivio di Castiglioncello. Verso sinistra si raggiungono le prime abitazioni, quasi tutte senza porte né finestre; una sensazione, concedetemi il neologismo, di estrema “abbandonia”, invade il mio corpo mentre cammino nelle strette calli tra le case desolate dove un tempo abitavano persone come me che tra queste mura trovavano conforto e riparo. Gettando uno sguardo dentro al buio degli atri principali sale l’atavico desiderio di entrarvi e ficcare il naso per curiosare: è il silenzio completo che dà il benvenuto nella conquistata dimora. Non nascondo un certo brivido, pochi i raggi di sole che entrano dalle finestre poiché asciugati dalla vegetazione estesa che oramai avvolge quasi completamente gli edifici. Nella penombra, a malapena, si intravedono le sagome di oggetti rotti e abbandonati, forse tavoli, forse sedie. Ogni soglia ti invita nell’oscurità, in alcune compare la scala di cemento che porta ai piani superiori, ma un lecito istinto di autoconservazione mi impedisce di salire. Ecco la chiesa, o meglio quello che è rimasto della Parrocchia SS Giovanni e Paolo dove s’innalza autorevole il campanile quasi del tutto intatto, come a volersi imporre a così tanto abbandono e al complessivo decadimento del piccolo borgo di cui non rimane che un intenso ricordo.
Non mancano di passare nella mente nitide immagini di un terra viva, vissuta, dove sembrerebbe essersi fermato il tempo ed è sufficiente rivolgere lo sguardo alla struttura di questi edifici, osservare le singole pietre di questi muri, per coglierne il passato e vedere uomini intenti nell’opera di costruzione di queste case.
Subisco nel mio animo due emozioni contrastanti: da un lato la rabbia nell'osservare come tanto spazio e, tanta storia sono lasciati in balia di sé stessi, del tempo, nel più completo oblio. Dall'altro, però, non posso che confermare la forte emozione che solo un luogo come questo può far provare, il fascino dell’abbandono di qualcosa che è stato vissuto profondamente, la meraviglia della natura che riprende possesso di una terra che un tempo fu calpestata da uomini.
Tornando indietro all’ultimo bivio s’imbocca l’altra stradina che conduce a un piazzale d’erba aperto dove il panorama delle montagne e della cascata del Rio dei Briganti, che ora si osserva dall’alto, lascia letteralmente sbalorditi. Ancora edifici quasi tutti senza tetto e con tanta vegetazione dentro. In alcune pareti sopravvissute ai crolli la splendida immagine di finestre oltre le quali lo sguardo può proseguire verso l’aperta valle del Santerno.
Un luogo da visitare il borgo di Castiglioncello per vivere forti sensazioni immersi tra natura e storia.
Al termine del centro abitato di Moraduccio, sulla destra poco visibile troviamo uno stradello asfaltato che scende fino al greto del fiume Santerno.
Si arriva poi ad un parcheggio in cui è possibile lasciare l'auto e proseguire a piedi; oppure, per chi possiede un fuoristrada ed un po' di dimestichezza con lo sterrato, è possibile proseguire in auto e salire la mulattiera (il transito veicolare è però interdetto in certi periodi dell'anno).
Da notare a valle del ponte la bella cascata del Rio dei Briganti, meta ideale per un pic-nic domenicale in riva al fiume.
Si prosegue quindi in salita lungo una strada sterrata, a volte più simile ad una mulattiera ma sempre ben agibile; attenzione comunque al meteo: meglio non trovarsi da queste parti durante un temporale.
Il castello era un villaggio tutto circondato da mura, ubicato sull’antico tracciato della Montanara, in posizione difendibile in cima ad un cocuzzolo, era disposto attorno all’asse principale della strada.
L’ingresso è rivolto a nord, ricavato alla base di una torre di ronda e munito di due feritoie, ancora ben visibili. Oltre il paese nell’estremità meridionale sorge il piccolo cimitero.
Addentrarsi all'interno delle antiche abitazioni semicrollate è un azzardo da sconsigliare, ma una "sbirciatina" dall'esterno può regalare forti emozioni.
E che dire della vecchia chiesa dei SS. Giovanni e Paolo che, seppur con qualche "aiuto", ancora regge al tempo ed alle intemperie...
Partenza: da Bologna
Difficoltà del percorso: *
Tempo di percorrenza: circa 50 minuti in macchina fino a Moraduccio e 30 minuti a piedi fino a Castiglioncello
Lunghezza del percorso: 40 km fino a Moraduccio 1 km fino a Castiglioncello
Dislivello: 357 m slm
Periodo consigliato: tutto l'anno. Da evitare dopo o durante giornate di pioggia o neve
Aspetti da segnalare: storico, paesaggistico, naturalistico
Consigli pratici: evitare di entrare dentro ai ruderi per il pericolo di crollo
Per ulteriori informazioni/For further information: http://www.bolognaplanet.it/fuoriportarticolo.asp?ID=11
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